Parla la famiglia della 22enne vittima di femminicidio, un anno fa a Messina
“Vi scriviamo con le mani che tremano e il cuore a pezzi, perché il dolore ha devastato la nostra esistenza. Siamo la famiglia di Sara Campanella, e oggi il nostro grido si unisce al vostro in un abbraccio disperato”. Comincia così la lettera dei Campanella hanno inviato alla famiglia di Daniela Zinnanti. Due famiglie precipitate nello stesso buco nero di dolore provocato dal femminicidio.
“In questo buio infinito, vogliamo ricordare anche Lorena Quaranta, un’altra figlia strappata alla vita da una violenza che non trova giustificazione alcuna”, scrivono i genito della ventiduenne Sara Campanella, uccisa il 7 aprile 2025 all’esterno del Policlinico di Messina dal collega universitario Stefano Argentino.
”Per noi, la vita è finita il giorno in cui Sara ci è stata portata via. Non è rimasto nulla, se non un’esistenza distrutta e il vuoto incolmabile di una stanza rimasta vuota. Ogni giorno sopravviviamo a un tormento che non dà tregua: il pensiero della sofferenza che la nostra Sara ha dovuto subire, della crudeltà di chi non ha accettato il suo “no”, ci perseguita in ogni istante. È un male che non si può accettare, una ferita che non rimarginerà mai perché non esiste pace quando sai che tua figlia ha conosciuto l’orrore. Non si può vivere senza il tuo sangue, è un dolore viscerale”.
Serve prevenzione al femminicidio
Siamo ancora immersi in una società che, purtroppo, non conosce il vero rispetto per le donne e che continua a fallire nel proteggerle. Bisogna fare prevenzione vera, e questa deve partire innanzitutto dai genitori: sono loro che devono, sin da quando i figli sono piccoli, abituarli ad accettare un “no”, a comprendere che l’amore non è possesso e a rispettare profondamente le donne. È così che si crescono maschi veri, uomini che non diventano carnefici.
Un dolore senza fine
Come pure, non vogliamo più sentire parlare di sconti o di percorsi di riabilitazione per questi assassini: per chi distrugge vite con questa ferocia serve una giustizia che non lasci scampo. Serve l’ergastolo ostativo a vita, senza benefici, senza sconti, perché il loro fine pena non arriverà mai, esattamente come non finirà mai il nostro ergastolo di dolore. Sara, Lorena e Daniela sono state condannate da uomini che credevano di possederle, e noi siamo stati condannati insieme a loro a una vita di sola disperazione. Vi siamo vicini. Ci stringiamo con forza alla città di Messina, ancora una volta ferita nel profondo e costretta a sopportare tragedie strazianti. Con tutto il nostro dolore e la nostra vicinanza,
