Scagionati i medici del Papardo accusati del "mancato parto cesareo", da valutare invece la responsabilità di un'infermiera
Messina – Sono stati pienamente scagionati dalle accuse i due medici coinvolti nel caso di Giovannino Cucinotta, il neonato che si è spento al Papardo ad appena 5 giorni dalla nascita, nel 2017.
Scagionati i medici del Papardo
La giudice del Tribunale di Messina Monica Marino, alla fine del processo che attraverso testimonianze e perizie medico legali ha vagliato l’operato dei camici bianchi, ha assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” il ginecologo Silvestro Arbuse e la dottoressa Anna Maria Pullia. Il ginecologo di fiducia della partoriente e la responsabile dell’equipe ospedaliera presente al momento del parto, difesi dagli avvocati Antonio Amata e Aurora Notarianni, erano finiti sotto la lente della magistratura insieme ad altri indagati, inizialmente cinque medici, poi il rinvio a giudizio era stato disposto soltanto per loro due.
Da valutare ruolo dell’infermiera
Adesso è stato accertato che non hanno avuto responsabilità nella morte del piccolo ed il Tribunale ha invece mandato gli atti alla Procura per la posizione di un’infermiera, per vagliare il suo ruolo.
Il processo seguiva la denuncia dei genitori di Giovannino, nato di quasi cinque chili e morto, secondo i medici legali della Procura, per un’ischemia dovuta ad un’ipoissemia fetale, una carenza d’ossigeno in fase di parto cioè. In particolare secondo i Cucinotta, assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro e Carmelo Mobilia, i medici avrebbero dovuto portare la donna verso il parto cesareo.
