Il tifoso Pinizzotto: "Anche da lontano, Messina sempre nel cuore"

Il tifoso Pinizzotto: “Anche da lontano, Messina sempre nel cuore”

Domenico Abbriano

Il tifoso Pinizzotto: “Anche da lontano, Messina sempre nel cuore”

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martedì 28 Maggio 2024 - 20:41

Storie di tifosi - Partito da Messina da giovane, è diventato un manager di successo. L'amore per città e squadra una costante

MESSINA – Tanto tempo lontano da Messina ma la città e la sua gente hanno sempre avuto un posto di riguardo nella storia di Salvatore Pinizzotto. Partito molto presto, negli anni a seguire non ha avuto molte occasioni per tornare in Sicilia. La sua vita professionale, nel frattempo, ha imboccato la strada giusta, cogliendo le meritate soddisfazioni e facendosi sempre più densa di sacrifici e attività di responsabilità da condurre in prima persona. Si è allontanato dall’Italia, diventando un manager di successo, senza mai rinunciare ai suoi ricordi d’infanzia, alle emozioni provate ogni qualvolta ripensava ai profumi dello Stretto e al pubblico del “Giovanni Celeste”.

Pensando all’ennesima estate che aspetta il Messina ha qualche consiglio da dare all’attuale proprietà: “Il presidente sbaglia nel suo modo di comunicare, soprattutto le tempistiche. Alcune situazioni vanno seguite costantemente e serve maggior chiarezza. Adesso è il momento di concentrarsi su un progetto da portare avanti”. Salvatore, che per motivi logistici è spesso mancato dal campo, ai tifosi chiede di sostenere sempre la squadra: “C’è chi non va a vedere le partite dal vivo per seguire la Serie A, per me non esiste dicotomia. In qualunque campionato giochi la squadra se sei tifoso del Messina, lo segui”. Sulla squadra del prossimo anno non ha dubbi: “Modica lo terrei, cambiare comporterebbe dei rischi”. Sui calciatori passati in riva allo Stretto: “Ne abbiamo avuti di incredibili tecnicamente, ma la differenza la fa la testa”.

L’infanzia con i colori giallorossi

“Mio papà, Giovanni era medico pneumologo – ricorda Salvatore, visibilmente emozionato – ma amava anche il mondo dello sport; tennis, vela, calcio, in generale tutte le discipline, tanto da specializzarsi anche in medicina sportiva. All’inizio degli anni ’70, i vertici dell’Acr Messina gli chiesero se fosse interessato a ricoprire il ruolo di medico sociale. Figurarsi, non se lo fece dire due volte. Chiaramente, questo impegno comportava tutta una serie di attività: ritiro estivo, seguire la squadra allo stadio, viverla dall’interno. Per mio papà ma soprattutto per un ragazzino come me – all’epoca avevo sette/otto anni – era tutto molto eccitante; conoscere giocatori di C provenienti da squadre blasonate, rappresentava già motivo di grande felicità. Tra l’altro, stare a contatto con la squadra creava una sorta di simbiosi che mi sono trascinato dietro anche quando, per motivi di lavoro, ho deciso di andare via. Il Messina l’ho sempre seguito con i mezzi che allora erano a disposizione, ancor di più con quelli tecnologici degli anni successivi. Anche a Singapore, mi alzavo nella notte per vedere le partite. La passione per i colori giallorossi è stata la costante che mi ha accompagnato negli anni”.

Acr Messina anni '70
Giovanni Pinizzotto (a sinistra), papà di Salvatore, in una foto degli anni ’70. E’ stato medico sociale dell’Acr Messina

Il tifo per il Messina senza divisioni

E’ mancato a Salvatore il poter frequentare lo stadio. Chi, invece, avrebbe la possibilità, spesso si astiene: “Oggi c’è dibattito intorno a coloro che dicono di non andare a vedere le partite dal vivo perché sostengono di seguire le partite di serie A. Ho sempre seguito anche la Juventus e questa storia che una squadra escluda l’altra non la condivido. L’Acr Messina è la squadra della città in cui sono nato, cresciuto, dove ho studiato ma ciò non fa venir meno che possa essere simpatizzante per un’altra. Non vedo questa dicotomia per cui se segui la Juve non puoi essere tifoso del Messina e viceversa. Sentimentalmente, sono situazioni differenti. Oggi, tra l’altro, guardare la serie A mi ha stancato, visto che il business governa tutto, e seguo solo il Messina”.

Eppure, guardando ai risultati degli ultimi anni, sarebbe più semplice fare altre scelte: “Ma neppure prima non è che si andasse a giocare in chissà quali stadi. Si faceva la serie C2 con squadre e in campi pazzeschi. Tranne qualche breve parentesi, la realtà è sempre stata questa. Non dobbiamo meravigliarci perché oggi ci confrontiamo con contesti che consideriamo poca cosa. Sostanzialmente, eccezion fatta per i pochi anni di A e B, questi sono sempre stati i campionati del Messina. E, in ogni caso, non può essere questa la determinante; in qualunque campionato giochi la squadra, se sei tifoso del Messina, lo segui. Punto”.

A Messina magari si fa solo più difficoltà, quando i risultati non arrivano; in altre città come Catania, ad esempio, non accade così in modo eclatante: “Secondo me, a Messina c’è più divisione tra le varie componenti che dovrebbero stare intorno alla società e che viaggiano per i fatti loro. Bisogna anche dire che la stessa società, comunque, non fa moltissimo per tenersi vicine le simpatie altrui. Inoltre, siamo pieni di polemiche abbastanza inutili. Probabilmente, altrove non succede e si persegue un’unità di intenti per cercare di portare la squadra a combattere per obiettivi diversi da quelli di una pura salvezza”.

I consigli a Sciotto

E a proposito di polemiche, tante di queste spesso hanno riguardato il presidente Pietro Sciotto: “Secondo me, il presidente sbaglia nel suo modo di comunicare, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche. Poi, non capisco bene come operi la società. Quest’anno c’erano tante figure dirigenziali che si sarebbero dovute occupare delle varie problematiche. Penso alla questione del campo; Modica ha pensato bene di sollevare una questione comunque esistente già da anni. Voglio provare ad interpretare le sue parole. Credo che lui volesse evidenziare come, nel tempo, si sia fatto poco o nulla per rimediare al problema del campo di allenamento. C’era un direttore operativo e mi chiedo quale fosse il suo compito. Non è polemica, vorrei solo capire se è stato incaricato di risolvere il problema. Probabilmente, in pochi mesi, sarebbe stata comunque impresa proibitiva. Voglio dire che ci sono situazioni che devi seguire costantemente durante l’anno e sulle quali servirebbe maggiore chiarezza. Non puoi pensare di azzerare tutto alla fine del campionato per ripartire nuovamente agli esordi della nuova stagione. In qualsiasi organizzazione funziona così: se ci sono problemi, cerchi di risolverli durante l’anno con applicazione costante. Ci vorrebbe, chiaramente, un minimo di programmazione. Se si fosse iniziato a farla sette anni fa, forse oggi potremmo aspirare a qualcosa di più del vivacchiare in serie C”.

Forse, bisognerebbe vivere la realtà Messina calcio con minor impulsività e maggiore lucidità: “Ora è troppo tempo che Sciotto occupa la presidenza. In questo lungo periodo si poteva sviluppare qualcosa di meglio; sette anni sono tanti. Questo discorso vale sia che si voglia tenere la squadra o passare la mano; quando crei, dai valore a ciò che fai. Sarebbe più facile trovare un acquirente. Se non crei valori all’interno della società, diventa difficile trovare qualcuno interessato. Ha peccato da questo punto di vista; poteva fare di più rispetto alle risorse economiche impegnate, alzando magari pian piano l’asticella”. Magari anche cambiando meno: “Si, decisamente. Quest’anno ha fatto bene, ad esempio, a tenere Modica durante la stagione e in un periodo nero. Personalmente, non sono molto favorevole a licenziare in corsa gli allenatori. Non è detto che il sostituto risolva le situazioni e, poi, non penso che l’andamento prestazionale dipenda solo dal tecnico; moltissimo è condizionato dai calciatori. Infine, direi che tecnico e direttore sportivo devono essere chiamati a rispondere del loro operato e l’esonero non è il modo migliore per farlo. Se li cacci, chi è il responsabile di quanto successo? Nessuno”.

Le estati del Messina Calcio sono state sempre particolarmente turbolente; anche quest’anno pare che gli interpreti siano gli stessi degli ultimi anni. Si spera in un’interpretazione differente: “Interpreti imprevedibili o quasi. Mi auguro un’estate diversa con una squadra costruita nei tempi giusti. Se fossi Sciotto eviterei di cercare acquirenti, concentrandomi su un progetto calcistico da portare avanti. Se si vuole ancora Modica, bisognerà definire in fretta l’accordo; direi, adesso. Il presidente dovrebbe sentire molte meno persone e ascoltare di più se stesso; dopo tutti questi anni, dovrebbe aver capito come funziona. Servono persone da inserire di cui si fida ciecamente e che ne capiscano un pò di calcio”.

Trovare le persone giuste per il Messina

Ci sono personaggi del passato calcistico messinese che idealmente Salvatore vorrebbe ritrovarsi all’interno della società: “Senza scomodare i soliti nomi, penso a Bruno Bolchi, un uomo di calcio capace di gestire senza fenomeni, producendo un calcio efficace. Il problema è quello di trovare persone distinte e competenti. Se poi pensiamo ai presidenti, non è che i precedenti fossero fulmini di guerra. Serve solo un pò di furbizia canalizzata in modo opportuno, rintracciando competenze e onestà”.

Ci si chiede se sia più semplice che Sciotto trovi le persone giuste o, viceversa, che le persone giuste trovino Sciotto: “Molto dipenderà da Sciotto – conclude Salvatore Pinizzotto. Ormai dovrebbe conoscere un ampio ventaglio di addetti ai lavori. Non dovrebbe essere così complicato stare alla larga dai soliti noti e avvicinare chi potrebbe concretamente contribuire ad una crescita societaria. Il business è, in qualsiasi settore, un discorso anzitutto di relazioni. Alla fine, sono quelle che contano. Se si è capaci di stabilire relazioni valide con persone altrettanto valide, il risultato si porta a casa. Se questa capacità manca, tutto diventa difficile. Credo che Sciotto, essendo un imprenditore, certe caratteristiche le abbia. Deve solo trasferirle dal settore auto al calcio. Anzitutto, però, deve cercare di cogliere nel profondo le sue intenzioni. Se si vuol tenere la quadra nel professionismo basilare, va bene ciò che sta facendo; diversamente, se ci sono altre ambizioni, occorrerà fare un salto di qualità. In alcuni momenti topici della scorsa stagione, la squadra è venuta clamorosamente a mancare. Bisognerebbe partire dal cercare il perché. Se giochi un solo tempo con il Foggia in casa, io presidente cercherei di capire cosa non ha funzionato. In queste circostanze, i calciatori dovrebbero avere motivazioni extra; se non le riescono a tirar fuori, un motivo ci sarà. Questa squadra poteva giocarsela con chiunque; con il Foggia – partita chiave – lo ha fatto solo un tempo. I professionisti dovrebbero dare l’anima per l’intero arco della gara”.

Da tifoso le sue scelte per il campo

Immagino che Salvatore confermerebbe Modica: “Ci sono allenatori che, in certi contesti, funzionano meglio di altri. Un tecnico come Auteri con un gruppo esclusivamente di giovani da crescere, sostanzialmente l’idea con cui è stato ingaggiato a Messina, probabilmente non funziona. Va a Benevento, dove si trova calciatori già affermati, e gira tutto per il verso giusto. A quel punto non saprei a chi attribuire il merito; se ad Auteri o agli atleti che, con Auteri, danno il meglio. Detto questo, Modica lo terrei. Quest’anno, tra alti e bassi, ha lanciato diversi giovani. Poi, chiaramente, ci sono aspetti che non hanno funzionato ma anche questo fa parte del gioco. Avrei voluto vedere di più Zona; finalmente un esterno sinistro basso in rosa, praticamente mai impiegato. In definitiva, andare a scegliere un altro tecnico, in questo momento comporterebbe dei rischi. Prenderne un altro significherebbe cambiare anche direttore sportivo che si porterebbe dietro altri calciatori”.

La differenza di categoria, forse, non la fa solo la qualità: “Certamente, anche la testa che ci metti. A Messina abbiamo avuto calciatori incredibili che avrebbero potuto giocare in serie superiori ma che si sono fermati in C; tecnicamente fenomeni, mentalmente no. Emmausso, ad esempio, si vede che ha grandi qualità, ma non può viaggiare a corrente alternata; e, nonostante tutto, ha fatti tanti goal e pure belli. Peccato, un calciatore che potrebbe dare molto di più; delizioso e vivace, direi”. Aspettiamo il tempo della maturità di ciascuno. Non ci resta altro da fare se non attendere ed una serie C da difendere.

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