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Isgrò: “La Stu Tirone occasione per il rilancio urbanistico della città”

Isgrò: “La Stu Tirone occasione per il rilancio urbanistico della città”

sabato 01 Ottobre 2016 - 22:05

L'ex assessore della giunta Buzzanca indica le sue dieci proposte, condivise coi membri del Partito dei Popolari per l'Italia, per "salvare" la Società di trasformazione urbana

A metà ottobre si discuterà del futuro della Società di trasformazione urbana Tirone. L’ex assessore Pippo Isgrò, insieme a due tecnici e un economista del Partito dei Popolari per l’Italia, ha tracciato una serie di linee guida, possibilmente da valutare da parte dall’Amministrazione Comunale, solo dopo la modifica dello Statuto della Società. Il gruppo di studio ha proposto che la Società di Trasformazione Urbana potrebbe diventare, sciogliendo i lacci e lacciuoli di natura burocratica e politica, il braccio operativo per il rilancio e la valorizzazione del Patrimonio Comunale (oltre 1500 alloggi, terreni e manufatti importanti come l’ex Macello Comunale, l’Autoparco e tanti altri). In conclusione, nel futuro della nostra città, “non c’è alternativa al partenariato pubblico – privato e all’intercettazione dei finanziamenti europei. Per la rigenerazione urbana, l’azione solitaria della pubblica amministrazione non è produttiva né sufficiente e, per questo, istigare l’opinione pubblica contro il mondo profit, è autolesionista per chi opera nelle istituzioni”.

L’ex assessore Isgrò e i Popolari per l’Italia hanno redatto dieci proposte:

1. Costituire un tavolo tecnico di supporto con i presidenti degli Ordini Professionali cointeressati allo sviluppo del territorio, per ascoltare le loro proposte e valutarne i vantaggi per l’amministrazione

2. La Stu, prima di qualsiasi scelta, deve attuare le modifiche relative alle prescrizioni imposte dal Comitato di Vigilanza sui Lavori Pubblici che dal 2014 è stato accorpato all’ Autorità Nazionale Anticorruzione (Anarc) .

3. Valutare positivamente la cessione a titolo sperimentale alla Stu di un immobile comunale, per la sua ristrutturazione, valorizzazione e la successiva vendita o utilizzo del manufatto per uffici o allocare attività di pubblica utilità, riducendo così il costo dei fitti passivi.

4. Se entro il 18 ottobre l’amministrazione attiva e il Consiglio comunale avranno la lungimiranza di mantenere in vita la Stu, si potrebbe rilanciare un progetto fortemente competitivo e cioè che il Comune di Messina la consideri un’azienda mista con maggioranza pubblica, che dovrà produrre utili valorizzando l’intero patrimonio comunale che gli è stato affidato, per creare occupazione, sviluppo e rilanciare l’economia e non mantenere un carrozzone politico che produce solo debiti.

5. Definire una volta per tutte il rapporto con l’Iacp che potrebbe diventare, avendo l’esperienza costruttiva e gestionale, un buon partner della Società d’Ambito

6. Se invece l’amministrazione attiva deciderà di chiudere la Stu sarà persa l’ultima occasione per il rilancio urbanistico della nostra città.

7. Nel Consiglio di amministrazione della Stu sono incompatibili fino al quarto grado parentale, per ottenere incarichi professionali e/o affidamenti di vario genere di competenza, della Società di Trasformazione Urbana.

8. Le imprese che avranno intenzione di partecipare al bando di evidenza pubblica per diventare soci privati della Stu, dovranno essere iscritti all’albo prefettizio della propria provincia, per essere inseriti nella “White List”. L’iscrizione deve soddisfare i requisiti per l’informazione antimafia e per l’esercizio della relativa attività.

9. La Stu può ancora essere salvata, e non perché rischia una causa milionaria, che pagheremmo noi cittadini, ma perché può essere un modello da applicare nella nostra città, per rigenerare le aree degradate che sono tante e per le quali le risorse pubbliche non sono sufficienti e soprattutto, perché dopo la realizzazioni di investimenti, la pubblica amministrazione non è in grado di gestirle.

10. L’invito a sindaco e giunta è quello di ponderare le scelte senza essere superficiali nelle valutazioni e prevenuti nelle decisioni, perché la città non è Patrimonio di chi vince un’elezione ma degli abitanti.

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