Gianrico Carofiglio a Messina, tra un brindisi e un autografo al suo ultimo libro - Tempostretto

Gianrico Carofiglio a Messina, tra un brindisi e un autografo al suo ultimo libro

Claudio Staiti

Gianrico Carofiglio a Messina, tra un brindisi e un autografo al suo ultimo libro

venerdì 23 Marzo 2012 - 17:25

Lo scrittore e senatore barese si è intrattenuto con i suoi lettori nello storico ritrovo messinese Billè

Lo scrittore, magistrato, e, dal 2008, senatore tra le fila del PD, Gianrico Carofiglio ha incontrato i lettori messinesi al ritrovo Billè – un evento creato in collaborazione con la libreria Bonanzinga – e in tale occasione Tempostretto.it l'ha intervistato.

In una recente intervista ha dichiarato che non si sarebbe mai aspettato di diventare magistrato e poi politico. Il suo sogno era quello di fare lo scrittore. A che età ha iniziato a sognare di scrivere per professione?

Più o meno a otto anni. Tutto è cominciato con la prima vera lettura della mia vita, intendo di un romanzo per adulti, cioè con “Zanna Bianca”. Fui così affascinato da quello che si poteva fare con questi segnetti, tanto che scrissi il mio primo racconto e da lì, alternando momenti di entusiasmo e di repressione, sono giunto alla soglia dei quaranta quando ho ripreso quest’attiva in modo più serio…

Due dei suoi tanti libri di successo, “L’arte del dubbio” (Sellerio, 2007) e “La manomissione delle parole” (Rizzoli, 2010), si sono prestati bene anche ad adattamenti teatrali…

Sì, questi due libri appartengono ad un filone saggistico che io curo analogamente a quello dei romanzi, quello narrativo. Mi piace l’idea di poter anche fare delle riflessioni meno legate ad una storia e più legate all’attualità e agli spunti che essa ci fornisce ogni giorno. Credo che sia un completamento per uno scrittore, fare tutte due le cose… Nel primo caso il libro è servito da punto di partenza per lo spettacolo che ha messo in scena Stefano Massini con gli attori Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani. Nel secondo caso, ci sarà uno spettacolo che sto scrivendo io….

Perché consiglierebbe questo suo ultimo romanzo?

Perché è bellissimo… (ride) No, probabilmente perché, e non accade sempre, persone diversissime possono trovare un’opportunità di immedesimazione che secondo me è una della cose più importanti della narrativa: il riconoscersi nei personaggi e il vedere il mondo attraverso i loro occhi. Ci sono quattro personaggi e credo che il lettore si potrà trovare agevolmente in qualcuno di questi…

Alla magistratura e alla politica si è rivolto con lo stesso obiettivo: aiutare gli altri?

No, io credo che la motivazione per cui uno si mette a fare qualcosa, anche qualcosa di forte impegno civile è il fatto che gli piace, o che le piace. Se uno non lo ammette a se stesso non è onesto e non fa bene ciò che fa. Io ho scelto di fare il magistrato perché mi piaceva il lavoro investigativo, poi, l’idea che puoi giovare agli altri conforta, però va assieme alla gratificazione personale. Io credo che bisogna diffidare da coloro i quali dicono di voler fare qualcosa solo per aiutare gli altri.

Si registra, in questi ultimi anni, una forte impopolarità della politica e, da parte di larghi strati dell’opinione pubblica, anche giovanile, una grande indifferenza, tanto che, dicono i sondaggi, c’è una buona quota di elettori che non esprimerebbe alcun giudizio alle prossime elezioni…

Sì, questo dovrebbe implicare un’assunzione di responsabilità e una riflessione da parte di chi alla politica ci crede, senza retorica, e che crede che è o dovrebbe essere un’attività nobile. Dico responsabilità perché è compito della politica recuperare una fiducia, un impegno civile che molti, penso in particolare il mondo giovanile, ha perso per molte ragioni, in primo luogo l’inaffidabilità dell’attuale classe dirigente.

Lei è scrittore, magistrato, politico. E’ riuscito a fare tre mestieri diversi e tutti e tre bene. Cosa si sente di dire a quei giovani che vogliono svolgere anche solo una tra quelle tre professioni e che invece non ci riescono?

Mi sento di raccontare un piccolo apologo inventato da un ingegnere aereospaziale tedesco. Lui diceva che «il calabrone per l’elevato peso corporeo e per la ridotta apertura alare non potrebbe volare, ma lui non lo sa e vola». (CLAUDIO STAITI)

Gianrico Carofiglio (Bari 1961), magistrato e scrittore (parlamentare dal 2008), dopo numerose pubblicazioni giuridiche e di settore esordisce nel 2002 nella narrativa con “Testimone inconsapevole”, pubblicato da Sellerio, oggi alla cinquantottesima edizione. Il romanzo, che introduce il personaggio dell'avvocato Guido Guerrieri, incontra l'immediato favore dei lettori e dei critici . Sempre con protagonista Guerrieri, da Sellerio seguono nel 2003 “Ad occhi chiusi”, e nel 2006 “Ragionevoli dubbi. Nel 2004 Rizzoli pubblica il romanzo “Il passato è una terra straniera”. Nel 2007 escE da Sellerio il saggio “L'arte del dubbio”. Laterza pubblica “Né qui né altrove”, primo romanzo nella storia della casa editrice, in testa per mesi alle classifiche di vendita. Nel gennaio 2010 torna l'avvocato Guerrieri nel nuovo romanzo “Le perfezioni provvisorie”, l'editore è Sellerio. A maggio Rizzoli pubblica “Non esiste saggezza”. A ottobre, sempre per Rizzoli, esce “La manomissione delle parole”, una riflessione sul potere della lingua e sulle lingue del potere e della sopraffazione, attraverso l'analisi di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta. Sette edizioni, con una tiratura di oltre 160.000 copie. Nel mese di ottobre 2011 è uscito per Rizzoli l'atteso romanzo “Il silenzio dell'onda”. Con una narrazione serrata e struggente sui padri e i figli, la mancanza e le assenze e la fragilità degli uomini, Gianrico Carofiglio regala ai lettori un nuovo, indimenticabile personaggio. I libri di Gianrico Carofiglio, che superano in Italia i quattro milioni di copie vendute, sono tradotti o in via di traduzione in ventiquattro lingue e pubblicati o in via di pubblicazione in oltre 130 paesi.

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