Qualcuno però ha parlato. Quale sarà il prossimo passaggio dell'indagine sugli affari dei Guerrini tra coca, lusso e pistole
Messina – Sono durati poco gli interrogati delle 15 persone arrestate dalla Polizia nel blitz anti droga al villaggio Cep. Quasi tutti infatti hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice che ha autorizzato l’arresto, tacendo all’interrogatorio di garanzia. Nessuna istanza è arrivata dagli avvocati impegnati nelle difese, ovvero Nino Cacia, Cinzia Panebianco, Giuseppe Bonavita e Salvatore Silvestro. Il primo confronto col giudice si chiude quindi con un nulla di fatto e adesso i legali valutano se fare ricorso al Tribunale della Libertà.
Arrestati ed indagati, che rapporto c’era tra pusher e trafficanti
Intanto gli accertamenti della Squadra Mobile sulla rete di pusher gestita dai Guerrini va avanti e passerà al vaglio anche l’effettivo coinvolgimento nello spaccio da parte degli altri 11 indagati a piede libero. Nel frattempo uno di loro, il venticinquenne Vincenzo Delia, è stato arrestato perché durante la perquisizione a casa sua è saltato fuori poco più di un etto tra marijuana, hashish, cocaina e crack. Il ragazzo, difeso dall’avvocato Ignazio Panebianco, è ai domiciliari in attesa del processo.
L’indagine della Polizia, partita nel 2022 dopo che gli agenti hanno intercettato un grosso rifornimento di cocaina da parte di un corriere catanese.
L’inchiesta
Le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e gli appostamenti hanno permesso agli agenti di ricostruire i contatti del corriere ed individuare il gruppo di Guerrini come ancora operativo al Cep, dove avevano la base nella sala giochi di famiglia. A gestire il magazzino di stoccaggio dello stupefacente erano invece i familiari di un noto ex pentito di zona. Nelle conversazioni ascoltate di nascosto, gli investigatori hanno scoperto che i trafficanti potevano contare su grosse disponibilità, che spendevano in monili d’oro come in armi, passando per le auto di lusso affittate per i compleanni dei familiari. E potevano continuare a trafficare anche da dietro le sbarre, avendo la possibilità di tenere e usare cellulari in carcere.
