La Felicità – In una Catania in trasformazione tre “piccole donne” armeggiano intorno al proprio futuro - Tempostretto

La Felicità – In una Catania in trasformazione tre “piccole donne” armeggiano intorno al proprio futuro

Tosi Siragusa

La Felicità – In una Catania in trasformazione tre “piccole donne” armeggiano intorno al proprio futuro

giovedì 11 Luglio 2019 - 09:15
La Felicità – In una Catania in trasformazione tre “piccole donne” armeggiano intorno al proprio futuro

Si propone di bissare le due precedenti stagioni, questa terza edizione de “Il Cortile- Teatro Festival”, con la direzione artistica di Roberto Zorn Bonaventura, ormai presenza consolidata, che continua a dare lustro alla realtà teatrale cittadina. E così, l’incipit ci ha regalato una piece agrodolce, certo socialmente connotata, incentrata in una Catania ancora lontana dai palcoscenici mondiali ove stava già agendo lo spirito sessantottino per spazzare via irrimediabilmente il passato, presentandoci tre donne che vivono invece in una bloccata tradizione passatista. Spettacolo di inaugurazione, questo ,dunque, al femminile, una produzione “Madè” di Catania, con drammaturgia della compagnia stessa. Nicola Alberto Orofino ha diretto una densa rappresentazione, guidando con la consueta sapiente immaginifica estrosità le tre figure, interpretate da Roberta Amato, Giorgia Boscarino e Luana Toscano, che dall’iniziale totale immersione in un universo maschilista, avranno una trasformazione (o quanto meno una certa presa di coscienza della propria esistenza limitata) lenta ma inesorabile, fino a giungere, in tempi e misure diverse, alla scoperta degli inganni auto-propinatesi. Da donne – femmine( che respirano l’aria stantia, poi spazzata via dalla rivoluzione, in quella Catania che vorrebbe essere la Milano del Sud e ne coltiva in nuce l’essenza, crescendo sotto il profilo industriale e moltiplicando i propri cantieri) le vediamo travolte dall’inevitabile mutamento che, mano a mano, sta attraversando in ogni gaglio anche l’Italia tutta. Le aspettative di felicità dei tre personaggi femminili catanesi sono incentrate su diversi aspetti,con comune retaggio: la prima donna, la zia Maria, ormai anziana, è una zitella bacchettona, bigotta e maschilista, e (solo apparentemente) felice di essere così, ed ha sublimato il desiderio frustrato di una vita coniugale con figli nella cura ossessiva del nipote, fino ad un suo inutile annientamento; la seconda è coniugata con un uomo sempre assente per lavoro, ma che la riempie di elettrodomestici e di ogni attenzione materiale, compresa la cabina estiva, e, in quella dorata prigione, finge di essere felice ,snocciolando a profusione riferimenti alla nascente pubblicità di prodotti per le regine della casa; l’ultima protagonista è sposata ad un imprenditore – il nipote di Maria – sempre fuori ed è però -per fortuna- impregnata delle nuove idee intorno ai collettivi femministi che, come ha letto nelle riviste, sono luoghi di confronto al femminile, e desidera per questo trovare la felicità fuori da quella gabbia, con una sua indipendenza anche economica …. ritenendo che, se si può affermare che non si sia saputo tenere il consorte, è anche vero il reciproco, ed in questa asserzione sta la sua liberazione, che, ci piace pensare, sarà contagiosa per le altre. Litanie a tre voci su detti popolari sui mesi dell’anno hanno inframezzato,unitamente a note canzoni italiane d’epoca,le recitazioni ben costruite,restituendoci,anche attraverso costumi e trucco e parrucco consoni,uno spaccato su un mondo morente. Un buon aperitivo ha preceduto lo spettacolo tenutosi all’interno del settecentesco palazzo Calapai-D’Alcontres, nel cortile che dà la denominazione alla rassegna: secondo la formula ormai consolidata il ristorante “A Cucchiara” di Giuseppe Gianboi, ha poi approntato una cena ben presentata e con piatti saporiti e allettanti. La magia del teatro, insomma, in abbinamento con sapori intensi, basati su materie prime di qualità, si è rilevato binomio una volta di più vincente, con evidente gradimento del numeroso pubblico presente. La bella e intensa mostra fotografica “Nimjat. Il nulla è il muro invalicabile” di Alessandro Mancuso ha poi costituito un valore aggiunto del felice esperimento, con esposizione all’interno dell’esercizio commerciale di un reportage di spessore sulla Mauritania.

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