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La lezione dell’Australia in fiamme: è l’ora di cambiare

Chiara Cenini

La lezione dell’Australia in fiamme: è l’ora di cambiare

lunedì 13 Gennaio 2020 - 07:37
La lezione dell’Australia in fiamme: è l’ora di cambiare

La catastrofe che si sta verificando in Australia ha un solo colpevole: l'uomo

Hemingway diceva “La terra è un bel posto e vale la pena lottare sempre per essa”. Aveva ragione ma oggi pochi uomini sono in grado di capire quanto a rischio sia il benessere di tutto il mondo e quanto possa essere vicina la fine del genere umano.

L’Australia brucia

Proprio in questi giorni si sta consumando sotto gli occhi di tutti la catastrofe che sta facendo bruciare l’Australia, 6 milioni di ettari in fiamme, 24 persone morte e 500 milioni di animali bruciati da un fuoco incontenibile. Il cielo si è tinto di rosso e una parte del mondo ha smesso di respirare, Sidney brucia, immagini di canguri e koala carbonizzati sconvolgono.

Danni incalcolabili

Sembra che le conseguenze del surriscaldamento globale stiano mostrando il conto all’uomo, troppe volte distratto ed irresponsabile che di decenni in decenni ha sempre di più fatto scempio a discapito dell’ambiente. Una fine annunciata che però sembra che nessuno voglia vedere. I danni stimati per il disastro degli incendi australiani ammontano a 1,8miliardi di dollari andati in fumo solo nella città di Sidney, una catastrofe di proporzioni mai viste.

La responsabilità è dell’uomo

Di chi è la colpa? È accertato, nonostante i molti negazionisti, che a causare l’ondata di incendi siano state le alterate condizioni metereologiche degli ultimi anni, le alte temperature, elevatissime per alcuni periodi dell’anno come l’inverno, le siccità preoccupanti che da più di 3 anni affliggono la terra che soffre per mancanza di pioggia e la velocità dei venti che soffiano sempre più spesso superando i 100 km orari. La colpa è solo e unicamente dell’uomo e per quanto si voglia negare, la cruda realtà è solamente questa. Guardiamo all’Australia, alla morte delle mamme koala ai cuccioli dispersi, alla disperazione dei canguri che cercano un varco tra le fiamme per portare in salvo i piccoli “accucciati” nelle tasche materne, ai tanti animali i cui corpi carbonizzati vanno ad assommarsi ogni giorni ad una terribile lista di morte.

20 mila cammelli australiani rischiano di essere abbattuti perché consumano troppa acqua, il wwf ha già dichiarato guerra ai cecchini che dovranno abbattere i dromedari dagli elicotteri,pensiamo ai vigili del fuoco che incessantemente lottano da settembre per dare un attimo di sollievo alla terra, alle tante persone che in questi mesi hanno perso la propria vita in questa inspegnibile apocalisse e poi….pensiamo all’estinzione del tutto attorno a noi.

E’ l’ora di cambiare

E se un giorno non troppo Lontano tutto questo capitasse a noi, e se a bruciare fossero gli Appennini, o le nostre vicine montagne, se fosse la nostra Sicilia a ardere, se fosse la furia dell’Etna a non contenersi più, o se fosse l’acqua a Venezia e non fermare la sua crescita…… E tutto fosse inghiottito da tutto per l’ingorda voglia dell’uomo di giocare a essere Dio? Oggi è il momento di cambiare perché il conto alla rovescia è ormai innescato, per salvare la terra e le sue specie viventi e sopratutto per salvare noi stessi….. Perché forse abbiamo giocato troppo alla conquista del mondo, ma non abbiamo capito che lo stiamo piano piano “uccidendo”. Perché quando un pianeta rischia tutti i giorni di scomparire, quando la anormalita’ diventa normalita’, quando i ghiacciai vanno riducendo il proprio volune di anno in anno, quando gli orsi polari, animali carnivori, sono costretti per sopravvivere a mangiare alghe e le foche non riescono più a riprodursi e rischiano ogni giorno l’estinzione, possiamo essere gli uomini più civilizzati di sempre, i più ricchi, i piu’ evoluti, di tutte le precedenti civiltà… ma risulteremo e unicamente dei perdenti davanti a catastrofi che hanno distrutto e compromesso il perfetto ecosistema che la natura ci aveva regalato e che noi stiamo logorando, distruggendo inconsapevolmente l’uomo stesso.

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2 commenti

  1. Ha scritto un mucchio di sciocchezze.
    La quasi totalità degli incendi in Australia è stata causata o da piromani (30 sono stati arrestati) o da irresponsabili che hanno acceso fuochi senza essere in grado di controllarli (circa 150 sono stati denunciati).
    La restante parte degli incendi è stata causata da incendi.
    L’inquinamento non c’entra nulla.
    L’inquinamento andatelo a contestare ad India e Cina, che, da soli, producono la quasi totalità di scarichi nocivi in atmosfera ed in aria.

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  2. Nell’estate del 1974/1975 le fiamme bruciavano su un’area di circa un milione di chilometri quadrati. Ciò corrisponde a un’area circa 3 volte più grande della Germania. Nel 1975, tuttavia, le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera erano SOTTO i 350 ppm considerati, non sa si sa su quali basi, “sicuri” per il pianeta. Era una superficie pari alla Francia e Spagna combinate insieme, qualcosa che si venne a ripetere anche sul finire dell’ottocento, quindi prima dell’avvio dell’era industriale. Era il 6 febbraio 1851 quando bruciarono circa 5 milioni di ettari nello Stato del Victoria, il più piccolo stato continentale, situato nella zona temperata nel sud-est dell’Australia. Gli incendi del giovedì nero rimangono i più grandi incendi boschivi a Victoria dall’insediamento europeo.
    Leggere la storia dei luoghi e dei fenomeni, più o meno intensi, farebbe incappare chi scrive in errori meno marchiani e fuorvianti. Se vuoi che pubblicate simili notizie ci credete, iniziate a chiudere la Vostra testata online; internet è il più grande produttore di CO2, causa server!

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