La Messina torna in servizio e si ferma subito. Cgil, Orsa e la Rsu scrivono a Toninelli - Tempo Stretto

La Messina torna in servizio e si ferma subito. Cgil, Orsa e la Rsu scrivono a Toninelli

Marco Ipsale

La Messina torna in servizio e si ferma subito. Cgil, Orsa e la Rsu scrivono a Toninelli

mercoledì 13 Febbraio 2019 - 10:03
La Messina torna in servizio e si ferma subito. Cgil, Orsa e la Rsu scrivono a Toninelli

Stamani l’arrivo a Messina Centrale era previsto alle 8.06 ma è avvenuto alle 9.35

La nave Messina è tornata in servizio con solo un motore su due e si è fermata a causa del forte vento. Sono stati immediati i disagi al rientro della nave che era rimasta ferma per lavori.

Così l’Intercity 35567 in arrivo da Roma alle 6.13, con tre minuti di ritardo, non ha trovato la nave Messina e ha dovuto attendere la nave Scilla. L’arrivo a Messina Centrale era previsto alle 8.06 ma è avvenuto alle 9.35.

Le previsioni meteo sono in miglioramento, quindi finalmente già nel corso della giornata il servizio dovrebbe tornare ad essere garantito con entrambe le navi, Messina e Scilla.

“La continuità territoriale nello Stretto di Messina è un diritto costituzionale limitato all’enunciazione – dicono i segretari di Filt Cgil, Giuseppe Ferrito, Orsa Ferrovie, Giuseppe Terranova, e la Rsu dei naviganti, Marcello Puglisi -. Nei fatti il traghettamento dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia è un sistema vetusto quanto disorganizzato, basti pensare che fino a ieri l’unico mezzo disponibile per espletare il servizio essenziale era la nave Scilla costruita nel 1985. La gemella Villa è ferma ai lavori da agosto 2018 e la nuova Messina continua a essere causa di disservizi per i numerosi errori costruttivi che si sono manifestati sin dalla messa in servizio nello Stretto. E’ stata ferma fino a ieri per problemi alle turbine di due propulsori, ennesima sosta per guasti che in una nave di nuova costruzione dovrebbero insinuare più di qualche dubbio, l’attuale avaria è solo l’ultima della lunga sequela di anomalie che hanno tenuto ferma per mesi l’ammiraglia della flotta ferroviaria. Le disfunzioni all’automazione dei propulsori, la rottura delle frizioni, unite alla potenza insufficiente per la tipologia del servizio richiesto, hanno impedito la costante fruizione della nuova unità navale che, quando possibile, riesce a navigare solo grazie alla professionalità dei comandanti e degli equipaggi, costretti ad adattarsi e superare le inefficienze che si presentano con allarmante frequenza. A tutto ciò si aggiunge il paradosso che Rfi avrebbe commissionato una seconda nave gemella del mal riuscito Messina. Vista l’esperienza, logica imporrebbe di apportare fondamentali modifiche, considerato che la nuova unità sarà impiegata in un servizio essenziale e per costruirla si spendono soldi pubblici”.

I sindacati reclamano l’intervento del Ministero dei Trasporti e dei vertici ferroviari “per l’immediato ripristino dei canoni di civiltà nel trasporto ferroviario da e per la Sicilia. In assenza di riscontro risolutivo ci troveremo costretti a rispondere alle richieste di mobilitazione provenienti dal territorio. Il Ministero dei Trasporti e i vertici ferroviari non possono continuare a ignorare la situazione drammatica del trasporto a lunga percorrenza che il fronte sindacale denuncia da anni, se il servizio di traghettamento è vetusto e disorganizzato, la situazione dei treni non è migliore, i ritardi sistematici sono intollerabili, i convogli accumulano ritardo già alla partenza da Milano e i frequenti guasti alle vecchie locomotive E 656 fanno il resto. Treni obsoleti su navi datate, disservizi e ritardi da epoca borbonica, questo è il sistema ferroviario che i Governi hanno riservato ai siciliani, retrocessi a cittadini da serie B. A patirne di più, come sempre, sono le categorie svantaggiate, le persone a mobilità ridotta che non possono permettersi il cambio di mezzi. Tutto sembra organizzato per rendere invivibile il trasporto ferroviario a lunga percorrenza e convincere i siciliani ad accettare la “rottura carico” che prevede di scendere dal treno, attraversare lo Stretto a piedi con i mezzi veloci (destinati all’utenza pendolare) e riprendere il treno nella sponda opposta. Un inaccettabile salto indietro nel tempo, la solita soluzione al risparmio propagandata come modernizzazione del sistema che nei fatti si riduce all’ennesimo taglio delle sovvenzioni per il trasporto ferroviario nel meridione d’Italia, mentre da Roma a Milano si viaggia nella futuristica Freccia Rossa”.

Tag:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta
Tempostretto.it - Quotidiano on line della Città Metropolitana di Messina

Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina

Rosaria Brancato direttore responsabile-coordinatrice di redazione.

Danila La Torrevice coordinatrice di redazione.

info@tempostretto.it

Telefono 090.9018992

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007