Cronaca

La ‘ndrina corrompeva in Africa: 3 arresti

La ‘ndrangheta corrompeva in Africa: tre persone tra le quali una persona nell’orbita del clan Marando di Platì sono state arrestate dagli agenti del Commissariato di Bovalino e della Squadra mobile di Reggio Calabria, con l’ausilio delle Squadre Mobili di Roma e Forlì-Cesena, al termine d’indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Locri . L’operazione posta in essere è denominata “Tutto il mondo è paese”; le manette sono scattate ai polsi di S.C. cl. 61, D.M. cl. 49 e P.G. cl. 47, ritenuti responsabili di corruzione internazionale e di trasferimento fraudolento di valori.
Le indagini venivano avviate nel corso del 2020 dal Commissariato di Bovalino con il Coordinamento della Squadra Mobile di Reggio Calabria e per i profili internazionali dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto le direttive della Procura della Repubblica di Locri. Anche grazie a intercettazioni, sono presto emersi elementi che indicherebbero accordi corruttivi con funzionari della Repubblica della Costa D’Avorio da parte degli indagati.
Si accertava, infatti, che gli indagati avevano costituito nel corso del 2017 due società di diritto ivoriano, rispettivamente una per il commercio e l’estrazione di prodotti minerari e petroliferi e l’altra di import-export (utilizzata per finanziare la prima), in cui il socio occulto era S.C.. Si tratta di un soggetto contiguo alla cosca di ‘ndrangheta dei Marando di Platì (RC), già sottoposto alla misura di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza e di confisca di prevenzione di numerosi beni. Tramite la prima società gli indagati avanzavano al competente ufficio ivoriano una richiesta di autorizzazione per la ricerca e l’estrazione semi-industriale di oro su dei terreni che ricadevano in un Parco Nazionale e che, per tale motivo, non poteva essere rilasciato il necessario parere favorevole. Per ottenerlo gli indagati ponevano in essere un’illecita attività corruttiva.
L’attività investigativa consentiva, infatti, di accertare che, per il rilascio delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente nella Repubblica Ivoriana, gli indagati, in tempi diversi e con il concorso di altri soggetti Ivoriani, corrompevano prima il Direttore Regionale delle Miniere e della Geologia di Yamoussoukro e successivamente il competente Direttore dell’Ufficio Ivoriano dei Parchi e delle Riserve di Yamoussoukro mediante la corresponsione di tangenti, rispettivamente, di sette milioni di Franchi CFA (pari a circa € 10.600,00) e di un milione di Franchi CFA (pari a circa € 1.500,00).
Dall’attività di indagine emergevano, altresì, gravi indizi in ordine alla integrazione del reato di trasferimento fraudolento di valori, avendo riscontrato che le due società ivoriane a fronte della formale intestazione, avevano quale socio occulto e amministratore al pari degli altri soci italiani (odierni indagati) S.C.