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La prima decade di gennaio chiude nelle medie, da segnalare l’assenza di precipitazioni

Daniele Ingemi

La prima decade di gennaio chiude nelle medie, da segnalare l’assenza di precipitazioni

giovedì 16 Gennaio 2020 - 08:20
La prima decade di gennaio chiude nelle medie, da segnalare l’assenza di precipitazioni

Un inizio anno nelle medie climatologiche di gennaio, inizia a sentirsi l'assenza di precipitazioni in uno dei mesi più piovosi

Anche se l’inverno si è preso una lunghissima pausa, dal punto di vista climatico questa prima decade del mese di gennaio ha chiuso perfettamente in linea con le medie del periodo. Merito sia del lungo periodo anticiclonico, che della debole ventilazione e della significativa assenza di importanti ondate di freddo. Difatti, nei primi dieci giorni di gennaio, la media delle temperature massime registrate dalla stazione meteorologica di Messina (gestita dall’Aeronautica Militare) è stata di ben +14,5°C.

Praticamente perfettamente in linea con la media delle temperature massime del mese di gennaio, che per Messina è di +14,4°C. La temperatura più bassa è stata registrata all’alba dello scorso 9 gennaio, quando si registrò una minima di +6,8°C. L’unica vera anomalia da segnalare riguarda l’assenza di piogge significative negli ultimi 15 giorni, in uno dei mesi più piovosi dell’anno.

L’ultimo episodio precipitativo di una certa rilevanza risale alla tarda serata del 22 dicembre 2019, quando la città dello Stretto fu colpita da un intenso temporale grandinigeno.

Lo stretto di Messina visto da Dinnamare (foto dello scorso 31 dicembre 2019)

Da allora, a parte qualche breve piovasco, durante la breve ondata di freddo dello scorso 6 gennaio, non si sono avute più precipitazioni, e ancora non si vedono nel medio-lungo termine. Nel frattempo, se spostiamo la nostra attenzione a ciò che accade in Europa (nelle dinamiche climatiche questo è molto importante), notiamo che l’inverno è stato assente un po’ ovunque, dai Balcani all’est Europa, fino alla Russia.

Ancora non si intravedono grossi segnali di cambiamento, anche se entro la fine del mese qualcosa potrebbe cambiare sullo scacchiere europeo, con un rallentamento delle miti correnti oceaniche. Ciò significa che la differenza di pressione tra la depressione islandese e l’alta pressione delle Azzorre comincerà ad essere meno significativa.

L’indebolimento dei venti occidentali atlantici, generalmente, agevola la formazione di grandi anticicloni, su larga scala, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, favorendo la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda sovente si generano intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin sulla regione artica, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico. Sono proprio queste dinamiche, sopra citate, a produrre le frequenti ondate di freddo che caratterizzano la stagione invernale.

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