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La Valle d’Agrò nella “visione” di Carmelo Duro: un’unica entità sociale

Gianluca Santisi

La Valle d’Agrò nella “visione” di Carmelo Duro: un’unica entità sociale

mercoledì 05 Agosto 2020 - 13:30
La Valle d’Agrò nella “visione” di Carmelo Duro: un’unica entità sociale

Con un convegno a S. Alessio è stato ricordato lo scrittore e giornalista nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni

S. ALESSIO – Carmelo Duro aveva una predilezione per la “sua” S. Alessio ma i suoi articoli, le opere letterarie, l’attività sociale, sindacale e politica hanno sempre guardato all’intera vallata dell’Agrò come un contesto unico. L’argomento è stato sviscerato da ospiti e relatori dell’evento “Otto borghi, un territorio: la visione di Carmelo Duro”, tenutosi a Villa Genovesi e organizzato da Comune e Archeoclub Area Ionica, in collaborazione con Unitrè, Associazione “Valle d’Agrò-Carmelo Duro” e Osservatorio dei Beni Culturali dell’Unione dei comuni delle Valli Joniche e dei Peloritani. È stato scelto il giorno che sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Carmelo Duro, scomparso nel 2014. “Ci sarà tempo e luogo per le commemorazioni – ha subito precisato la moderatrice, Ketty Tamà, socia Archeoclub – piuttosto parleremo delle idee di Carmelo Duro sul concetto di comprensorio, attraverso i suoi scritti, e analizzeremo quanto di quel patrimonio di stimoli è diventato oggi realtà”.

L’incontro è iniziato proprio con le parole di Carmelo Duro, più esattamente di uno dei suoi romanzi, “Lampare Spente”, i cui brani sono stati recitati dall’attrice catanese, Mara Di Maura. Subito dopo Mimma Duro ha tracciato una breve biografia del poliedrico padre: giornalista, scrittore di saggi e romanzi, sindacalista, impegnato in politica e nel sociale, con circoli culturali che hanno segnato la sua comunità.
“Non ha mai barattato le sue idee e non ha mai accettato compromessi, portando avanti le battaglie in cui credeva anche quando sapeva che non le avrebbe vinte”, ha detto il sindaco di S. Alessio Giovanni Foti, nell’intervento di saluto, in tandem con l’assessore alla Cultura Virginia Carnabuci, la quale ha anche consegnato un omaggio floreale alla vedova Duro. Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio Beni Culturali e socia Archeoclub, ha anche portato il saluto del parroco di Aci S. Antonio, grato per le ricerche di Duro – confluite in un importante libro – su padre Musumeci, originario di Aci S. Antonio e trucidato dai nazisti nel ’43 mentre da parroco di S.Alessio difendeva i propri parrocchiani.

Per l’Unione dei Comuni è intervenuto l’assessore Concetto Orlando. Santino Albano, successore di Duro alla presidenza di Unitrè, ha riportato uno stralcio dell’ultimo intervento di Duro nel giugno di sei anni fa, con passaggi sulla forza della curiosità e sulla democrazia. Pino Chillemi, amico di infanzia di Duro e presidente dell’Associazione Valle d’Agrò-Carmelo Duro ha auspicato che la figura di Carmelo Duro continui a rappresentare un modello anche nel futuro. Pippo Biella ha parlato dei “semi culturali” che Carmelo Duro ha piantato tra i giovani della riviera jonica negli anni ’70 e ’80, attraverso il circolo culturale “Kallipolis” e il giornale il “Malessere”: “Dava voce alla gente comune e soprattutto a noi ragazzi di allora ci ascoltava e teneva in considerazione, insegnandoci la forza del coraggio di parlare in pubblico, scrivere, esprimere le proprie idee e confrontarle senza prevaricazione”.

Dell’impatto degli articoli e libri di Carmelo Duro sulla vita della Valle d’Agrò ha parlato Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Ionica, di cui anche Duro fu tra i fondatori. “Per noi giovani corrispondenti, il libro La Valle d’Agrò è stato uno strumento indispensabile. La capacità di Duro di vedere l’intera riviera come unica entità allora era un concetto da visionario oggi è una realtà”. Presenti anche i giornalisti Pippo Trimarchi (con Duro sin dai tempi del Malessere) e Andrea Rifatto, oggi corrispondente della Gazzetta del Sud da S. Alessio, ruolo che Duro ricoprì dal 1968 al 2007.Salvatore Mosca, critico d’arte e socio Archeoclub, partendo da un quadro del ‘600 trafugato dalla chiesa della Madonna del Carmelo, ha illustrato elementi di conferma ad una teoria di Carmelo Duro circa il pittore seicentesco Quagliata e le sue origini.

“E’ stato un sindacalista, mai col cappello in mano e sempre con la schiena dritta – ha detto Santino Foti – da segretario regionale e dirigente nazionale Uil, molti contratti dell’allora Sip, oggi Telecom, portano il suo nome”. “Come Archeoclub – ha concluso Filippo Brianni – speriamo di contribuire affinché le loro opere di personaggi come Duro possano essere cristallizzate nel tessuto sociale e culturale del territorio”.

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