“La vie en rose….Bolero”, magistrale esibizione del Balletto di Milano a Tindari. - Tempo Stretto

“La vie en rose….Bolero”, magistrale esibizione del Balletto di Milano a Tindari.

Giovanni Franciò

“La vie en rose….Bolero”, magistrale esibizione del Balletto di Milano a Tindari.

lunedì 12 Agosto 2019 - 10:05
“La vie en rose….Bolero”, magistrale esibizione del Balletto di Milano a Tindari.

Dinanzi ad un gremito ed entusiasta pubblico, Il Balletto di Milano, sotto la direzione artistica di Carlo Pesta, ha dato vita ad una performance di danza moderna di altissimo livello, grazie ad un corpo di ballo – sei danzatori e sette danzatrici – di notevole qualità, sia sotto il profilo atletico che artistico.
Infatti, sebbene alcuni passi di danza – in diversi brani di musica francese nella prima parte, e interamente nel Bolero, protagonista della seconda parte dello spettacolo – abbiano richiesto una prova “muscolare”, in particolare ai danzatori, tutta la rappresentazione si è distinta soprattutto per una raffinatissima eleganza.
Nessun filo conduttore fra le due parti del programma proposto, a parte la provenienza della musica (Francia), ma l’accostamento delle più famose canzoni francesi con il celebre capolavoro di Ravel si è rilevato di grande suggestione.
La prima parte è stata dedicata appunto all’interpretazione in danza di alcuni dei più celebri brani del periodo d’oro della canzone francese (anni 50’/60’). E così gli artisti si sono potuti cimentare nell’ambito dei più variegati stati emotivi, dai brani ironici e scanzonati, come il celeberrimo “La Valse” di Jacques Brel, a quelli più romantici, come “La Bohéme” di Charles Aznavour e “Nathalie” di Gilbert Becaud. Non poteva mancare “La vie en rose” cantata da Edith Piaf, che dà il nome alla prima parte del balletto. Molto intensa l’interpretazione – applauditissima – da parte di uno dei primi ballerini del corpo, che si è esibito in uno struggente assolo su “Le feuilles mortes” di Yves Montand.
I giovani danzatori e danzatrici hanno sfoggiato una tecnica straordinaria, unita a forte intensità espressiva, sia nelle parti che hanno richiesto maggiore virtuosismo atletico, sia in quelle più romantiche, dimostrando anche un eccezionale affiatamento nel seguire a memoria le splendide coreografie di Adriana Mortelliti, con grande decisione e senza incertezze.
Stesso discorso per il “Bolero”, danzato dopo un breve intervallo nella seconda parte della serata.
Il Bolero è una danza di origine spagnola nata alla fine del ‘700, che ha la sua peculiarità nel ritmo costante, quasi ossessivo. Il brano di Ravel nacque per un balletto su richiesta della celebre danzatrice Ida Rubinstein nel 1928 ed è sicuramente il capolavoro in assoluto più conosciuto del musicista francese; è tale la sua popolarità che ormai quando si parla di Bolero si pensa immediatamente al brano di Ravel, e non ad una forma di danza spagnola. L’idea originale a cui si deve tanta popolarità consiste nel ripetersi di un tema sempre uguale, suonato da gruppi di strumenti che si aggiungono progressivamente. Colpisce in particolare l’utilizzo dell’orchestra che lascia ancor oggi stupefatti, con impiego di strumenti a fiato abbastanza inusuali, come l’oboe d’amore (antico strumento barocco), o il saxofono (proprio della musica jazz). I singoli gruppi di strumenti si aggiungono progressivamente ogni volta che si rinnova il tema: prima i vari gruppi di legni, poi gli ottoni, infine gli archi, con un ritmo ostinato, incantatore ed ossessivo, che rapisce l’ascoltatore fino al “tutti” finale, fortissimo e dissonante, con cui si conclude l’impressionante brano.
La scelta moderna coreografica ha optato per un racconto, iniziato dal risveglio dei due principali protagonisti, soli nella scena, seminudi – come tutti gli altri che a poco a poco si aggiungono – dando vita ad un incessante groviglio di incontri/scontri tra di essi, al ritmo ossessivo e crescente della musica di Ravel. Di difficile interpretazione, anche per il continuo susseguirsi e variarsi delle azioni, gli artisti del Balletto di Milano hanno esibito una padronanza della scena straordinaria, fino al gran finale, ove, dopo l’impressionante crescendo collettivo, i due protagonisti si ritrovano da soli nella scena, come all’inizio, un cerchio che si chiude. Il pubblico, davvero entusiasta, ha tributato convinti e calorosi applausi ai singoli danzatori, i quali, usciti ad uno ad uno, e poi insieme, ovviamente a ritmo di musica francese, ci hanno regalato fino alla fine un meraviglioso saggio di danza moderna.

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