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La vita in baracca, il sogno della laurea. Salvatore: “Siamo persone, non giudicateci”

Francesca Stornante

La vita in baracca, il sogno della laurea. Salvatore: “Siamo persone, non giudicateci”

mercoledì 23 Dicembre 2020 - 08:00
La vita in baracca, il sogno della laurea. Salvatore: “Siamo persone, non giudicateci”

Un racconto per chi è sempre pronto a giudicare le vite di queste persone da un televisore o da una manicure. Salvatore vive nelle baracche ma coltiva sogni e speranze

«Non siamo parassiti che “campano” sulle spalle dello Stato. Siamo persone. Gente normale che con sacrificio e tanta dignità spera in un futuro migliore». Salvatore Micalizzi è un giovane che vive in una delle baracche della zona ex lavatoio a Giostra.

Le baracche della zona ex lavatoio

Nei giorni scorsi Tempostretto aveva raccontato che cosa significa vivere in quelle condizioni. A Messina, nel 2020, ci sono famiglie che non hanno il bagno in casa, genitori che hanno perso il proprio figlio senza avergli potuto comprare la camerette che sognava, mamme che dormono con la paura che il tetto in amianto possa crollare in testa ai bambini. Ma, come spesso accade, anche storie di estremo degrado come quelle hanno attirato i commenti social di chi non vede l’ora di puntare il dito e vomitare pareri e pensieri che spesso si fermano troppo in superficie. C’è chi riesce a giudicare chi vive in una stanza perché ha un televisore discreto. O per una manicure fatta dall’estetista. Come a dire: “Vivete in baracca, vi lamentate, volete le case e vi comprate pure la tv?”. Come se vivere in baracca dovesse significare vivere una vita di stenti estremi senza neanche un barlume di dignità.

L’odio social

Di fronte a quell’odio social, Salvatore ha deciso di rispondere. Anzi, di raccontare. Spiegare che dentro quelle casette ci sono famiglie che fanno sacrifici, ragazzi che si rimboccano le maniche per riuscire ad andare via, che studiano per costruire qualcosa di meglio. Lui abita in una delle baracche “buone”, ma vorrebbe cercare di far capire meglio la situazione in cui vivono.

«Molte famiglie vivono qui da decenni, altri come me ci sono nati. Noi non vogliamo la carità e la pietà di nessuno, vogliamo solo un’abitazione dignitosa in cui vivere. Anche noi paghiamo bollette di luce, acqua, telefono, nessuno vive sulle spalle del Comune e dello Stato. Alcuni ci dicono che lavoriamo in nero e in più percepiamo il reddito di cittadinanza. Vorrei rispondere dicendo che non è vero, chi ha il Reddito di cittadinanza lo usa per pagare le bollette, fare la spesa. Non giudicate un libro dalla copertina, non giudicate le nostre vite in base ad un telefono, un televisore, alle unghie o all’auto. Molte di queste cose le acquistiamo spesso con sacrificio per rendere la vita in queste condizioni meno orribile e dura, specialmente per i più piccoli. Nessuno di noi ha macchine costose, abbiamo delle semplici utilitarie che usiamo per lavorare, per portare i bambini a scuola o semplicemente spostarci in città. Come tutti».

L’Università per un futuro migliore

Salvatore ha scelto di studiare all’Università. Vuole diventare assistente sociale, una scelta non casuale. Conosce bene le sofferenze, le difficoltà di una vita precaria. E un giorno vorrebbe aiutare chi magari vive gli stessi problemi che lui combatte. «Alcuni di noi hanno lasciato la propria famiglia in cerca di un futuro migliore andando all’estero per una vita migliore, altri sono ancora qui ma hanno comprato case e fatto muti per dare una vera casa ai propri figli e nipoti. Altri, invece, come me, vanno all’Università per prendere una laurea e sperare in un lavoro dignitoso, così da poter lasciare queste case. Nessuno “campa” a spese di nessuno, nessuno vuole niente gratis, chiediamo solo che ci venga riconosciuto un nostro diritto».

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Un commento

  1. Vincenzo Galletta 5 Gennaio 2021 17:24

    ripeto solo le parole di Papa Francesco : ” CHI SONO IO PER GIUDICARE ? “

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