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LabDem a Musumeci: “Offesi per le sue parole, molto più di una caduta di stile”

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LabDem a Musumeci: “Offesi per le sue parole, molto più di una caduta di stile”

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giovedì 21 Maggio 2020 - 14:20
LabDem a Musumeci: “Offesi per le sue parole, molto più di una caduta di stile”

La riflessione di LabDem sulle recenti polemiche legate alla nomina dell'assessore ai Beni culturali

Di seguito la riflessione di Laura Giuffrida (LabDem) in merito alle vicende legate all’assessorato regionale ai Beni culturali affidato nei giorni scorsi al giornalista Alberto Samonà ed alle polemiche sulle dichiarazioni di Musumeci.

Azzerando   ogni complessità  ed ogni retro pensiero legato  a quelle  complesse ideologie  novecentesche che    sembrano non   andare  piu’  di  moda  e’  oggi  necessario ed  opportuno replicare, in maniera  semplice e quasi  trasversale, a quanto  riportato  dal governatore  Musumeci in una sua  ultima  intervista relativa  alle polemiche  legate alla  nomina di un esponente siciliano della Lega come assessore ai Beni  culturali  delll’isola;  questa breve nota non fa riferimento alla suddetta scelta quanto  piuttosto ai modi utilizzati dal  governatore per  difenderne  la  determinazione.

Le parole di Musumeci

Le espressioni usate da Musumeci riportano alla mente quanto scriveva anni fa V. Foa profondamente colpito dal degrado del linguaggio politico negli anni del berlusconismo al potere : “…forse il degrado politico e delle sue parole sta proprio nell’agire pensando di essere soli o nel pensare solo a se stessi..” , quel degrado non era evidentemente solo un fenomeno passeggero purtroppo.

L’importanza del confronto

Un uomo delle istituzioni dovrebbe considerarsi come il legittimo rappresentante di TUTTi i cittadini del territorio che egli e’ chiamato ad amministrare, non solo di una parte di essi o peggio dei propri interessi di partito; un uomo delle istituzioni dovrebbe considerarsi come il custode di una democrazia intesa come potere partecipativo e relazionale di una comunità di cittadini che orizzontalmente condividono TUTTI uno spazio comune attraverso il dialogo, il confronto ( anche acceso), la fatica del dibattito, la critica che nasce naturalmente da un sentire diverso ma che deve essere sempre di diritto legittimato in uno spazio democratico condiviso; un uomo delle istituzioni dovrebbe anzi considerare la critica come il sale della democrazia e giammai come un qualcosa inteso “ a sequestrare la democrazia “.

Ci sentiamo offesi

Risultano davvero offensive per circa 60.000, e sicuramente piu’, cittadini siciliani le espressioni del governatore Musumeci che ci dipingono come “ gruppi di poveretti con problemi personali o familiari “, persone non per bene laddove invece “ le persone per bene rimangono a casa” e quindi, verosimilmente, tacciono educatamente; sono parole pesanti, parole anche inquietanti poichè suonano quasi come un invito alla deresponsabilizzazione e ad una “educata”, domestica indifferenza , parole alle quali e’ quindi necessario ribattere ribadendo che l’indifferenza e’ invece solo una fuga dal dovere civico dell’impegno , una fuga dal dovere civico di praticare quell’articolo 21 della nostra Costituzione che da’ a TUTTI il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole, lo scritto ed ogni mezzo di diffusione.

La democrazia si ferma a Reggio?

Esiste  un nesso  necessario ed  inscindibile  tra le parole,  il linguaggio  e la politica e la storia ce lo insegna; A. Harendt   riteneva anzi  che la dimensione  della  narrativa  costituisse  uno  dei prerequisiti  essenziali   per  un autentico  agire politico. Che   pagina triste ha scritto oggi   con  la sua narrativa  un  governatore che  Il Sole 24 ore riportava  già all’ultimo posto  nell’indice  di  gradimento  tra   i governatori  regionali  in Italia   per il 2019 ; le parole  di oggi    scavano  ancora  più  profondamente  un solco  che gia ’ era   evidentemente  segnato. S i   può  forse  sperare  che questa  caduta  di stile  sia  magari  conseguenza  della fragilità del  momento che  viviamo  oppure,  più realisticamente,   dobbiamo  ritenere che  se  è vero  che lo spirito critico è il sale  della  democrazia    come Cristo  si fermò ad Eboli  così la democrazia oggi si   ferma  sulla sponda calabra  dello  Stretto di Messina,  ridotta forse  a  pura teoria senza  effettivo  diritto  di  pratica .

Laura Giuffrida- Lab Dem

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Un commento

  1. Condivido in pieno questa analisi. C’è solo un problema, e cioè che per una persona che è geneticamente fascista il rispetto del dissenso non è minimamente previsto.

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