Più di 60 anni di una carriera quasi tutta in Rai. E con la capacità di saper dialogare con qualsiasi interlocutore: da Rita Levi Montalcini a Moana Pozzi
Impossibile non pensare alla morte di Pippo Baudo come alla fine di un’epoca. Capita quando va via un monumento della storia nazionale. Più di 60 anni dell’avventura della televisione italiana, quasi tutti Rai. In queste ore sono tanti gli accenni alla sua carriera di conduttore fuori dal comune: “Settevoci”, “Canzonissima”, “Fantastico”, i 13 festival di Sanremo, “Domenica in”, per citare alcune pietre miliari. E poi i tantissimi talenti nello spettacolo che ha lanciato, il carisma, la conoscenza della musica e del teatro.

Ma di Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, detto Pippo, siciliano nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno del 1936 e morto ieri a Roma all’età di 89 anni, si può ricordare pure qualche altra caratteristica. Ad esempio, la capacità di fare intrattenimento di classe, con i suoi programmi, da mattatore come conduttore ma anche da abile “spalla” dei vari Beppe Grillo, Massimo Troisi, il trio Solenghi-Marchesini-Lopez e Benigni. E, altro dettaglio non irrilevante, un bagaglio culturale che gli permetteva di poter dialogare con tutti: da Rita Levi Montalcini e Franco Battiato a Moana Pozzi e ogni altro personaggio dello spettacolo, della società e della cultura.
Pippo Baudo e la sua tv “nazional popolare” quasi mai banale
Negli anni Ottanta e Novanta, molti di noi giovani lo indentificavamo con il potere democristiano, con alcuni riti e tradizioni da abbattere. Ma di averne di professionisti così, capaci a volte pure di essere divisivi e urticanti, con i loro pregi e difetti. La Rai gli deve davvero tanto. La sua televisione “nazional popolare” era quasi sempre efficace, con un’idea di spettacolo che spesso valorizzava la qualità.

La qualità, la competenza, la professionalità, l’umanità, l’eleganza ed il senso della misura, insieme all’assoluta mancanza di qualsiasi attimo di maleducazione o di cafonaggine, quest’ultime, purtroppo, oggi tanto comuni.
PRATICAMENTE, OGGI, RESTANO IN POCHI personaggi celebri televisivi : RENZO ARBORE, CORRADO AUGIAS ad esempio.
Prolifera, ovviamente, il popolo dei servi di regime. Ma per essi valga il principio della DAMNATIO MEMORIAE.
CIAO PIPPO !