Il titolo sulla Sicilia "covo della mafia" e la provocazione di Sud Press Palermo: "Il presidente affronti scandali e inchieste della sua maggioranza"
SICILIA – Il matrimonio tra Palermo e Bagheria tra la cantante Dua Lipa e l’attore Callum Turner ha scatenato il dibattito dopo la pubblicazione di un articolo sul “Telegraph” con un titolo choc. Il quotidiano britannico ha raccontato dei tre giorni di festeggiamenti usando il termine “covo della mafia”. Salvo poi aggiungere la parola “ex”, che comunque non cambia il quadro e non placa le polemiche. Da qui la presa di posizione del presidente della Regione siciliana Renato Schifani: “Mi auguro che gli sposi vogliano prendere le distanze dal titolo offensivo pubblicato dal Telegraph e difendere la scelta che hanno fatto di celebrare qui un momento così importante della loro vita”.
E non sono mancate pure le critiche allo stesso Schifani. Così il giornalista Pierluigi Di Rosa su Sud Press Palermo: “Il titolo del Telegraph sulle nozze siciliane di Dua Lipa era sbagliato, offensivo e intriso di quel peggior cliché che da decenni viene appiccicato alla Sicilia come un marchio infamante. Il quotidiano britannico ha prima evocato il “covo della mafia”, poi ha corretto in “ex covo della mafia”; ma per il presidente della Regione Renato Schifani non basta: ha parlato di “danno d’immagine enorme” e ha chiesto scuse ufficiali alla Sicilia e ai siciliani. Fin qui, nulla di incomprensibile. Difendere l’onore della Sicilia dai luoghi comuni stranieri è persino doveroso. Il punto, però, è un altro: bisognerebbe essere molto prudenti quando si alza il ditino morale verso Londra, perché il rischio è che qualcuno, da Londra o da qualunque altra parte del mondo, risponda con una domanda semplice e devastante: ma davvero la Sicilia di Schifani oggi può permettersi lezioni di immagine, legalità e decoro istituzionale?”.
Il suo è un giudizio in primis politico, anche “al di là degli esiti penali”: “Perché mentre Schifani chiede scuse ai giornali inglesi, in Sicilia il suo governo e la maggioranza che lo sostiene sono infarciti di gente sotto processo. Appena pochi giorni fa è esplosa l’inchiesta sul Cefpas di Caltanissetta: favori, assunzioni, gestione opaca del potere, con un quadro che chiama in causa pezzi rilevanti del sistema politico regionale. Un’altra vicenda che contribuisce a consolidare l’idea di una Sicilia dove troppo spesso il potere non viene esercitato nell’interesse pubblico, ma piegato a logiche di appartenenza, convenienza e protezione reciproca.E ancora: sul fronte delle grandi partecipate e dei gangli strategici dell’economia isolana, il clima è tutt’altro che limpido. Basta guardare al sistema degli aeroporti, alle procedure opache, alle nomine contestate, ai commissariamenti interminabili, ai vertici che sembrano rispondere più a logiche di fedeltà che di competenza, mentre le società pubbliche vengono percepite sempre più come bancomat personali o feudi da presidiare”.
“La reputazione di una terra non si difende con i comunicati indignati ma con istituzioni credibili“
Conclude Di Rosa: “Ecco allora il punto politico, prima ancora che giornalistico. La Sicilia non ha bisogno di essere insultata dai giornali stranieri, ma non ha neppure bisogno di una classe dirigente che si indigna selettivamente: durissima con un titolo estero, molto più timida quando si tratta di fare pulizia dentro il proprio sistema di potere. Perché il modo migliore per zittire gli stereotipi non è pretendere scuse formali: è impedire che quelle caricature trovino appigli nella cronaca quotidiana. Schifani farebbe quindi bene a misurare toni e pretese. Perché chiedere scuse al Telegraph può persino essere legittimo; farlo mentre si guida una maggioranza e un sistema istituzionale continuamente travolti da scandali, inchieste, processi e nomine controverse è molto meno prudente. Il rischio è trasformare una protesta comprensibile in un clamoroso autogol. La verità è semplice: la reputazione di una terra non si difende con i comunicati indignati, ma con istituzioni credibili, classi dirigenti irreprensibili, partecipate gestite come beni pubblici e non come territori di spartizione. Quando quel lavoro sarà stato fatto davvero, allora sì che le scuse degli altri avranno un peso. Prima, rischiano solo di far sorridere chi osserva da fuori. E, soprattutto, di far arrabbiare ancora di più chi vive qui dentro”.
Schifani: “Dua Lipa e Callum Turner prendano le distanze dal titolo offensivo del Telegraph”
Come abbiamo già accennato,. questa la presa di posizione del presidente della Regione siciliana Renato Schifani: “Sono certo che Dua Lipa e Callum Turner abbiano potuto apprezzare l’affetto e l’accoglienza che la Sicilia ha riservato loro in questi giorni e anche in passato. Nonostante qualche comprensibile malumore da parte dei residenti per le limitazioni agli spostamenti e i disagi legati alle misure di sicurezza adottate nelle aree interessate dalle celebrazioni, i siciliani hanno dimostrato ancora una volta grande senso di ospitalità. Proprio per questo mi auguro che vogliano prendere le distanze dal titolo offensivo pubblicato dal Telegraph e difendere la scelta che hanno fatto di celebrare qui un momento così importante della loro vita. Sarebbe un gesto di attenzione verso una terra che li ha accolti con generosità e che merita di essere conosciuta per la sua bellezza, la sua cultura e la sua straordinaria capacità di rinascita, non attraverso stereotipi che appartengono al passato”.
“Dalle nozze Dua Lipa-Turner ritorno economico di 268 milioni per la Sicilia”
Per Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc (società di consulenza turistica e marketing territoriale) e responsabile di una ricerca, intervistato da Ansa, “si può affermare che i benefici economici che il matrimonio tra Dua Lipa e Callum Turner può generare sono stimati in 268 milioni di euro. E così sono divisi: 5.275.122 di benefici diretti, 2.965.007 di benefici indiretti, 1.671.185 di benefici indotti, 5.459.925 di legacy di filiera e infine 252.721.457 di destination brand value”.
Foto dal profilo Instagram di Dua Lipa
