Le origini dell'Uovo di Pasqua e la teoria del Big Bang - Tempostretto

Le origini dell’Uovo di Pasqua e la teoria del Big Bang

Daniele Ferrara

Le origini dell’Uovo di Pasqua e la teoria del Big Bang

domenica 14 Aprile 2019 - 07:50
Le origini dell’Uovo di Pasqua e la teoria del Big Bang

In tutte le tradizioni del mondo c'è il concetto dell'uovo cosmico

Le uova di Pasqua accompagnano il Marzo-Aprile di tutte le nostre vite, perché viste o perché ricevute, senza esclusioni alcune; è una di quelle tradizioni così antiche che bisognerebbe andare indietro di millennî per trovare una persona che non ne abbia mai viste. Uova vere inserite in dolci, uova finte di cioccolata, uova finte da decorazione: di qualunque tipo, ma sono onnipresenti!

Tutte le uova pasquali non riconducono a un semplice uovo, ma all’Uovo. Nelle tradizioni del mondo, tutte, con pochissime esclusioni, esiste il concetto dell’Uovo Cosmico, ovverosia l’universo stesso come un tutto, nella sua qualità di potenza creativa e generante dalla quale si profonde la realtà in cui noi viviamo. Nell’Orfismo, così come per molte altre religioni, è da un uovo che l’universo scaturisce: un concetto che anticipa di moltissimi millennî la teoria del Big Bang.

L’usanza di regalare uova nacque fra le popolazioni iraniche: per la festa zoroastriana di Nowrūz (il Capodanno, all’equinozio di primavera) già gli antichi Persiani si scambiavano uova decorate – e così si fa tutt’oggi – e questa, come una moda, da quel crocevia si è propagata sia in Oriente che in Occidente, entrando a tutti gli effetti a fare parte dell’immaginario e della ritualità equinoziale-primaverile.

In Italia era uso colorare uova di rosso e seppellirle nei campi per propiziare il raccolto prossimo, ma soprattutto dai Romani queste venivano utilizzate negli onori funebri, poste nelle tombe, come simbolo di perpetuazione della vita. L’uovo figura infatti come sacro a Dioniso e simbolo di reincarnazione: un ritorno all’uovo per uscirne nuovamente. Anche il Cristianesimo più avanti s’appropriò dell’Uovo!

Esiste una leggenda su Maria Maddalena, interessante, soprattutto per la figura in questione: l’Apostola degli Apostoli (così la chiamava il teologo Ippolito di Roma) si trovò a partecipare a un banchetto dell’imperatore Tiberio a Roma; andando a salutarlo gli portò in dono un uovo dicendo: “Cristo è risorto!”, al che il vecchio Imperatore scosse il capo – avendo saputo della morte di Gesù Nazareno, addolorandosene secondo alcune fonti – e disse che un uomo non poteva risorgere come un uovo non poteva diventare rosso da solo (alludendo all’uso primaverile italico), e proprio in quel momento l’uovo si tinse di rosso. Non è l’unica fonte che accenna a un incontro di Maria Maddalena con il sovrano dei popoli; l’evento forse avvenne in occasione del suo viaggio a Roma a cui fa cenno anche l’apocrifo Vangelo di Nicodemo (o Atti di Pilato), con l’obiettivo di denunciare il prefetto Ponzio Pilato e la casta sacerdotale ebraica a Tiberio per l’uccisione del Cristo.

Quindi il simbolo venne associato alla resurrezione di Gesù Cristo e dei suoi seguaci, e gran parte delle vecchie usanze inerenti le uova si sono conservate sin oggi, soprattutto in seno alla Chiesa Ortodossa Orientale. Solo dal Medioevo in poi lo scambio delle uova divenne una pratica caratteristica anche nell’Europa occidentale, infatti abbiamo notizie di uova decorate scambiate come regalo fra le aristocrazie inglesi e francesi e i rispettivi monarchi.

Pure in Sicilia, particolarmente conservatrice della tradizione, esiste una vasta produzione dolciaria legata alla Pasqua che fa uso proprio delle uova. Il più famoso è la collura cu l’ova, una forma di pane dolce – salato in alcune varianti – intrecciata con uova, diffusa anche nell’Italia meridionale; a Catania si può trovare l’acellu cu l’ovu a forma d’uccello, a Palermo c’è lu pupu cu l’ovu di vario aspetto, a Trapani si produce lu campanaru che riproduce una campana il cui batacchio è proprio l’uovo. E molte altre specie ce ne sono.

Un uso tanto antico e tanto nuovo. E voi che uova state regalando?

Daniele Ferrara

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