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Albero tagliato a Torre Faro: “la fiera dell’incompetenza e della malafede”

Albero tagliato a Torre Faro: “la fiera dell’incompetenza e della malafede”

mercoledì 23 Gennaio 2019 - 05:52
Lettera al sindaco
Albero tagliato a Torre Faro: “la fiera dell’incompetenza e della malafede”

La foto in allegato è stata scattata l’estate scorsa ed è quella di un albero definito “fradicio” dal responsabile dello scempio di alberi avvenuto recentemente al Villaggio Torre Faro. Questa Robinia pseudoacacia era stata piantata da mio nonno nel 1930 e da allora è sempre stata curata dalla mia famiglia anche e soprattutto perché i diversi tentativi negli anni di chiedere un intervento di potatura al Comune di Messina sono sempre naufragati in risposte del tipo: “non ci sono soldi, se volete provvedete voi”. Io mi sono occupato della cura della pianta per più di quarant’anni sia potandolo in prima persona sia provvedendo negli ultimi quindici anni (per ragioni di età) all’intervento di apposite ditte di potatura ogni due-tre anni.

Anche quest’anno, vista la crescita notevole, era prevista la potatura dell’albero per la fine di Gennaio, primi di Febbraio. Mi sono occupato anche di un cancro corticale che ho curato per ben dieci anni con successo (si con successo, ogni tanto succede), tanto è vero che questa estate non ho effettuato alcun intervento, visti i livelli di rimarginazione della ferita. Dalla foto si potrà notare, forse, che la parte destra del tronco era morta. Tale parte svolgeva le funzioni di tutore della parte sinistra, viva, che non aveva alcun problema e che avrebbe vissuto per altri ottantanove anni anche se esposta al vento predominante che è lo scirocco. Spesso, pensandoci, mi sono detto che quell’albero continuava ad esistere e ad essere così rigoglioso solo per il supporto del tutore. Ormai questa breve relazione tecnica fatta da uno che si è laureato in agraria il 28 Marzo del 1981 non serve più a nulla perché la pianta è stata tagliata di netto da personale inviato dal o dipendente del Comune di Messina. Quando i vicini hanno cercato di fermare lo scempio del taglio dicendo che il proprietario della casa si occupava da decenni della potatura, la risposta (mi dicono, anche sgarbata) è stata: “Abbiamo contattato l’ingegnere che ha detto che l’albero è fradicio e deve essere eliminato”.

Non conosco questo signore, tuttavia, considerando i miei quasi trentotto anni di laurea in agraria e i miei trentadue anni di attività universitaria in un Dipartimento di Agraria non ho alcun problema nel dire quanto segue:

  1. Far prendere delle decisioni su un organismo superiore, vegetale o animale che sia, a un ingegnere equivale a farsi operare la prostata ipertrofica da un idraulico. Gli ingegneri (anche quelli ambientali) e gli architetti, che al massimo faranno qualche credito di verde urbano, non sanno nemmeno dove inizia e dove finisce una pianta. Non hanno la più pallida idea dell’estensione di un apparato radicale di un albero. Non sanno quale sia la differenza tra una leguminosa e una brassicacea, per i non addetti, tra un fagiolo e una rapa. Sono quelli che si ostinano a piantare apocinacee (l’oleandro, velenoso in ogni sua parte), che hanno una notevole velocità di crescita, tra le corsie delle autostrade con il solo scopo di distribuire soldi a qualche ditta che si occupa della manutenzione. Insomma, come direbbe qualcuno, non c’entrano una ceppa con la potatura degli alberi perché sono incompetenti per qualifica, formazione e, soprattutto, forma mentis;
  2. Dovrebbe esistere, da quelle parti, un ordine (notare la lettera minuscola) dei dottori agronomi e forestali. Possibile che costoro, competenti per formazione, non abbiano nulla da dire sullo scempio perpetrato in una zona della città in cui il verde è sempre di meno e il cemento è sempre di più? Le schifezze effettuate dal Comune di Messina rientrano o non rientrano nel novero delle attività criticabili da un ordine professionale? Gli afferenti all’ordine (sempre lettera minuscola) sanno che esiste e devono attenersi ad una “deontologia professionale”?
  3. Il titolo di questa lettera fa anche riferimento alla malafede. La considerazione è semplice. A seconda del tipo di potatura un albero rende un quantitativo variabile di legno, il taglio netto rende molto di più, tutto il suo peso finale, ma richiede meno tempo e sforzo mentale. Il legno ha un valore commerciale (pizzerie, forni a legna, caminetti, etc….). Perché sprecare tempo a potare un albero quando mi rende molto di più eliminarlo per sempre? Non credo che sia necessario aggiungere altro se non la speranza che qualcuno controlli la correttezza legale e fiscale della destinazione finale di un povero vecchietto di ottantanove anni che non ha mai fatto male a nessuno e fornito ombra a tutti, anche agli antipatici, agli incapaci e a quelli che ci pulivano il pennello dopo aver pitturato la barca;
  4. Infine, visto che questa lettera è indirizzata al signor Sindaco di Messina, non mi resta che congratularmi per la scelta oculata dei responsabili degli uffici comunali. Siccome appartengo al gruppo, credo sparuto, di persone che contatta l’ufficio tributi per poter pagare la Tari o che paga regolarmente IMU e TASI non ho alcun problema nel chiederLe di fornirmi una ragione, dico una, per continuare a farlo. Eviti la parola “dovere”, per favore!

Le risparmio l’ipocrisia dei saluti.

Prof. Andrea Rando

Università degli Studi della Basilicata

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