L'Odissea di Rocco e degli altri figli siciliani: 24 ore di volo per Milano - Tempo Stretto

L’Odissea di Rocco e degli altri figli siciliani: 24 ore di volo per Milano

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L’Odissea di Rocco e degli altri figli siciliani: 24 ore di volo per Milano

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venerdì 06 Settembre 2019 - 07:20
L’Odissea di Rocco e degli altri figli siciliani: 24 ore di volo per Milano

Messina- Il racconto di un viaggio trasformato in un incubo per lui e per decine di suoi coetanei costretti a lasciare l'isola per lavorare

Gent.ma Direttrice Dott.ssa Rosaria Brancato, mi chiamo Rocco Vaccarino e sono un giovane professionista che, quasi settimanalmente, prende un aereo da Catania per recarsi a Milano a lavorare cercando di non abbandonare il proprio territorio.
Storie di ordinaria “sicilianità” starà pensando Lei.

Sono le 23 e sono appena rientrato da una cena con Carmelo, il mio fratello maggiore, un veterano pendolare infrasettimanale e fuori sede, e desidero condividere con Lei quanto ho raccontato a lui.

L’odissea

Lunedì scorso, mentre rientravo da Pace del Mela a Milano con scalo obbligato su Roma, a causa di presunti fenomeni temporaleschi, il nostro volo, dopo aver sorvolato l’aeroporto di Fiumicino, ha effettuato una lunga sosta all’aeroporto di Pisa. Quasi tre ore di attesa a bordo e, fin qui, è di competenza degli studenti del diritto della navigazione.
Atterrati a Roma a notte fonda e perdute, ovviamente, tutte le relative coincidenze per le destinazioni di origine, siamo venuti a conoscenza di essere numerosi gli sventurati, anche se non esattamente quantificati.

I compagni di viaggio

Sono una persona dal profondo senso dell’umorismo e, nonostante i disagi del momento, aumentati anche dall’ansia degli improrogabili impegni professionali che l’indomani avrei dovuto affrontare a Milano, ho cercato di tirare su il morale dei compagni di viaggio e provato, nel mio piccolo, a conoscere le loro vite.

Storie di chi, quotidianamente, è costretto a lasciare la propria amata terra per far fruttare le proprie competenze altrove.

Francesco

È stato così che ho ritrovato Francesco, conosciuto anni addietro, ingegnere meccanico laureatosi con il massimo dei voti, che adesso si occupa di ingegneria gestionale a Losanna, in Svizzera, il quale mi racconta che quando ha la possibilità torna anche due giorni a casa per poi ripartire “carico”, precisando che quel che fa non potrebbe mai farlo in Sicilia.

Giusy

Coalizzato con Francesco cerchiamo di allargare la cerchia per calmare la folla inferocita con cui stavamo prendendo la navetta per recarci in hotel, perché alla fine abbiamo dovuto pernottare a Roma. E allora incontriamo Giusi, una ragazza dai capelli castani; anche lei cerca di calmare un signore sulla cinquantina che inveisce contro la malcapitata hostess che organizza i pullman. Iniziamo a parlare con Giusi, è triste e cerchiamo di tirarla su, ma lei, ventiquattrenne psicologa di Leonforte, piccolo paese in provincia di Enna, ci dice che nessuna parola potrà rasserenarla se non l’arrivare a Genova dove dovrà assistere, durante la prima notte senza i genitori, i “suoi” piccoli pazienti affetti dalla sindrome dell’autismo.

Condivido con lei le mie conoscenze sull’autismo, forte degli approfondimenti effettuati per le attività svolte nella “Mia” Messina. Da lì a poco anche lei non nega che un giorno vorrebbe tornare in Sicilia, ma con la possibilità di svolgere al meglio la propria professione.

Valeria

Infine c’è Valeria, nome di fantasia, si tiene in disparte, non prende parte alla discussione, sembra timida. Quando faccio presente che io la mattina dopo avrei preso il taxi senza usufruire della navetta per anticipare gli altri viaggiatori mi chiede la possibilità di venire con me, “perché no?” le rispondo.

Le storie

L’indomani, preso dalla sindrome dell’imbruttito, alle 5 meno un minuto lascio l’hotel in taxi, Valeria non ha chiamato. Sono le 5:05, Valeria chiama e invito il tassista a tornare indietro per recuperarla. Sorride raccontandomi che per lei è importante prendere l’aereo delle 8, inizia il proprio turno in ospedale alle 12, è infermiera. Cerco argomenti per colloquiare con una “perfetta” sconosciuta facendo presente che, a mio avviso, qualcosa in Sicilia si sta muovendo nell’ambito della Sanità, evidenziando le eccellenti professionalità, anche messinesi, a lavoro in questo complesso processo di riforma del sistema sanitario regionale. Anche Valeria non nega di voler tornare a casa, seppur perplessa e incerta su quando ciò possa avvenire, è scettica, ha venticinque anni. Lei prende il suo aereo delle 8:20, io il mio delle 9:25.

24 ore di viaggio

La mattina milanese è andata a farsi benedire, però riesco finalmente ad arrivare a Milano. Stanco, dopo appena due ore di sonno in ventiquattr’ore, la valigia smarrita e tre post Facebook e un misto di malinconia ed euforia allo stesso tempo.
Malinconia per tutte le opportunità che la nostra terra si sta facendo sfuggire. Le statistiche dicono che ci sono migliaia di Francesco, Giusi, Valeria che quotidianamente emigrano e, una volta realizzato che a casa non avranno mai ciò che riescono ad ottenere altrove, decidono di non tornarci più.

Non smettere di sognare

D’altro canto sono ottimista perché tutti hanno un‘irrefrenabile energia di riuscire nella propria vita per poter, qualora ve ne fossero le condizioni, fare ritorno a casa.
La presente vuole essere un invito ai miei coetanei, nonostante il buio periodo politico/economico che stiamo vivendo, a non smettere di sognare e, soprattutto, a non smettere di amare il proprio territorio.

La speranza

La speranza è che questo diventi un progetto di vita per molti di noi: far fruttare le nostre esperienze fuori per migliorare il nostro territorio non perchè i nostri figli o nipoti ci dicano grazie, ma affinchè una madre non debba sistematicamente essere costretta a fingere di essere contenta che il figlio o la figlia debba partire per realizzare i propri sogni altrove.

Grazie per il servizio che quotidianamente Lei, e i suoi collaboratori, ci rendete.

Rocco Vaccarino

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4 commenti

  1. bonanno giuseppe 6 Settembre 2019 09:22

    bella fantasia …..

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  2. bonanno giuseppe 6 Settembre 2019 09:25

    bella fantasia……..ma poi avete chiesto il rimborso del biglietto e per il disagio ???????

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  3. FRANCESCA DE STEFANO 6 Settembre 2019 10:16

    Io ho tre figli, tutti e tre lontani, grazie al lavoro che in Sicilia non c’è. E poi il Nord dice al SUD: sei un fannullone parassita. Il Sud dovrebbe dare lavoro a tutti i nativi della propria terra e, questa terra, si rimpopolerebbe a discapito del Nord sbruffone e presuntuoso.

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  4. Domani racconto la mia di Odissea, interamente ambientata su territorio siciliano. Stay tuned!!

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