Mafia e politica ad Alcamo, coinvolto ex senatore Pd Papania

Mafia e politica ad Alcamo, coinvolto ex senatore Pd Papania

Alessandra Serio

Mafia e politica ad Alcamo, coinvolto ex senatore Pd Papania

lunedì 16 Settembre 2024 - 17:55

10 arresti, per scambio politico mafioso ed altri reati, tra le famiglie mafiose di Alcamo e Calatafimi ed esponenti politici locali

C’è anche un ex senatore tra i 10 arrestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo tra Alcamo e Calatafimi con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e spaccio di stupefacenti aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, traffico di influenze, violazione di segreto d’ufficio e porto e detenzione illegale di armi.

3 mila euro per far votare il proprio candidato

Si tratta dell’ex senatore Pd Antonino Papania. Coinvolto anche l’ex vice sindaco di Alcamo, Pasquale Perricone, indicato dagli inquirenti come intermediario dell’ex senatore e il clan di Alcamo (8 le persone arrestate con l’accusa di farne parte e esserne vicine) retto da Giosuè Di Gregorio.

L’indagine, battezzata Irene, accende i fari su un presunto scambio tra mafia e clan, impegnato a far votare un candidato riferibile al senatore Pd, alle elezioni regionali del settembre 2022, dietro 3 mila euro di compenso.

Armi e droga dagli albanesi

Agli atti anche gli altri affari della famiglia mafiosa di Alcamo, in rapporti con un altro nucleo di Calatafimi: dai rifornimenti di droga dagli albanesi al possesso di armi. Durante le indagini sono stati sequestrati 9 chili di marijuana e due fucili a canne mozze.

Il provvedimento cautelare compendia gli esiti dell’inchiesta avviata nel maggio del 2021 dalla Squadra mobile di Trapani e condotta unitamente a personale della Squadra mobile di Palermo, della locale Sisco e del Servizio Centrale Operativo della polizia di Stato. L’indagine avrebbe consentito di documentare gli assetti e il rinnovato dinamismo criminale delle “famiglie” mafiose di Alcamo e Calatafimi, in seguito all’arresto dei numerosi esponenti storicamente al vertice delle stesse. In particolare, nel tentativo di colmare il vuoto progressivamente creatosi, la famiglia mafiosa alcamese avrebbero individuato il nuovo vertice in un pregiudicato locale, che avrebbe esercitato la reggenza valendosi di numerosi sodali. L’indagine avrebbe consentito di attribuire analogo ruolo di reggente ad altro pregiudicato di Calatafimi, ritenuto a capo della famiglia mafiosa.

La morsa del racket che uccide le imprese

Tra le vittime del racket gestito dalle famiglie sgominate con gli arresti di oggi, un imprenditore del settore distribuzione alimentare e immobiliare di Castellammare e due imprenditori alcamesi del movimento terra e rivendita di vetture estorte fino a 50 mila euro. Uno di loro è stato costretto a lasciare l’azienda dopo il contrasto con l’esponente di una famiglia locale. Un buttafuori del trapanese è stato invece costretto a lasciare il posto di lavoro al figlio di un noto pregiudicato locale.

Gli arrestati, tutti i nomi

Antonino Papania, 65 anni, Pasquale Perricone (69), Gregorio Savio Ascari (54) Giorgio Benenati (55), Francesco Coppola (64), Giosuè Di Gregorio (54), Salvatore Li Bassi (66), Antonino Minio (53), Giuseppe Pipitone (61), Giuseppe Schiacchitano (49).

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