Politica locale, maggioranza prepotente e opposizione a prescindere

Politica locale, maggioranza prepotente e opposizione a prescindere

Giusy Briguglio

Politica locale, maggioranza prepotente e opposizione a prescindere

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sabato 01 Febbraio 2014 - 14:34

I fatti nazionali politici non distano così tanto da quello a cui assistiamo quotidianamente nei nostri comuni. Atteggiamenti recriminabili che vanno avanti con il benestare dei cittadini che si schierano da questa o da quella parte per convenienza o partito preso e mai a favore della democrazia

E’ montata in questi giorni l’indignazione per quello che è successo in Parlamento in questa settimana e che ha visto protagonisti, tra gli altri, il questore Stefano Dambruoso e la deputata Loredana Lupo. Subito gli italiani hanno commentato con il tipico atteggiamento dualistico il fatto: da una parte i difensori, dall’altra gli accusatori. Ma, si badi bene, solo per partito preso, ché ad essere giudicato non è il gesto in sé, ma la provenienza politica dei due. Il vile accaduto non ha, invero, un colore politico, ma ben tre, in ordine: verde, bianco, rosso. C’è stato lo schiaffo o non c’è stato e, se sì, perché c’è stato? Interrogativi “vitali” che, tanto per cambiare, si sostituiscono alla questione centrale: il motivo della lite. Un tripudio di adolescenzialismo che non fa neanche più storia – tante se ne susseguono lezioni di inciviltà negli scranni più alti d’Italia – però sempre utile a spostare l’attenzione sui rappresentanti nazionali e distoglierla dalle questioni nazionali, per soddisfare quell’esigenza di pettegolezzo dell’italiano medio di concentrarsi sulle persone e non sui fatti.

Lascio stare i fatti nazionali e penso a quelli locali e, d’improvviso, tutti i cani da guardia della democrazia che si indignano per quello che succede a Roma si trasformano in fedeli cuccioli pronti a saltare addosso al proprio padrone appena varcata la soglia di casa. Faccio una panoramica di quello che succede nella mia bella provincia jonica e mi trovo di fronte da una parte le amministrazioni in carica – con il potere in mano, presuntuose, non disposte ad accettare alcun consiglio/critica o a fare un passo indietro né un mea culpa – e dall’altra le minoranze – che fanno opposizione a prescindere, che si astengono da qualsiasi decisione, che prendono le distanze per poi poter rivendicare la propria estraneità a una scelta scellerata alle elezioni successive.

E’ un cane che si morde la coda dove i cittadini sono vittime di un sistema pseudo democratico dove la maggioranza non lascia spazio al confronto e all’accettazione di proposte provenienti dalla minoranza che perde così il suo ruolo di vigilare sull’attività gestionale, ma anche complici perché non si ribellano mai o, se lo fanno, ripropongono quell’atteggiamento dualistico di poc’anzi. A essere leso è alla fine il bene della collettività, che inciampa puntualmente negli interessi personali. Il cittadino perde un’occasione importante, quella di rendersi attore consapevole e libero del confronto pubblico. E, se è vero che i social network hanno offerto questa possibilità, altrettanto vero è che il dibattito ne risulta viziato dai pregiudizi politici, anzi il pregiudizio stesso si amplifica, “corrotto” dalle affermazioni di questo o di quel protagonista politico che fa largo uso di captatio benevolentiae e misura la propria forza istituzionale in base alla quantità di “mi piace” ricevuti. La guerra virtuale lascia il posto poi ai comunicati stampa al vetriolo che puntualmente arrivano in redazione.

Il confronto non esiste, la collaborazione è minata, il giudizio non è mai libero. Chi ha perso di fronte allo schiaffo in Parlamento: Dambruoso, Lupo o noi? E chi perde di fronte agli attacchi a prescindere a cui puntualmente assistiamo durante i consigli comunali? Chi perde quando le strade sono sporche, le tasse sono alte, le attività commerciali chiudono, gli spazi verdi mancano e una provincia ad aspirazione turistica non ha niente da offrire: loro o noi? Giudichiamo un politico in base alla distanza fisica che intercorre tra noi e loro: tanto più sono lontani tanto più ci aizziamo, tanto più sono vicini tanto più siamo pronti a perdonare ogni nefandezza.

La veemenza verbale che ogni giorno perdoniamo ai nostri amministratori impegnati nelle loro beghe personali è recriminabile e condannabile tanto quanto uno schiaffo. E, da chi ci rappresenta, dovremmo sempre pretendere la tutela del diritto di poter esprimere liberamente un’opinione anche, e soprattutto, discordante e poi trasparenza, rispetto, senso di responsabilità. E’ questa la differenza tra una comunicazione sterile, quella a cui assistiamo, e una comunicazione che arricchisce, quella a cui vorremmo assistere.

Giusy Briguglio

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