Il caso della giovane mamma di figli piccoli fatta sloggiare da un alloggio Iacp
Messina – Era una madre single con figli piccoli da mantenere. Aveva trovato un alloggio dignitoso per crescerli, pagando il regolare canone d’affitto: 250 euro al mese che, per chi è sola e coi figli che crescono sono comunque una spesa affatto leggera, da affrontare. In più, si sobbarcava anche il canone Iacp.
Perché l’appartamento è un alloggio Iacp assegnato ad un altro soggetto, che lo aveva locato. Un giorno, però, arrivano le forze dell’ordine e la obbligano ad uscire, notificandole lo sgombero e denunciandola per occupazione abusiva.
Madre sola a 30 anni
La protagonista della vicenda è una 30enne messinese sfrattata da una casa Iacp di Bisconte finita sotto processo e assolta, assistita dall’avvocato Ignazio Panebianco. La sentenza è della giudice monocratica Francesca Capone che ha accolto le ragioni del difensore, riaffermando un principio sancito in giurisprudenza da una granitica sentenza della Corte di Cassazione a proposito di un caso tutt’altro che raro, nel popoloso mondo degli occupanti delle case popolari non soltanto messinesi.
Non è occupazione abusiva
La Suprema Corte ha infatti affermato che non c’è il reato di occupazione abusiva se si dimostra di avere un titolo, nell’occupare l’immobile. Anche nel caso di un immobile di edilizia popolare assegnato ad una persona diversa. E la trentenne messinese di prove che aveva un regolare contratto di affitto ne ha esibite diverse, dalle testimonianze dei vicini alle ricevute.
