Messina internazionale: Pierangelo Pirak, dallo Stretto ai documentari Bbc (e non solo) - Tempostretto

Messina internazionale: Pierangelo Pirak, dallo Stretto ai documentari Bbc (e non solo)

Giuseppe Fontana

Messina internazionale: Pierangelo Pirak, dallo Stretto ai documentari Bbc (e non solo)

domenica 25 Settembre 2022 - 07:54

Da Londra è tornato in città per far vivere ai figli "la mia stessa infanzia felice". Ha fondato la Pomona Pictures e lavora, da qui, con network mondiali

MESSINA – Un’infanzia messinese non si scorda mai. O almeno così è stato per Pierangelo Pirak. Nato poco fuori Londra lui è cresciuto qui, in riva allo Stretto, dai 3 ai 9 anni, con una madre messinese e un papà canadese. La famiglia però è poi ritornata a Londra, dove Pierangelo rimarrà per i seguenti 27 anni, tornando soltanto durante le estati. Lì ha costruito, pian piano, una fitta rete di contatti che lo hanno portato a crescere lavorativamente fino a collaborare per colossi come Al Jazeera e la Bbc, nell’ambito della produzione video, tra documentari e grafiche. Ma il richiamo del mare è stato troppo forte e così ha deciso di tornare, mantenendo i contatti con il resto del mondo, ma da qui, da Messina. E dal 2016 a oggi la sua passione non si è spenta, anzi è aumentata, così come il lavoro, tanto da far decollare il suo progetto: la Pomona Pictures, che vanta altri sette messinesi all’interno e collaborazioni in gran parte del mondo.

Pierangelo, come nasce la sua storia?

“Io sono cresciuto a Londra, ma ho sempre sentito che la mia casa era qui, quel pezzo di autostrada che porta dall’aeroporto a Messina mi riempiva sempre di nostalgia. Dopo la mia laurea in biochimica ad Oxford ho avuto questa stupida idea di voler fare il regista, di raccontare storie. Ho cominciato come tanti nell’industria a fare piccoli lavoretti, poi ho trovato un posto fisso in una casa di post produzione come runner, quelli che portano il tè ai produttori. Ero terribile a fare i tè, me l’hanno dovuto insegnare, ma a montare ero bravo e il mio talento venne riconosciuto e così ha avuto inizio la mia carriera nel settore. A un certo punto mi sono ritrovato a fare regia per dei video aziendali e usavamo un ottimo narratore (voice over artist), noi gli mandavamo le sceneggiature e 300 sterline e lui ce le registrava dal suo studio nelle highlands scozzesi. Fu una grande idea!”.

Continua Pierangelo Pirak: ” Era il 2006: adesso lavorare in smart working è normale, ma da quel momento in poi ho avuto in testa quest’idea del ritorno qui, del rientro in Sicilia. Però la mia voce fa schifo, e né montaggio né regia si possono fare facilmente a distanza così mi sono spostato sulla grafica animata o motion graphics, e passo quattro anni formativi ad Al Jazeera. Grazie a collegi pazienti e generosi che mi spiegano le basi del design e tante ore su tutorial YouTube divento pure bravo. Poi ho trovato anche una donna strepitosa con cui ho formato la mia famiglia. Abbiamo dei figli e sognavo che loro vivessero la stessa infanzia felice che ho avuto io qui a Messina. E in più lì a Londra parlavo loro soltanto in inglese, mentre avrei voluto parlassero anche italiano. Però non ero ancora pronto per tornare a Messina, sapevo che per far funzionare tutto avrei dovuto crescere la mie rete di contatti, per mantenere un flusso continuo di lavoro, e in più mentre ero ad Al Jazeera ho individuato le storie che volevo raccontare”.

E quali erano?

“Ad Al Jazeera ero circondato da giornalisti da tutti gli angoli del mondo, ma erano pochissimi quelli che conoscevano o si interessavano al mondo e alle scienze. Per me la scienza e la natura sono sempre state fortissime passioni. Così mi sono messo a scrivere, prima per le grafiche per il telegiornale che spiegava cose come il Bosone di Higgs e poi per un programma su cure mediche. Poi trovo quello che pensavo fosse il mio lavoro dei sogni al sito di Bbc Earth. Sono stati due anni difficili ma comunque sono riuscito a fare dei buon lavori, incontrare ottime persone e a spostarmi anche sulla produzione di documentari. Dopo di che mi sentivo pronto: ho chiesto al mio capo se potevo lavorare dalla Sicilia, e lui mi ha detto no, ma me ne sono andato lo stesso. L’idea era di lavorare con la mia network di clienti, ma da Messina. Ho iniziato nel 2016 e inizialmente ero da solo, ma il lavoro è aumentato ed era tantissimo. E così ho colto la palla al balzo per fare un’altra cosa che avrei voluto fare da tempo: dare l’opportunità a qualcuno”.

Così nasce la Pomona Pictures?

“Si esatto. Il problema di Messina è soltanto questo, mancano le opportunità. Volevo darle io a giovani o persone come me, a tutti quelli che pensavano di voler fare questo tipo di carriera ma che per farlo bisognava andare a Milano. Non è una cosa che mi sembra giusta. Così con il passare del tempo, man mano che aumentava il lavoro, sono riuscito a trovare degli ottimi collaboratori locali, e abbiamo aperto lo studio. Era il 2020. Poi siamo diventati una società l’anno scorso. Ci sono io, poi Federica Vita, Morgan Maugeri, Davide Pompejano, Giandavide Lo Cicero e Fabrizio Adamo. E adesso sono arrivate Stefania Sottile e Cora Mazullo. Siamo un bel po’ e il lavoro continua ad arrivare. Pomona si divide in due parti: la parte produzione, con al centro documentari come quelli prodotti per la Bbc o quello che ci ha commissionato l’Università di Messina un anno fa; e poi la parte animazione, come i video di Youtube in cui si spiegano determinati argomenti. E a questo si aggiunge un altro lavoro, quello che possiamo definire branding per programmi o film, tutte quelle grafiche che compongono poi il prodotto finale: titoli di testa, infografiche, come appaiono i nomi, poster, e tutto il resto”.

Si è pentito di essere tornato?

“Ora come ora, no. Sono stato di recente lì a Londra. All’inizio mi mancava molto, perché lì c’è tutto a livello culturale. Ma a livello lavorativo non mi è mancato nulla. Anzi in sei anni non ho visto alcuna differenza. Quello che ho fatto qui forse è anche più di ciò che avrei potuto fare a Londra. Non so se lì avrei potuto fondare una società, uno studio e assumere persone. Di sicuro Pomona è cresciuta meglio qui che lì. Qui il talento c’è e ce n’è tanto”.

Cambierebbe qualcosa di Messina?

“Non sta a me fare qualcosa, perché c’è una nuova generazione di messinesi che è fiera di Messina e sono sicuro che la porteranno avanti nel modo giusto. Qui è pieno di talenti, dobbiamo impegnarci a trattenerli. E se ci sono persone volenterose, che vogliono lavorare e sono interessati anche al nostro mondo possono venire a fare esperienza con noi tranquillamente, a modo nostro facciamo quel poco che possiamo fare”.

Qual è il progetto più bello della Pomona?

Sea of Legends è stato un bellissimo progetto. L’Università di Messina ci ha dato ampia libertà per dare sfogo alla nostra creatività, raccontare la storia come volevamo. E come protagonista c’è un mare che amo. Quello è stato molto divertente. C’erano un paio di cose da focalizzare, ma la storia l’abbiamo raccontata per come volevamo. In realtà io non sono mai soddisfatto dei miei lavori. Mi capita solo dopo un po’ di tempo: li riguardo è penso che ‘ah, non sono terribili’. Ma non sono mai davvero soddisfatto, al massimo mi dico che va bene”.

Qual è il sogno?

“Il sogno della Pomona è che continui a crescere, a diventare qualcosa di longeva, che offra opportunità a future generazioni di messinesi. Poi c’è un altro progetto che stiamo già programmando quest’anno. Vorremmo aprire un mix tra un museo di storia naturale e uno di arte contemporanea qui a Messina. Questo è il mio sogno a lungo termine. Praticamente immagino uno spazio interattivo, non tante bacheche da non toccare, ma qualcosa che si auto-crea e si rinnova, come la natura. Immagino spazi con artisti che fanno installazioni dentro la storia della nostra natura, del territorio messinese. Un museo che racconti la storia naturale dell’Europa e del Nord Africa, di Mata e Grifone, di ciclopi e elefanti. Messina è uno di quei posti che sembra non essere mai apprezzato da nessuno, dal mondo, ma ci sono alcuni luoghi spettacolari che vanno mostrati a tutti. Noi ci proviamo anche nei documentari della BBC, quando possiamo mettiamo sempre riprese fatte qui per mostrare piccoli scorci a tutti”.

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