Messina, la scelta di chi vive fuori: tornare per votare o andare via e non farlo? - Tempostretto

Messina, la scelta di chi vive fuori: tornare per votare o andare via e non farlo?

Giuseppe Fontana

Messina, la scelta di chi vive fuori: tornare per votare o andare via e non farlo?

domenica 12 Giugno 2022 - 07:15

Due ragazzi, entrambi di 33 anni, ci spiegano perché si decide di tornare per votare pur abitando fuori da tempo o di non farlo in vista della partenza

MESSINA – Li chiameremo Mario e Filippo, con due nomi di fantasia per rispettare le loro scelte, la loro privacy e le loro vite. Entrambi hanno 33 anni e hanno deciso di lasciare Messina, come tanti della loro generazione hanno fatto da tempo o continuano a fare. La città si svuota dei nati negli anni ’80 e ’90 e anche tra i 18 e i 20 sono sempre di più i ragazzi che vanno via. Mario e Filippo sono l’emblema di una scelta che non è una fuga in cerca di fortuna, né un voler abbandonare Messina, ma semplicemente la decisione di partire, per inseguire sogni, lavori, amori, progetti di vita, che qui in riva allo Stretto erano inconcretizzabili.

Tornare a votare o non farlo?

E se di tanti figli di Messina che sono andati via e sono tornati abbiamo già parlato in passato, oggi, giornata di elezioni, si propone un quesito che tutti loro si pongono da settimane: tornare per votare sindaco e consiglieri comunali o lasciare andare, facendo decidere chi invece resterà e vivrà i prossimi anni in città? Al netto di spese di viaggio, ferie o semplice possibilità di sorvolare l’Italia per tornare qualche giorno in città, in tanti si sono posti questa domanda e noi abbiamo raccolto due testimonianze, una per parte, quelle di Mario e Filippo.

Mario: “Decisione difficile di non votare per sindaco e consiglieri”

Mario è il primo che abbiamo raggiunto. Partirà a fine estate e lascerà Messina, forse per sempre. Una scelta tutt’altro che semplice, ma maturata con convinzione e serenità. “Dopo l’estate lascerò Messina per questioni di cuore e lavoro – ci racconta -. Dopo una vita passata a sperare che migliorasse, a rimboccarmi le maniche per darle nuova luce e restituirle il bello che mi consegna ogni mattina (perché il bello c’è, va solo cercato, scovato, alimentato) ho preso la decisione, una difficile decisione, di non votare per il suo futuro sindaco e per i consiglieri che verranno”.

La scelta: “Messina voterà per un futuro in cui non ci sarò”

“Non sarà la mia città – ci spiega -, e oltre a vedere una campagna elettorale molto spiacevole sotto tanti punti di vista, con un dibattito esageratamente acceso sui toni personali, ho sentito per la prima volta un vero senso di scollamento tra me e la mia città. Continuerà a essere mia, ma Messina voterà per un futuro in cui io, perlomeno per qualche anno, non ci sarò. E mi sembra il minimo che a decidere siano quelli che invece ogni mattina si alzeranno, si guarderanno allo specchio e ancora una volta potranno dire che stanno dando tutto ciò che hanno per migliorare Messina”.

Filippo: “Messina è la mia città”

Filippo, invece, è all’opposto. Come Mario ha lavorato molto, facendo anche tante cose diversi, ma poi la sua strada l’ha portato a Roma, dove vive da tempo. Ciò nonostante ha deciso di tornare e votare, per una scelta che riguarda la città che sente ancora sua: “Anche se Messina nei miei 33 anni non ha mai brillato come città in cui i giovani potevano farsi un futuro solido rimane comunque il posto che mi ha dato i natali, cullato, cresciuto e insegnato dure lezioni che hanno fatto male ma che sono servite. Messina è il posto dove ho lasciato diverse ‘famiglie’ oltre quella biologica, Messina è quella città dove ho imparato l’importanza di sapersi prendere il tempo giusto (cosa fondamentale per chi vuole lavorare senza perdersi nella frenesia di una società massacrante), ed è la città dove ho sognato e progettato”.

La scelta: “Vorrei ritrovare Messina in splendida forma”

“Questa premessa – prosegue Filippo- è per dire che Messina si odia e si ama e probabilmente la maggior parte di quelli che partono non vorrebbero partire, e se esiste anche una piccola possibilità di poterci tornare allora vorrei poterla ritrovare in splendida forma e godermela come sarebbe stato giusto. Ma anche se non dovessi più tornare… sarebbe bello che chi odia e ama Messina come faccio io avesse la possibilità di sognare e progettare un futuro a portata di mano”. In quanti, da lontano, sperano in una città diversa? Di quanti di loro vi abbiamo parlato nel corso dei mesi, spesso realizzati altrove ma con lo sguardo rivolto sempre a “casa”?

Mario e Filippo simboli di una generazione

Le due scelte, quelle di Mario e Filippo, non sono giudicabili in nessun caso. Ciò che ha spinto questi ragazzi ad andare via è ciò che ha spinto centinaia, migliaia di persone nel corso degli anni. Tutti loro, che si voti o meno, vorrebbero rivedere Messina splendere, come ci hanno raccontato per molto tempo nonni e trisavoli. Tutti loro, che siano tornati per scegliere o che abbiano dato il potere di decidere a chi continuerà a vivere qui, sono figli di una Messina che merita di più e che vorrebbe diventare un luogo di ritorno e non soltanto di partenza.

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Un commento

  1. io di figli ne ho quattro, tutti laureati nella nostra città e tutti a lavorare fuori, voto da sempre e quest’anno avevo deciso di non votare, ma voglio sempre esprimere la mia opinione. non va meglio ai miei coetanei con figli. la nostra classe politica vale meno di zero da sempre. i partecipanti alle campagne elettorali dicono sempre le stesse cose non hanno mai fatto nulla, per non parlare di quelli che scaldano poltrone a Palermo e Roma

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