Si è spento giovedì scorso a Milano. Oggi alle 11.30 i funerali a Messina, al Savio. La lettera del prof. Pippo Rando
“Caro Pippo, andiamo sempre fieri della nostra amicizia, nata sui lontani banchi del ginnasio e irrobustita nel tempo lungo della vita. Eravamo molto allegri e fantasiosi, in quella prima giovinezza. Ricordi? Il travolgente Rock and roll, le canzoni francesi alla moda (Et j’entends souffler le train), le risate per un nonnulla, i primi innamoramenti, le confidenze sulle nostre, magari inventate, valentie sentimentali”.
Il prof. Pippo Rando scrive una lettera in ricordo del giudice Pippo Savoca, scomparso giovedì scorso a Milano, i cui funerali sono oggi a Messina, alle 11.30, alla chiesa del Savio.
“Ci accomuna, da sempre, in primis, la coscienza – lo sappiamo bene – della nostra origine popolare: tuo padre, carabiniere (mi pare), veniva a portarti ogni mattina – con una tenerezza che avresti detto materna – alle 11,20, durante la “ricreazione”, una focaccetta che comprava nel panificio antistante: «Pippo studia anche di notte, si deve rinforzare; voletevi bene; aiutatevi». Le nostre mamme casalinghe. Io fratello maggiore di due fratelli, tu fratello maggiore di una sorella. E la sensazione, soprattutto, di essere soli nel mare magnum della vita e la voglia impellente di crescere, di farcela, ma anche di dover puntare tutto sulle nostre forze. Nonché un ineluttabile antagonismo – poi divenuto coscienza di classe – contro certi potentati. E ce l’abbiamo fatta. L’incontro con le donne della nostra vita: il matrimonio, la famiglia, la casa, i figli (due dolcissime femmine a testa!). Tu, magistrato illustre, in una città provinciale e vischiosa, come Messina; io, professore ordinario di Letteratura Italiana in una Università famosa, ma non insigne sul terreno della meritocrazia e della trasparenza. Ambedue, non particolarmente graditi – diciamolo – al «sistema» (come lo si chiamava nel Sessantotto). E poi, purtroppo, la mazzata che un sistema (rieccolo!) politico-giudiziario-giornalistico di stampo paramafioso ti ha inferto tra capo e collo: avrebbe fatto stramazzare chiunque (e che dolore ti hanno provocato i voltafaccia e/o le prese di distanza di certi amici). Ma tu hai resistito con la forza dell’orgoglio e della verità. E sei uscito alla grande: assolto da tutte le accuse e riconfermato nel tuo ruolo prestigioso, ancorché malridotto e pieno di acciacchi. Gli stessi che ti hanno portato alla dipartita inattesa da questa valle di lacrime. Ma tu, Pippo carissimo, ci sei, e resterai sempre, con i tuoi cari affranti e con tutti noi, compagni della mitica Sezione A del “Maurolico”: nei nostri cuori e nelle nostre menti”.
