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Mafia: a processo 8 mazzarroti per l’aggressione al carcere di Gazzi

Alessandra Serio

Mafia: a processo 8 mazzarroti per l’aggressione al carcere di Gazzi

giovedì 16 Febbraio 2017 - 23:27
Mafia: a processo 8 mazzarroti per l’aggressione al carcere di Gazzi

Sei rinvii a giudizio e due abbreviati alla fine dell'udienza preliminare per gli autori della spedizione punitiva ai due pregiudicati legati all'ex boss pentito Carmelo Bisognano.

Vanno a processo i pregiudicati dei clan di Barcellona e Mazzarrà Sant’Andrea accusati di aver pestato in carcere, a Gazzi, Angelo Lorisco e Stefano Rottino, i fedelissimi dell’ex boss Melo Bisognano. Una spedizione punitiva che serviva a dare una lezione ai due dopo che l’operazione Vecchia Maniera ha svelato che entrambi erano ancora molto vicini a Bisognano, malgrado fosse passato alla collaborazione con la giustizia.

Il giudice per l’udienza preliminare Monia De Francesco ieri sera ha rinviato a giudizio tutti gli imputati, ad eccezione dei due di loro, Mario Pantè e Salvatore Torre, che hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato, e che torneranno quindi davanti al Gup per celebrare il processo “allo stato degli atti”, saltando il dibattimento. Andranno davanti ai giudici di primo grado a partire dal prossimo 18 maggio, invece, gli altri sei indagati accusati di lesioni gravi, resistenza a pubblico ufficiale aggravati dall’appartenenza all’associazione mafiosa.

Subiranno il processo quindi Salvatore Bucolo, Angelo Bucolo (considerato il nuovo reggente dei mazzarroti, fratello dell’ex sindaco Salvatore, solo omonimo del primo nome indicato nell’elenco), Maurizio Trifirò, Santino Benvenga, Carmelo Maio, Sebastiano Torre, Mario Pantè e Marco Chiofalo.

L’aggressione risale al 26 maggio dello scorso anno, il giorno dopo l’ingresso in carcere seguito al blitz Vecchia Maniera. Intorno alle 14, al rientro dal cosiddetto passeggio, i detenuti del primo piano si erano insolitamente posizionati ognuno davanti alla propria cella, come in attesa di un evento che sarebbe accaduto a breve. Pochi istanti dopo, Chiofalo, Pantè, Torre e Maio, dopo aver vanificato l’intervento dell’agente di polizia penitenziaria addetto al piano – che ha riportato a sua volta lesioni – avrebbero letteralmente trascinato Lorisco fuori dalla cella, picchiandolo brutalmente, senza che nessuno degli astanti intervenisse in difesa dell’aggredito.

Ad indagare sull’aggressione sono stati i carabinieri del Ros di Messina e i pm della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Gli stessi magistrati antimafia hanno coordinato l’inchiesta Vecchia Maniera che ha svelato come l’ex boss continuasse ad operare insieme ai due pregiudicati e si era messo in contatto con un altro colletto bianco del clan, che in passato aveva accusato, il gioiosano Tindaro Marino.

Dopo aver arrestato Bisognano, Marino e i due e i fiancheggiatori, gi inquirenti hanno inviato una serie di atti ai magistrati della Procura di Rieti perché verifichino le condotte di un gruppo di carabinieri, al tempo in servizio di scorta al pentito Bisognano, sospettati di favoreggiamento con l’aggravamento di avere favorito l’associazione mafiosa.

Alessandra Serio

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