Messina, "la Sicilia comincia da qui": i 7 anni di attività della Pro Loco Capo Peloro - Tempostretto

Messina, “la Sicilia comincia da qui”: i 7 anni di attività della Pro Loco Capo Peloro

Giuseppe Fontana

Messina, “la Sicilia comincia da qui”: i 7 anni di attività della Pro Loco Capo Peloro

domenica 01 Maggio 2022 - 07:19

Il presidente Nello Cutugno ci ha raccontato come tutto è nato, i traguardi e i problemi con cui l'associazione fa ogni giorno i conti: "La città ha potenziale pazzesco"

MESSINA, CAPO PELORO – Si parla sempre più spesso di un territorio da valorizzare, di Messina che potrebbe vivere di turismo ma che non ne ha la voglia o le abilità. Lo si fa mentre siamo ormai alle porte di una stagione estiva cruciale, quella che arriva dopo due anni di pandemia, mentre orde di turisti italiani e stranieri arrivano ogni giorno con le crociere e affollano le strade del centro città. Messina ha il potenziale, così com’è, per accoglierli?

C’è chi questo potenziale prova a sfruttarlo e incrementarlo, valorizzando il territorio. E lo fa da anni, rimboccandosi le maniche e senza voler niente in cambio. Si chiama Pro Loco Capo Peloro e tra pochi giorni compirà il suo settimo compleanno. Per questo ci siamo fatti raccontare dal presidente Nello Cutugno la storia di una delle associazioni più attive in riva allo Stretto, i risultati, i problemi e cosa si può fare per alzare l’asticella e rendere Messina un luogo di cui andare fieri e orgogliosi.

Nello, la Pro Loco Capo Peloro nasce da un cambio di prospettiva, non solo tua ma di altri ragazzi. Una visione del territorio che parte da lontano

Ho avuto la fortuna di poter viaggiare per lavoro e per svago. Ho vissuto una decina d’anni all’estero, di cui 8 a Londra: questo mi ha cambiato la vita e mi ha fatto conoscere meglio me stesso e il valore della mia terra. Quello che ci ha legato con questi ragazzi è stato innanzitutto il riconoscere la bellissima infanzia passata a Capo Peloro. In termini di rapporto con la natura, di territorio, ma anche di vita legata a tradizioni e famiglia. Questo valore ci è stato utile anche nelle nostre carriere e nel lavoro di tutti i giorni. Ma è anche un sentimento che sembra quasi una “malattia”, che ci porta a essere visceralmente legati a questo luogo. Confrontandomi con altri amici e colleghi, anche di altre nazionalità, non ho mai trovato questa passione che noi mostriamo verso la nostra terra.

Molti non capivano perché parlassi sempre di un piccolo villaggio di Messina: perché è lì che sono cresciuto, lì è dove ho fatto i primi massi tenuto per mano da mio nonno, lì ho vissuto i primi amori. La nostra generazione (e forse ancor di più quella precedente) ha sviluppato questo sentimento e da lì è nata la voglia di dare valore al territorio, di farlo conoscere, tutelarlo e curarlo. Tutto questo si può trasformare in una forma di orgoglio, di riscatto, di rispetto della propria identità. E sono rientrato in Italia per questo, per riconquistare uno spicchio della mia terra e ritrovare la mia identità di siciliano e messinese. Per me questo ritorno è sempre stato un passo in avanti, non uno indietro.

Qual è stata la miccia che ha dato il via alla nascita della Pro Loco?

Tutto nasce nel 2015. In quel periodo ho preso un anno sabatico dalla Disney, da Londra. Ancora non si utilizzava molto Facebook dal punto di vista promozionale e commerciale dalle nostre parti, e io allora ho creato una pagina, pur vivendo ancora all’estero, come se già esistesse la Pro Loco. Dopo i primi like di incoraggiamento, ho mandato una mail a una ventina di ragazzi, sapevo potevano essere interessati. Avevo solo scritto che ci sarebbero stati incontri per far nascere una realtà in grado di aiutare tutti a promuovere il territorio, a livello sociale ed economico. Era il 15 maggio, siamo vicini al settimo compleanno. Ho avuto subito un grande riscontro: da Paolo Alibrandi che è stato uno dei fondatori a Barbara Buceti attuale vicepresidente, i fratelli Mangraviti che si occupano della parte del lago, ma c’era anche Peppe Sanò con il quale si sono condivise le battaglie a difesa del nostro mare, e questi solo per citarne alcuni. Eravamo una ventina. Ho fatto una presentazione di quale fosse l’idea ed era semplice: tutti ci univamo intorno al territorio. Si faceva riferimento a varie leve socio-economiche, come ad esempio che solo tenendo le spiagge pulite avremmo potuto aumentare il proprio valore delle nostre case del 20 per cento.

La prima cosa fatta è stata proprio una campagna sulla tutela dell’ambiente. Avevamo capito che bisogna fare cose piccole ma concrete e sembrava un po’ clima in stile dopoguerra, quando tutti si uniscono con orgoglio per ricostruire qualcosa. Per noi è stato così, dovevamo ricostruire. E questo orgoglio ancora ci lega. Il discorso dell’ambiente, dicevo, è stato il primo che abbiamo abbracciato. Volevamo difendere il territorio mettendoci la faccia. E prima di tutto abbiamo spostato la visione dell’ospitalità verso l’esterno sviluppando un sentimento semplice: quando ospiti qualcuno a casa tua vuoi che tutto sia bello. Tutti insieme abbiamo pulito le spiagge, creato giochi, portato gente vicino al mare e fatto rete con altre associazioni. Da lì, piano piano, siamo andati avanti. Oggi fa figo tornare su dalla spiaggia con il sacchettino della spazzatura, ma 7 anni fa ancora non era così.

Uno dei risultati più grandi di questi 7 anni di attività può essere proprio questo cambio di visione?

Assolutamente sì, se pensi che la nostra influenza con le associazioni che ci circondano è stata determinante. Pensiamo alla grandissima attività di Giovanni Ficarra e dei canottieri Peloro: lui e i suoi ragazzi, tra una sessione e l’altra di allenamento, organizzano attività di raccolta rifiuti valorizzando il rapporto con il lago e la riserva e come punto di riferimento ha avuto le iniziative della Pro Loco. E sottolineo un altro aspetto: eravamo abituati a sfruttare le domeniche per le nostre campagne, ma da un po’ di tempo ci siamo dedicati a supportare l’attività e le iniziative delle altre associazioni. Questo vuol dire che se prima eravamo solo noi ora il calendario è pieno ed è la cosa più bella. Questa è una vittoria.

Da li poi sono arrivati i festival in spiaggia, 4 edizioni del Capo Peloro Fest e 3 del Festival degli Aquiloni che hanno portato a Capo Peloro migliaia di visitatori. In modo costante abbiamo visto crescere i risultati sui social ed oggi la nostra pagina Facebook (primo strumento di promozione in tutta la città per il nostro territorio) conta quasi 20mila followers. Nel 2017 la pubblicazione del fumetto “Capitan Peloro” con le grafiche di Lelio Bonaccorso e nello stesso anno la pubblicazione della prima edizione del libro “Le Storie di Nonno Peloro” e nel 2019 la seconda con oltre 2500 copie vendute (oggi alla sua terza edizione in lavorazione) ed il lancio dei tour esperienziali nel lago di Ganzirri tramite i quali abbiamo aperto il turismo concreto nella Riserva di Capopeloro (ancora monca di un regolamento a tal riguardo) ospitando tantissimi turisti e tantissime scolaresche (escluso il periodo covid, circa 1000 bimbi ogni anno hanno visitato il nostro lago ed i suoi personaggi).

Il discorso Pro Loco è nato da uno studio preciso, giuridico ed economico. Volevamo una realtà molto operativa sul territorio e che avesse rapporti stretti e diretti con le istituzioni, pur trattandosi di volontariato. Volevamo dimostrare che lavorando insieme con un’unica visione , ed attraverso l’amore per il nostro territorio, avremmo potuto cambiare le cose e che sarebbero nate opportunità e cosi siamo diventati anche incubatore per start-up. Il sociel cafe’ Casa Peloro l’esempio più conosciuto che adesso è una società di capitali con una decina di dipendenti. Dopo di noi sono nate altre 3 Pro Loco: Messina Sud, Centro e Faro Superiore. La rete, però, è fondamentale. Fare rete con tutti coloro che condividono il rispetto del territorio e la valorizzazione è la base della nostra attività. Con gli scout, ad esempio, condividiamo tutti i principi sull’ambiente. Abbiamo già citato i canottieri Peloro, poi c’è la Cooperativa Lago Grande, protocolli d’intesa con la fondazione Horcynus Orca, e l’ultima collaborazione è arrivata con l’Asd Nuova Peloro che si allena all’Annunziata ma ci piacerebbe farli allenare a Capo Peloro, dove purtroppo non abbiamo più campi.

Dopo gli aspetti positivi, le note dolenti. Quali sono e possono essere le difficoltà?

Noi diciamo sempre che lavorare per la Pro Loco è terapeutico. Tutti noi dedichiamo il proprio tempo alla valorizzazione del nostro territorio, dimostrandogli l’amore che proviamo, ma chiaramente la cosa più complicata è affrontare le difficoltà che troviamo. C’è un problema grandissimo che è legato alla mentalità e al modo in cui si guarda al sistema: la gente ha sfiducia nelle istituzioni. Messina è un Comune molto grande e con zone con caratteristiche totalmente diverse tra loro. La Proloco nasce per migliorare la qualità della vita dei cittadini di Capo Peloro e dunque il nostro motto: PRO-teggere il nostro ambiente, PRO-muovere il nostro territorio, PRO-gettare il nostro futuro.

La Pro Loco è apartitica e indipendente, ma svolge attività di politica sociale ed è legata all’amministrazione Comunale da statuto, chiunque sia e sarà il sindaco e chiunque saranno gli assessori noi saremo al loro fianco per perseguire gli obiettivi e le finalità dell’associazione. Vogliamo essere il braccio operativo dell’amministrazione sul territorio per la promozione turistica. Ahimè, però, la collaborazione ha i suoi alti e bassi e diverse difficoltà. Faccio un esempio: da 5 anni chiediamo al Comune di poter fare un Infopoint gratuito e ci troviamo purtroppo ancora un casotto, messo lì a piazza Granatari, di legno, chiuso col catenaccio e mai utilizzato. E la cosa più eclatante è un’altra: abbiamo a Torre Faro una biglietteria degli aliscafi senza gli aliscafi. Quindi i problemi sono diversi. La mentalità, la sfiducia nelle istituzioni, le stesse istituzioni che dal punto di vista burocratico hanno una miriade di problemi, l’operatività nulla sul territorio.

Manca una visione d’insieme, secondo te?

Sostanzialmente manca una regia, non sappiamo dove stiamo andando: uno vuole togliere il seaflight, uno lo vuole mettere, il parcheggio Morandi c’è chi lo apre d’estate e chi tutto l’anno. Abbiamo proposto la parte del Camping dello Stretto da adibire a parcheggi, ma ancora nulla. Di posti abbandonati ne abbiamo tanti, abbiamo constatato sulle mappe che oltre il 25 per cento del territorio non è fruibile per i cittadini. Ma torniamo alla base: abbiamo la biglietteria degli aliscafi senza aliscafi, questo ci fa capire quanto è a terra la nostra società. Senza pensare alle attività commerciali che chiudono.

Molti ci chiedono di isole pedonali e che progetti ci sono per l’estate. Non è possibile che a fine aprile, ormai a maggio, non sappiamo dove si parcheggerà, come far lavorare il territorio, come far vivere i residenti: si creano guerre tra poveri. E questo accade perché non ci sono strategie e certezze. Abbiamo spesso richieste di persone che vogliono investire, ma il ruolo strategico dell’amministrazione è povero. E includo anche il quartiere, non attacco persone ma l’ente in sé che non ha potere. Non abbiamo un Infopoint, non abbiamo una sede nonostante ci toccherebbe, quindi la sensazione qual è? Che se non ci si unisce tutti insieme in una visione comune per il benessere e lo sviluppo sostenibile del nostro territorio non si va da nessuna parte. Non parlo di cose astratte o di aria fritta, in Sicilia tanti comuni e paesi hanno fatto questo passaggio e i risultati sono evidenti. Capo Peloro è un angolo della Sicilia rimasto fuori dai giochi. Ma per noi della Proloco Capo Peloro “La Sicilia comincia da qui!” E per questo continueremo a lottare.

Che messaggio lanceresti ai cittadini messinesi?

La scoperta di se stessi è una delle scoperte più belle. Io e i ragazzi della Pro Loco siamo riusciti ad apprezzare davvero tutto guardandolo dall’esterno, viaggiando. I ragazzi a Messina devono uscire dalla città, dovrebbero andare, curiosare, confrontarsi con ciò che c’è all’esterno per poi tornare. Il nostro territorio è fertile e non ce ne rendiamo conto se continuiamo a guardaci uno con l’altro sviluppando solo critiche e gelosie troppo spesso legate all’inefficienza del sistema. Ci si dovrebbe rendere conto di quello che abbiamo, con la consapevolezza che c’è una messinesità che avrà sempre un posto a tavola in tutto il mondo.

Sono tanti i ragazzi che lavorano “fuori” e che lo possono testimoniare. Che sia questo anche un messaggio chiaro per tutto il mondo della politica che proprio in questi giorni è occupatissima nella campagna elettorale. Guarda un po’, tanti ci contattano per chiedere il voto e pochissimi si ricordano di parlare e affrontare i contenuti esposti nei punti precedenti. Non dobbiamo accontentarci. Non dobbiamo rimanere vittime di dinamiche di gestione assurde. E penso sempre a come sia stato possibile creare una biglietteria per gli aliscafi senza gli aliscafi: è un paradosso, è il nostro fallimento. Ma dobbiamo reagire e bisogna farlo guardandosi dall’esterno. Abbiamo tra le mani una città con un potenziale pazzesco ma dobbiamo imparare che non sono solo parole, dobbiamo essere noi a viverla meglio. Il cambiamento chiaramente deve partire da noi e con la consapevolezza che il nostro vero tesoro è il territorio!

C’è un aneddoto che sintetizza bene tanto di ciò che hai detto

Sì. Qualche giorno fa mi sono trovato a fare un aperitivo con dei clienti a Parigi. Tra una cosa e un’altra, come spesso mi accade, ho tirato fuori il telefono per far vedere il posto in cui vivo. Ci tengo sempre a far vedere che sono siciliano ma di questo punto specifico, di Capo Peloro, di Messina. Un luogo che incredibilmente spesso è fuori dai giochi siciliani, parlando di turismo e non solo. Ho pensato di far vedere le foto del Pilone, visto che eravamo a pochi passi dalla Tour Eiffel. Ho spiegato loro che si tratta della seconda struttura in ferro più alta d’Europa appunto dopo la Tour Eiffel ed è alta 250 metri. Loro mi hanno guardato con un’espressione del tipo: “e quindi?” – “Si può salire? No. Si può visitare? No”. E parte la risatina. Per me quella risatina è come un pugnale allo stomaco.

Allora ho capito che mi stavano dicendo che secondo loro forse sarebbe meglio toglierlo quel pilastro. Ed ho riflettuto: ma se persone che dovrebbero venire a trovarci non capiscono quello che per noi è diventato un simbolo, forse siamo noi a dover cambiare prospettiva? Il pilone per me è un simbolo che porto nel cuore, ma in effetti oggi come non mai o va sfruttato a dovrebbe essere rimosso. La nostra messinesità si merita di più. Girando e viaggiando, confrontandomi con colleghi, amici e clienti, mi sono reso conto che sembriamo quasi strani o dei perdenti.

E quindi non si sa perché noi siamo legatissimi a questo simbolo, affascinante la grandezza che ha anche se la sua storia molto meno. Ha fatto più male che bene quando è stato utilizzato, problemi di salute, lavori e costi. E non mi sta bene: io non voglio essere il perdente che ha una biglietteria dove non arrivano gli aliscafi o il perdente che ha un pilastro di ferro sulla spiaggia che non ha alcuna effettiva utilità. E non ha manutenzione da 25 anni: ma ci pensate se si staccasse un pezzettino di ferro da lì? Bisognerebbe isolare ed evacuare tutta la zona, sarebbe un disastro. Guardandoci dall’esterno si può arrivare a soluzioni che ci sembrano impensabili, come quella di rimuovere un simbolo o farlo diventare in effetti un’attrazione. E guardandoci dall’esterno dico anche un grande “Viva Capo Peloro”, perché la Sicilia comincia da qui.

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