Messina raccontata dai fumetti di Lelio Bonaccorso: "La città si è sempre rialzata" - Tempostretto

Messina raccontata dai fumetti di Lelio Bonaccorso: “La città si è sempre rialzata”

Giuseppe Fontana

Messina raccontata dai fumetti di Lelio Bonaccorso: “La città si è sempre rialzata”

domenica 14 Novembre 2021 - 07:00

I lavori del fumettista messinese fanno il giro d'Europa: "Impariamo dalle nostre radici. Dietro ogni difficoltà nascono nuove opportunità"

Messina sforna talenti e li lancia in giro per l’Italia, l’Europa e il mondo. Domenica dopo domenica, stiamo cercando di trovarli e raccontarvi le loro vite, le loro storie. Ma se fosse la storia stessa di Messina a dover essere raccontata in modo diverso? Questo e tanto altro c’è nella nostra intervista a Lelio Bonaccorso, 39enne fumettista di fama internazionale, messinese e innamorato di Messina, quest’ultimo un fattore da non sottovalutare. Lelio cresce con l’idea di voler fare questo, disegnare e raccontare storie, e poi lo fa, ci riesce, con Messina sempre al centro. Tra progetti realizzati e opere future con un team di soli messinesi a fianco, Lelio lancia un messaggio di speranza a chi, come lui, decide di restare.

Come nasce il Lelio fumettista?

Avevo circa 5 anni e mia madre mi ha chiesto cosa volessi fare da grande. Ho risposto due cose: la prima era che volevo disegnare Topolino, la seconda era l’archeologo, nello specifico Indiana Jones. Questa cosa è rimasta dentro di me fino alla scelta da prendere alle scuole medie, no? Tra il liceo classico e l’istituto d’arte. Ho scelto quest’ultimo e poi da lì non è stato semplice. All’epoca non c’era nulla, davvero nulla, nel nostro ambito. Io e mio cugino abbiamo scritto e disegnato un fumetto e siamo andati in giro per l’Italia per capire se fosse pubblicabile o meno. Non ha funzionato ovviamente, ma mi ha permesso di conoscere la scuola dei fumetti di Palermo. Una realtà tra le più importanti al mondo, che sforna talenti che lavorano in tutto il mondo: Marvel, Dc, Disney. Molti ragazzi che escono da lì sono messinesi.

Nella nostra città c’è una bella comunità di fumettisti, tutti molto giovani. La mia scelta di restare qui è stata anche per loro: avevo la necessità di aiutare chi volesse realizzare fumetti a capire come fosse possibile farlo anche restando a Messina. Ho tenuto degli incontri in cui ne parlavo, sottolineando che qui in Sicilia c’è questa scuola e non abbandonare il nostro territorio è possibile. È un aspetto fondamentale dal punto di vista sociale, perché lo spopolamento sta diventando una morte lenta e inesorabile, ma anche dal punto di vista economico, perché restando arricchisci la tua realtà, si guadagna e si spende qui. E a questo va aggiunto l’arricchimento culturale e civile.

Qual è stato il momento in cui hai capito che potevi davvero inseguire il tuo sogno?

In realtà non ho mai avuto dubbi, l’ho sempre saputo: potevo farcela. Il lavoro che mi ha lanciato è stato quello su Peppino Impastato, scritto da Marco Rizzo. Io ho curato i disegni ed è stato edito da Becco Giallo. Ha fatto nove ristampe, pubblicato in Francia, Belgio e in Olanda. E soprattutto è un fumetto che dopo più di dieci anni viene usato nelle scuole come libro di testo. Ad esempio in Francia viene usato con i ragazzi che studiano italiano. Questo è il lavoro che mi ha lanciato, perché dopo la prima edizione mi ha contattato Rizzoli, poi ho lavorato con Marvel, Dc, Disney, Mondadori. Oggi mi muovo soprattutto sul mercato francese e oltre a quello italiano. Ma noi siamo abbastanza vagabondi e lo sono anche io, pur restando in città. La mia casa è Messina.

Quale progetto ti rende più orgoglioso?

I fumetti sono come i figli, difficile scegliere quale preferisci. Posso dire che uno di quelli a cui sono più legato è quello fatto insieme a Nadia Terranova, “Caravaggio e la ragazza”. L’abbiamo espressamente richiesto a Feltrinelli: volevamo ricostruire una Messina che non c’era più, quella del 1600. Non potevamo fare un film, ma attraverso il libro facciamo vedere alla gente com’era, le usanze, la storia di questa città. Poi ovviamente quello su Peppino Impastato, ma anche “Salvezza”. Io e Marco Rizzo siamo stati 20 giorni sulla nave Aquarius, un’esperienza molto intensa.

Che rapporto hai con Messina?

Io ho deciso di restare. Sono fortunato perché lo posso anche fare, visto che questo lavoro è da sempre in smart working. L’ho scelto e l’ho potuto fare, tanti altri a causa proprio del tipo di lavoro non possono. Il mio rapporto con Messina è splendido, per me è un posto bellissimo. Di professione racconto storie e per quanto mi riguarda Messina è un’ispirazione assoluta. Il problema è che non sappiamo molte cose del nostro passato, della nostra storia, e il mio obiettivo è raccontare proprio questo. Voglio dire alla gente chi siamo, perché se non conosciamo le nostre radici non possiamo crescere. Purtroppo spesso non è importante che una cosa sia vera, ma che la gente ci creda: quindi se noi continuiamo a dire che siamo scarsi, inferiori agli altri, finiremo per crederci. Questa cosa ci renderà sempre insufficienti. Siamo molto più di questo, ma dobbiamo ricordarlo.

Mi sono detto: perché non raccontare queste storie? Questo è uno dei principali obiettivi per cui sono rimasto a Messina e per cui racconto sempre la città. Il mio prossimo libro uscirà nel 2022 e parla della storia di Dina e Clarenza, ambientato durante il Vespro siciliano, a Messina. È scritto e disegnato da me ed è colorato da un’equipe formata soltanto da ragazzi messinesi: Giuliana La Malfa, Alessandro Oliveri, Giuliana Rinoldo e Deborah Braccini. I messinesi parlano sempre di terremoto e da una parte ci sta. Ma se pensiamo continuamente solo alle disgrazie e ai torti subiti non ci risolleveremo. Ci dobbiamo rendere conto che parliamo di una città che ha sofferto tanto ma si è sempre rialzata. I problemi ci sono, non voglio fare il negazionista, ma dietro ogni difficoltà c’è anche un’opportunità.

Che cosa ti senti di dire a chi insegue qui i suoi sogni?

Partire non significa per forza non tornare più. Io mi sono formato fuori, ho studiato a Palermo, e poi ho deciso di tornare e portare l’esperienza che avevo. Ciò che dico sempre ai ragazzi che chiedono consigli perché vogliono fare fumetti a livello professionale è che io l’ho fatto, che è fattibile. Bisogna fare rete, chiedere consigli, aprirsi agli altri: se uno vuole fare questo mestiere oggi si può fare anche da Messina.

Per me le istituzioni pubbliche e private dovrebbero incentivare chi investe in smart working, con agevolazioni e opportunità che rendano più interessante restare a Messina o venire qui da fuori. Si può fare, se hai la possibilità di lavorare qui e poi esci e hai certe bellezze intorno, il panorama, il clima, le bellezze della città, sfido che qualcuno non possa reputarla appetibile come possibilità. Ho conosciuto gente messinese fortissima, ma a volte neanche lo sappiamo che ci sono concittadini così bravi. E qui a Messina manca proprio questo: c’è poco spirito aggregativo.

3 commenti

  1. Le storie di Lelio sono molto belle.
    Fatele leggere anche ai vostri figli.
    A me è piaciuto moltissimo l’albo che racconta di Jan Karski.

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  2. Complimenti, dici delle cose vere e con senso positivo, i tuoi pensieri sono le basi di una rinascita della città di Messina, questo ovviamente può avvenire nel tempo e con le forze di ”tutti” ma una città come la nostra merita tanto di più, dovevo andarmene, per poter apprezzare il suo splendore.

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  3. un lavoro fantastico! …bravissimo!

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