Le indagini della Dia sui fratelli Pellegrino, il presunto prestanome e i lavori nel mirino degli investigatori
Messina – Risalgono al 2009 i primi dubbi della Procura di Messina sui fratelli Nicola (64 anni) e Domenico (56) Pellegrino, imprenditori del movimento terra della zona di Santa Margherita, andati ieri agli arresti domiciliari dopo la nuova indagine della Direzione investigativa antimafia sulle loro attività. La giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza ha autorizzato anche la sospensione per un anno dalle attività imprenditoriali di Roberto Cacopardo (50), per il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità mafiosi. In sostanza secondo l’ipotesi della magistratura messinese era titolare di due autocarri in realtà acquistati dai Pellegrino e da loro impegnati per lavori di movimentazione terra e trasporto e smaltimento inerti.
Il prestanome e l’impresa schermo
Secondo gli investigatori l’impresa Angela Costruzioni di Roberto Cacopardo era utilizzata come schermo dai Pellegrino per celare lo svolgimento di una “propria” attività d’impresa condotta nel predetto ambito operativo. Gli agenti del tenente colonnello Vincenzo Letizia, referente del sottocentro Dia di Messina, hanno spiccato avvisi di garanzia per 21 persone complessivamente, sospettate a vario titolo di reati ambientali, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e gestione di rifiuti non autorizzata.
I lavori pubblici effettuati dalle imprese collegate
Le imprese e i mezzi effettivamente riconducibili ai Pellegrino erano impegnati, emerge dal provvedimento della magistratura in quattro lavori pubblici: la ristrutturazione della sede del Comando interregionale carabinieri Culqualber, l’adeguamento sismico della scuola Cumia superiore, la realizzazione di un asilo nido nell’ex scuola Capitan Traina a Bordonaro, la riduzione del rischio alluvioni nell’area compresa tra il torrente San Filippo e il Giampilieri e tra il torrente Gallo e il torrente Annunziata. Lavori appaltati all’impresa formalmente di Cacopardo.
I fratelli Pellegrino, dalle inchieste del 2009 ad oggi
Nel 2009 i fratelli Pellegrino finiscono nel mirino della Dia di Messina che sequestra un patrimonio stimato intorno ai 50 milioni di euro tra giugno e autunno dello stesso anno. Il provvedimento diventa confisca definitiva nel 2018. Oltre ai dubbi sul cemento adoperato nelle imprese dei fratelli, definito “impoverito” dai consulenti della magistratura, gli inquirenti avevano puntato il dito contro i legami con la criminalità organizzata, ricostruendo la genesi della famiglia. Nel 2016 la Direzione investigativa antimafia mette i sigilli a beni per altri 5 milioni di euro. I Pellegrino hanno però continuato ad operare con proprie imprese, malgrado i provvedimenti giudiziari. Da qui gli arresti.
