Sequestrati case, terreni, imprese, conti correnti, impianti per il calcestruzzo ed anche la villa di famiglia
Uno dei più ingenti sequestri di beni compiuto in Italia negli ultimi mesi. Un’operazione che ha consentito alla Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Messina di aggredire il patrimonio dei fratelli Nicola, 47 anni e Domenico Pellegrino, 39 anni, imprenditori di Santa Margherita ritenuti dagli investigatori vicini al boss della zona sud Giacomo Spartà.
All’inizio degli anni ’90 la loro famiglia fu impegnata in una sanguinosa faida con i Vitale e successivamente alcuni esponenti dei Pellegrino finirono nelle maglie della giustizia.
Da tempo sembravano essersi defilati ma non era così. I Pellegrino si erano dedicati anima e corpo alla loro attività di imprenditori nel settore del movimento terra, degli sbancamenti e delle forniture di calcestruzzo ma ricorrendo a sistemi illeciti, secondo quanto accertato dagli investigatori. Sistemi che hanno consentito loro di raggiungere ricchezze sproporzionate. Un vero e proprio impero economico che non era sfuggito alla DIA e, soprattutto, che contrasta con l’entità dei redditi denunciati al fisco. Un patrimonio ingiustificato ed impossibile da conseguire con un’onesta attività imprenditoriale, secondo la DIA. E così le intercettazioni telefoniche ed ambientali incrociate alle indagini patrimoniali hanno portato a galla la verità.
I fratelli, definiti dal Procuratore capo Lo Forte boss-imprenditori, avevano allacciato rapporti con Cosa Nostra palermitana, catanese e barcellonese. Grazie alla forza intimidatrice operavano in regime di monopolio nella zona sud di Messina. Nel settore movimento terra e calcestruzzo imperavano le imprese dei Pellegrino e se apriva un cantiere era scontato che le ditte si rivolgessero a loro per le forniture. E così la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale ha disposto il sequestro di beni per 50 milioni di euro appartenenti alla famiglia Pellegrino. In particolare la DIA ha sequestrato le quote di cinque società tuttora operative, quaranta mezzi tra camion, fuoristrada, autovetture e moto di grossa cilindrata, venti rapporti bancari e polizze assicurative per oltre 200.000 euro, trentanove beni immobili tra cui terreni ed appartamenti e la lussuosa villa di famiglia a tre piani di contrada Fiumarino a Santa Margherita. Gli investigatori hanno anche accertato che i Pellegrino si erano letteralmente impossessati di un sottopasso ferroviario adiacente alla villa. Avevano realizzato una cantina dotandola di illuminazione e con una moderna pavimentazione in cotto.
La loro forza intimidatrice nella zona sud aveva raggiunto livelli assoluti. Un imprenditore loro concorrente era stato costretto a chiudere l’attività perché ormai più nessuno si rivolgeva alla sua ditta. E la stessa fine stavano per farla altri suoi onesti colleghi, quasi tutti però accomunati dalla paura e dall’omertà. La dimensione di questa incredibile espansione è data dai numeri. Come ha riferito il comandante della DIA di Messina, dott. Scillìa il fatturato delle loro imprese negli ultimi due mesi era aumentato di 5 milioni di euro rispetto al 2001. E la maggior parte di questi introiti non era stata dichiarata al fisco. Un arricchimento sproporzionato e fin troppo repentino per non sfuggire all’occhio attento degli uomini della DIA.
(su photogallery altre immagini di Dino Sturiale)
