«Mi chiamo Annuzza, ho subìto violenze, e questa è la mia storia di riscatto» - Tempostretto

«Mi chiamo Annuzza, ho subìto violenze, e questa è la mia storia di riscatto»

Danila La Torre

«Mi chiamo Annuzza, ho subìto violenze, e questa è la mia storia di riscatto»

venerdì 08 Marzo 2019 - 07:00
«Mi chiamo Annuzza, ho subìto violenze, e questa è la mia storia di riscatto»

Marianna Cappadona, detta Annuzza, ha 51 anni e la sua è una storia di coraggio e riscatto. E’ riuscita, con determinazione, a lasciarsi alle spalle una situazione di estrema povertà e le violenze subìte prima dal padre e poi dall’ex marito. Nata e cresciuta nell’isola di Filicudi, oggi Annuzza è una donna fiera e risoluta, che ha saputo superare le difficoltà della vita e in parte anche perdonare quel papà violento che ai suoi tre figli non donava carezze ma colpi di bastone.

«Ho avuto un’infanzia terribile, non ricordo da parte dei miei genitori né baci né gesti d’affetto , ma solo tante botte». Annuzza è la più grande di tre fratelli e fin da piccola si è presa cura come una mamma di suo fratello Stefano e di sua sorella Rosy, oggi molto malata.

«I miei genitori – racconta – uscivano da casa molto presto per andare a lavorare nei campi e così io, prima di recarmi a scuola, dovevo pulire e preparare il pranzo; vestire i miei fratelli; pensare anche ai cani, a cui mio padre teneva particolarmente. Mi svegliavo ogni giorno alle 5 del mattino e quando tornavo da scuola dovevo preparare la tavola e alla fine del pranzo lavare i piatti. A casa mia non c’era l’acqua corrente, ma dovevo andare al pozzo, che raccoglieva l’acqua piovana».

«Mio papà – continua Annuzza – era un padre padrone e in casa si doveva fare sempre quello che diceva lui; quando non obbedivamo ci picchiava. Lo faceva con me, i miei fratelli ed anche con mia mia madre. Una volta mi ha spezzato un bastone nella schiena perché non avevo cucinato per i cani, ricordo che sono stata a letto per una settimana. Quella è stata l’unica volta in cui ho visto mia madre ribellarsi. Mio padre ci minacciava sempre, io ed i miei fratelli eravamo terrorizzati . Ci prendeva a schiaffi e calci quando ci vedeva giocare e divertirci, perché nonostante fossimo dei bambini per lui dovevamo pensare solo ad aiutare in casa. C’è un episodio impresso nella mia mente: un giorno io e miei fratelli non avevamo dato l’acqua alle mucche, che in piena notte si sono presentate assetate davanti alla porta di casa. Lui ci ha svegliato alle due di notte, ci ha picchiati, ci fatto dare l’acqua e ci ha costretto a riportare le mucche in montagna».

«Non nascondo che certe volte ho odiato mio padre e ho desiderato la sua morte, ma oggi l’ho perdonato e riesco anche a giustificarlo, perché sono consapevole che ha avuto una infanzia peggiore della mia. Mio papà ha vissuto la seconda guerra mondiale a Lipari e girava nudo chiedendo l’elemosina insieme ai suoi fratelli. All’età di 11 anni si è trasferito a Filicudi,di cui era originaria la mamma, e anche lui ha subito violenza da parte dello “zio” (termine con il quale si indica il compagno della mamma ndr )».

Annuzza vive  la sua infanzia in un clima di paura, conducendo una vita assai povera, priva di qualsiasi comfort: «A casa mia non c’era neanche il bagno e i nostri bisogni li facevamo all’aria aperta. Fino a 18 anni non sapevo cosa fossero una lavatrice, l’acqua corrente e lo scaldabagno». Qualcosa nella sua vita inizia a cambiare quando va a lavorare in un hotel dell’isola per non gravare sul bilancio familiare: «Con i primi soldi guadagnati ho comprato un pallone di cuoio per Stefano e poi vestiti per noi fratelli. E’ stato  bello poter finalmente  indossare abiti nuovi . Quando ero piccola mi vergognavo tantissimo perché a scuola andavo sempre  con scarpe e calze  diverse le une dalle altre  e abiti vecchi e trasandati. Ancora oggi, guardando le  foto di quando ero bambina provo un profondo senso di vergogna. Non scorderò mai quella sensazione di mediocrità che mi faceva stare sempre in disparte».

La svolta, che poi si rivelerà negativa, avviene quando Annuzza ha 18 anni e decide di fare la fuitina con un marittimo conosciuto sulla nave che la portava a Barcellona Pozzo di Gotto, dove frequentava la scuola guida: «Ero sempre accompagnata da mio padre o mia madre, ma con quello che poi è diventato mio marito riuscivamo a scambiare qualche parola e ad avere contatti telefonici. Lui chiamava a casa di una signora che aveva il telefono ed io mi facevo trovare lì agli orari concordati. Quando ci siamo conosciuti il mio ex marito aveva già un matrimonio alle spalle ed era separato, ma per me non era un problema perché avevo sempre detto che a 18 anni sarei andata via da Filicudi, dove mi sentivo in prigione, e così ho fatto. Nei primi cinque anni di matrimonio, il mio ex marito si è comportato bene con me, era già geloso ma solo dopo è diventato ossessivo e violento. Inizialmente vivevamo a Torre Faro, dove io lavoravo in un’Agenzia di viaggio, poi ci siamo trasferiti a Milazzo. Ad un certo punto è arrivato persino a controllare gli scontrini per vedere dove andavo a fare la spesa e se mi spostavo da Milazzo. Una volta in estate mentre eravamo a Fiilcudi – dove per darmi da fare mi ero improvvisata “tassista”- dopo aver accompagnato tre ragazzi, mi ha massacrata di botte. In quell’occasione, fu mia madre ad accompagnarmi alla Guardia medica, facendo scattare la denuncia ai carabinieri» .

Annuzza è stata sposata con il suo ex marito per 18 anni: «All’inizio – spiega – sopportavo le sue botte passivamente, ma un giorno sono intervenuta a difendere mia mamma e – ascoltando il consiglio di una mia amica – ho reagito. Da qual momento, ho continuato a prendere le botte ma le ricambiavo anche. Ad un certo punto della mia vita, mi sono resa conto che scappando da Filicudi e andando a vivere con il mio ex marito ero passata dalla padella alla brace. C’è un episodio in particolare che mi ha spinto a mettere la parola fine a quel rapporto: quando il mio ex marito si è permesso di picchiare mia sorella, malata e disabile al 100% , perché i suoi colleghi l’avevano sentita parlare male di lui mentre eravamo in viaggio da Filicudi a Milazzo. In quel preciso momento, ho deciso di non stare più con quell’uomo e gli ho detto di rivolgersi ad un avvocato per la separazione».

Pur di allontanarsi da quella casa e da quel marito aguzzino, Annuzza ha rinunciato anche alla casa che avevano comprato con i risparmi di entrambi e alla sua gestione oculata dell’economia familiare: «ho avuto solo 23 mila euro ma a quel punto ero libera, ed era la cosa che contava di più. Mi sono rimboccata le maniche e con un po’ di aiuto da parte di mio padre, che mi ha chiesto perdono e mi è stato molto vicino in quel periodo, ho comprato una casa ad Olivarella. Dall’abitazione in cui vivevo con il mio ex marito ho portato via solo qualche ricordo di mia mia mamma, ho lasciato lì anche i miei vestiti».

All’età di 35anni, Annuzza si è ritrovata sola, senza un lavoro ma in pace con sé stessa, perché finalmente libera da soprusi e violenze che avevano accompagnato la sua vita per troppi anni. In quel periodo è’ riuscita anche a recuperare il rapporto con i genitori, di cui si è presa cura quando si sono ammalati, così come ha sempre accudito e accudisce ancora oggi la sorella malata.

Nel 2013, per lei è arrivato anche il vero amore, Lorenzo, con cui si è sposata nel 2014, con due testimoni d’eccezione: Barbara Palombelli e Francesco Rutelli (conosciuti a Filicudi): «Il 29 novembre del 2014 è stato celebrato il mio vero matrimonio, il matrimonio del riscatto».

Annuzza e Lorenzo oggi gestiscono e affittano appartamenti a Filicudi: «Abbiamo cinque bagni bellissimi» esclama con orgoglio la donna mostrandoci le foto. Quei bagni rappresentano la sua vittoria dopo un’infanzia ed un’adolescenza di stenti. I due coniugi si dedicano anche alla coltivazione dei campi e la signora Cappadona è una maestra di conserve di prodotti tipici (pomodori secchi, patè di capperi, patè di carciofi marmellate, vino cotto, liquori e tanto altro).

Oggi Annuzza trascorre tre mesi ad Olivarella e il resto dell’anno a Filicudi; e si dice soddisfatta di come sia riuscita a riscattarsi: «Quando subivo violenza non mi sono mai arresa, in cuor mio sapevo che ce l’avrei fatta. Voglio ancora migliorare la mia vita, sogno di avere una situazione economica tranquilla per potermi riposare un po’». Nonostante i piccoli problemi quotidiani, Annuzza si definisce una donna felice, l’unico cruccio della sua vita attuale è la malattia della sorella, a cui si dedica anima e corpo con grande amore.

Danila La Torre

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Un commento

  1. Grande storia .Grande Donna.Cara Signora Annuzza ,Le auguro tutto il bene possibile. Lei è una persona che rappresenta tutto quello che c’e’ di buono nel nostro Paese.Le auguro un Felice 8 marzo assieme a tutte quelle donne che si alzano al mattino e fanno quello che c’e da fare spaccandosi la schiena.

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