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Miti del Ferragosto: l’entrata di Ruggero a Messina

Daniele Ferrara

Miti del Ferragosto: l’entrata di Ruggero a Messina

venerdì 14 Agosto 2020 - 07:00
Miti del Ferragosto: l’entrata di Ruggero a Messina

C’è la storia dentro, quello che leggete è avvenuto veramente nei suoi tratti salienti, ma i tempi sono falsati e i fatti sono edulcorati

L’entrata di Ruggero d’Altavilla a Messina è uno dei miti del Ferragosto messinese; un mito, ma un fatto storico ampiamente documentato, eppure la discordia che talvolta c’è tra le fonti fa allontanare questo ingresso trionfale verso le nebbie della mitologia.

Tutti gli autori che visitarono Messina in periodo di Ferragosto e ne descrissero la festa affermarono che si faceva memoria del trionfo di Ruggero, quando entrò a Messina dopo avere vinto il Principe (Emiro, Caid?) di Messina: Grifone. L’esaltazione della Vergine Assunta che si festeggiava in quei giorni, le statue dei Giganti, la vera pelle del Cammellaccio, tutti questi elementi venivano fatti risalire a Ruggero il Normanno.

Vi racconterò questo fatto storico seguendo la versione che sgorga dalla tradizione orale tramandata da Tommaso Fazello nel De Rebus Siculis decades duo (1558) e la Brevis historia liberationis Messanae – un falso creato per rivendicare i diritti di Messina come capitale del Regno di Sicilia – contenuta nelle Miscellanea di Étienne Baluze (1715), perché rende bene l’aria del trionfo che si ripete nel nostro Ferragosto ogni anno, e con essa incastreremo la leggenda del trionfo di Ruggero sul principe Grifone con lievi correzioni storiche e con volute imprecisioni in altri punti; infatti, ora non la racconto come storia, ma come mito. Tutti i miti, alla fin fine, sono storia trasformata ed elevata a idea.

Era l’anno 453 dall’egira di Maometto, 1061 dalla venuta di Cristo, 1814 dalla fondazione di Roma, 6570 dall’origine del Mondo…

Guerra tra taifa in Sicilia

Ormai da troppi anni la Sicilia era funestata da un conflitto civile: l’autorità centrale degli emiri Kalbiti di Palermo era caduta, molti governatori, caid locali si arrogavano potere di capi di stato, alcuni addirittura si proclamarono emiri a loro volta spaccando l’Emirato di Sicilia in emirati più piccoli, tutti tra loro rivali. Le violenze e i soprusi, in una situazione del genere, erano verosimilmente in aumento; forse, ne facevano le spese anche i sudditi cristiani, abbondanti nella parte orientale e in Messina, la quale conservava i diritti religiosi sin dalla conquista.

Uno dei cinque staterelli – taifa – estendeva il suo dominio tra Tindari e Taormina e faceva capo a Messina, ove governava Raxdis o, per meglio dire, Raxid, Rascid, Rashid, un fratello del defunto Caid di Catania, Benmelero (Ibn al-Maklatī); egli era lo stesso principe che veniva chiamato Grifone dai cristiani grecofoni, il possente e fiero Signore di Messina che controllava con pugno di ferro; sua moglie si dice fosse cristiana ed egualmente imponente, oggi qualcuno la chiama Ma[r]ta. Si dice anche, a men che non ci si confonda, che Grifone avesse preso il potere a Messina con la forza venendo da fuori e che fosse anche lui cristiano per amor della moglie, ma nessuno conosce la verità.

Siamo tra la fine di Luglio e l’inizio d’Agosto, da poco le truppe dei due avventurieri normanni, fratelli, il duca Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero d’Altavilla, erano entrate a Reggio completando la conquista della Calabria, avendo pure tentato di sbarcare in Sicilia, e già era arrivata la richiesta d’intervento dell’emiro siracusano Bettumeno (Ibn al-Thumna), che aveva abbattuto Benmelero a Catania ma ora si trovava a sua volta minacciato dagli altri signori della guerra.

La congiura dei tre nobili

A Messina la situazione era tesa; alcuni cittadini cristiani erano stati impiccati con l’accusa di collaborare segretamente con gli Altavilla.

Deciso che la situazione politica e sociale non era più accettabile, tre nobili cristiani messinesi – Ansaldo da Patti, Niccolò Camulio e Jacopo Saccano – s’incontrarono il 6 Agosto in un punto incognito dell’area falcata, che in quel tempo era adibita a cimitero; congiurarono contro i potentati musulmani e stabilirono di rivolgersi agli Altavilla e offrire loro un facile ingresso in Sicilia; approfittando dell’immobilità dei musulmani durante il Ramadan, presero una nave e finsero d’andare a Trapani ma passarono in Calabria. Raggiunti a Mileto i due fratelli normanni, i tre nobili si presentarono a loro portando il vessillo imperiale che Messina conservava dal tempo in cui era capo della Provincia, di rosso alla croce d’oro, e offrirono a quella casata quel gonfalone e (simbolicamente) la corona siciliana che dal tempo di Ierone II (milleduecento anni prima) non aveva avuto più un sovrano che la cingesse in pace.

Ruggero, propenso all’avventura e desideroso d’acquisire la santità per le armi, accettò, giurando d’essere a Messina entro una settimana. Ansaldo, Camulio e Saccano rientrarono a Messina e coinvolsero altri cristiani nel complotto.

Sbarca il conte Ruggero…

Ruggero ruppe gl’indugi e si mise alla testa di quasi duemila armati normanni, longobardi e italiani, e con essi si spostò a Palmi e di là a Reggio per salpare, con il supporto di Bettumeno; sbarcarono tra Tindari e Milazzo (presso Furnari?) e poi marciarono fino alle contrade a nord di Messina per attaccarla. Avvistato il nemico, Grifone Raxid fu preso dalla furia e dalla smania di vendicarsi contro Bettumeno per l’uccisione del proprio fratello, e adunò le truppe guidandole contro l’esercito di Ruggero in avvicinamento; si dice che Grifone cavalcasse un grosso e baldanzoso cammello da battaglia. Il Normanno, calcolando i fattori della battaglia e stimando di potere vincere, schierò le sue compagnie e suonò l’attacco.

Lo scontro fu tremendo e molte furono le perdite; già dall’inizio guadagnò il campo Ruggero, ma sebbene gli uomini del Caid resistessero tenaci a quella che da assalto si era tramutata in difesa, alla fine furono presi dallo sgomento e si volsero in ritirata; così ne furono uccisi molti e Grifone fu tirato giù dalla sella e preso.

Mentre il Conte si preparava ad assalire le mura, i cittadini cristiani di Messina partecipi dell’intrigo, in molti, impugnarono le armi e colpirono dall’interno sia i soldati stranieri che i proprii compatrioti musulmani che tentavano di respingere l’attacco di Ruggero, neutralizzandoli e aprendo le porte ai militi normanni.

Il trionfo di Ruggero d’Altavilla

Il conte Ruggero entrò a Messina seguito da tutti i suoi cavalieri, montando il gran cammello che fino a poco prima apparteneva a Grifone. Il Caid e sua moglie [Marta] dovettero sfilare dietro il corteo dei vincitori, a cavallo per il loro status ma in ceppi.

Ruggero volle festeggiare la sua vittoria rendendo grazie alla Madonna Assunta che a Messina proprio in quelle giornate si festeggiava, ora senza più timore d’infastidire i nobili musulmani più potenti. Mentre si svolgevano le funzioni sacre all’interno della Cattedrale, obbligò Grifone Raxid e coniuge a rimanere davanti alla porta maggiore per tutta la durata della celebrazione, con l’unico privilegio rispettoso di potere rimanere a cavallo (anche se, non essendo così comodo, per altri aspetti è uno sfregio); per questo motivo, si dice, che le statue dei Giganti si devono porre davanti al Duomo quand’è Ferragosto.

Ultimo lascito di quel mirabile giorno, i Messinesi conservarono per secoli la pelle del Cammellaccio e la portarono in processione nei giorni precedenti l’Assunzione; oggi questa reliquia giace sigillata nel sottosuolo di Messina, da qualche parte, dove i tremori o i fuochi l’hanno colta.

Il mito e la storia

Non prendetela come storia vera, ma come un mito: c’è la storia dentro, quello che leggete è avvenuto veramente nei suoi tratti salienti, ma i tempi sono falsati e i fatti sono edulcorati. Prendetela come una piacevole narrativa, leggetela come leggereste le leggende di Perseo o di Ercole, ché anch’esse hanno fatti reali alle spalle ma ci sono pervenute come le vedete, a differenza delle vicende di Ruggero e dell’occupazione normanna che ci sono pervenute in cronache del tempo in maniera molto più verace.

La foto in testa all’articolo è un’incisione ottocentesca preparata dal grande Michele Panebianco raffigurante l’entrata trionfale di Ruggero a Messina, tratta dal libro La Vara del 2004.

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Un commento

  1. Bravo Daniele. Bella e piacevole lettura.

    Mi farebbe piacere conoscere un po’ di storia della Sicilia (e quindi Messina) prima dell’inizio delle conquiste (Greci, Musulmani, Normanni, Bizantini, etc…).

    La gente, che tipo di cultura c’era, usi, costumi, politica, regnanti, etc….

    Come mai Tutti puntavano a conquistare la Sicilia??? Forse c’era qualcosa di importante e prezioso???

    Grazie.

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