I primi risultati dell'autopsia su Antonio Campo, morto in clinica privata a Messina
MESSINA – E’ stata effettuata ieri sera l’autopsia sul corpo di Antonio Campo, il 73enne spirato qualche giorno fa nella clinica San Camillo, dove si era recato per sottoporsi ad un esame Tac. I medici Salamone ed Andò hanno concluso l’esame nella tarda mattinata, evidenziando che a non reggere è stato il cuore, che si presentava “malandato”. Sarà però necessario attendere gli esiti dell’esame istologico per valutare il sospetto di uno choc dovuto a circostanze esterne.
Adesso la famiglia dell’uomo aspetta la liberatoria del magistrato per poter riavere il corpo dell’uomo e celebrare i funerali. Il sostituto procuratore Alessandro Liprino, titolare del caso, potrebbe dissequestrare la salma già stamattina. Sono stati loro a chiedere alla Procura di Messina di fare luce sull’accaduto, assistiti dall’avvocato Fabio Mirenzio.
La tragedia
Non si danno pace, i Campo: Antonio quel giorno si era recato in clinica per il banale esame di routine insieme alla nipote, con la quale ha riso e chiacchierato mentre lo preparavano per l’esame. Qualche minuto dopo l’ingresso in sala, invece, tutto è precipitato: il personale sanitario ha cominciato ad affaccendarsi intorno la sala, poi un medico è andato a dirle che purtroppo il suo caro nonno non c’era più.
L’indagine
Il pubblico ministero attende il dossier ufficiale dei periti medici per poter chiarire il quadro delle ipotesi di responsabilità, dossier che sarà pronto non prima di due mesi. Intanto sono sei gli indagati, ovvero tutti i sanitari che si sono occupati di lui il giorno della morte, nella clinica privata di via Principe Umberto. Anche loro hanno partecipato all’esame medico legale tramite il loro consulente, il dottor Antonino Bondì. Sono difesi dagli avvocati Nino Cacia, Lori Olivo, Guglielmo Abbate, Tancredi Zumbo ed Edoardo Bucca.

Mio padre, tre anni fa, doveva fare una tac con liquido di contrasto in un noto ospedale. L’infermiere addetto a fare l’iniezione ha sbagliato e ha iniettato il liquido fuori dalla vena. A mio padre è gonfiato tutto il braccio e, oltre la paura, ha avuto forti dolori. Per fortuna è finita lì ma a mio padre è rimasta la paura di fare la tac! Ora, non mi si venga a dire che è facile denunciare, con le leggi troppo garantiste che ci sono adesso,soprattutto quando il paziente è ricoverato e quella stessa persona se la potrebbe ritrovare in reparto. Ma quell’infermiere che ha sbagliato con mio padre dovrebbe fare un altro lavoro! Poi ci si stupisce se qualcuno esasperato reagisce in malo modo.
Sono la nipote del signor Antonio Campo, invito tutti al silenzio.