Narcisismo sano e narcisismo patologico: le differenze

Narcisismo sano e narcisismo patologico: le differenze

Autore Esterno

Narcisismo sano e narcisismo patologico: le differenze

domenica 25 Gennaio 2026 - 09:14

La rubrica della psicoterapeuta Francesca Saccà. "Queste due categorie vanno ben distinte"

A cura di Francesca Saccà, psicoterapeuta

Quando sentiamo la parola “narcisista” pensiamo subito a qualcuno egoista, vanitoso e centrato solo su di sé. In realtà le cose sono più complesse: esiste un narcisismo sano e un narcisismo patologico.

Queste due categorie vanno ben distinte e sono molto diverse. Non è sempre semplice identificare quali tratti indichino un disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici confini tra sé e il resto del mondo, tra l’altro indispensabili e sani.

Ricordando che una diagnosi di narcisismo patologico può essere effettuata unicamente da un professionista specializzato, evidenziamo in questo articolo, puramente a livello conoscitivo, alcune differenze tra il narcisismo sano e quello patologico.

Il primo tratto distintivo e di fondamentale importanza che permette di distinguere tra una forma di narcisismo sano e una di narcisismo patologico è che il narcisismo sano prevede l’empatia affettiva verso il prossimo, ossia la capacità di mettersi nei panni dell’altro e dunque di rispettarlo e presume la capacità di un individuo di mantenere un equilibrio dinamico tra il proprio Io (amore per sé) e gli altri (amore per gli altri).

Il narcisismo sano è alla base di una buona autostima ed è caratterizzato da un sano orgoglio, che permette di prestare attenzione alle proprie esigenze (sia fisiche che psicologiche) e, allo stesso tempo, riservare la stessa forma di attenzione per l’altro e le sue esigenze.

Il narcisismo sano prevede pertanto il rispetto di sé e del prossimo. Contempla la capacità di essere competitivi e di saper usare i propri punti di forza per raggiungere i propri obiettivi senza mai schiacciare o manipolare l’altro.

Viceversa un narcisista patologico non è in grado di provare empatia affettiva anche se può provare empatia cognitiva. Vediamo di seguito le differenze tra questi due tipi di empatia:

Empatia Cognitiva: è la forma di empatia meno profonda e sviluppata, poiché se da una parte vi è la comprensione puramente razionale delle emozioni altrui, dall’altra manca la compassione e il desiderio di preoccuparsi effettivamente di cosa provano le altre persone e di voler quindi fare qualcosa per aiutarle.

Possiamo dire che l’empatia cognitiva è un’empatia a metà, in quanto alla comprensione degli stati d’animo altrui non segue un reale desiderio di far scaturire un’azione che sia utile al benessere dell’interlocutore.

Empatia affettiva: un narcisista patologico non è in grado di provare empatia affettiva (o emotiva): in questo secondo tipo di empatia, il rapporto che si crea tra le persone è più profondo. Si è in grado non solo di comprendere ma anche di provare davvero dentro sé stessi i vissuti emotivi e le sensazioni che provano gli altri.

È stato scientificamente dimostrato che durante questa fase dell’empatia vi è un vero e proprio rispecchiamento del sistema di neuroni che attivano nei nostri circuiti cerebrali le stesse emozioni che sta vivendo la persona che abbiamo davanti.

L’empatia emotiva o affettiva è quindi un gradino più in alto rispetto a quella cognitiva poiché ci permette non solo di comprendere, ma anche di “sentire” sulla nostra pelle gli stati d’animo altrui.

Il narcisismo patologico è indice di una bassa autostima, anche se all’esterno può sembrare il contrario. In realtà è stata creata una maschera, un’immagine idealizzata di sé, che ha la solidità di un castello di carte. Si caratterizza per la presenza di pessimi comportamenti a livello interpersonale come la tendenza a criticare, svalutare e manipolare gli altri per raggiungere i propri fini e soddisfare le proprie fantasie di successo illimitato e di potere.

Il narcisismo patologico prevede l’incapacità di saper amare e di prendersi cura dell’altro: le persone vengono trattate come oggetti da utilizzare secondo i propri bisogni, per poi abbandonarli quando non sono più utili (e magari riprenderli senza pudore alla prossima occasione di convenienza).

Anche se il comportamento sociale di un narcisista patologico può apparire piacevole (specialmente se l’intenzione è quella di sedurre), questa è solo una maschera finalizzata ad ottenere un ritorno in termini di convenienza e non ha nulla a che vedere con la capacità empatica di essere gentili ed amorevoli con l’altro.

Il narcisismo patologico inoltre può essere anche occulto: ben mascherato e diverso da come solitamente lo immaginiamo. Non tutti i narcisisti sono egocentrici, grandiosi e fastidiosi per l’attenzione eccessiva rivolta a sé stessi (narcisisti overt) ma ci sono anche soggetti insicuri che continuamente cercano l’approvazione dagli altri (narcisisti covert o nascosti) e utilizzano forme di manipolazione più subdole.

In conclusione, se un certo grado di narcisismo è necessario per vivere bene perché ci permette di rispettare e rispettarci, stabilire confini, credere nelle nostre capacità, diventa patologico quando:

– L’altro smette di essere una persona e diventa unicamente uno “strumento” da utilizzare

– L’empatia affettiva è assente

– La relazione è fondata sulla manipolazione dell’altro e caratterizzata da violenza psicologica, fisica o entrambe.

Orientarci nel riconoscere la differenza tra narcisismo patologico e narcisismo sano ci aiuta a comprendere meglio il tipo di relazione in cui siamo coinvolti e la sua eventuale tossicità, al fine di stabilire confini, proteggerci e, quando la situazione è critica, chiedere aiuto a professionisti specializzati sul tema.

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