I sette pilastri della meditazione consapevole - Tempo Stretto

I sette pilastri della meditazione consapevole

Francesca Giordano

I sette pilastri della meditazione consapevole

lunedì 24 Dicembre 2012 - 15:30
I sette pilastri della meditazione consapevole

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Praticare la meditazione consapevole è l’unico mezzo per goderne i benefici.
Per praticarla in modo efficace non basta metterci nella posizione adatta ed aspettare che i risultati arrivino. Non otteniamo nulla se siamo scettici e ci arrendiamo al primo momento di frustrazione e nemmeno se nutriamo eccessiva speranza nella sua efficacia. L’atteggiamento migliore col quale accostarsi alla meditazione è quello del dubbio aperto dello scienziato: non crediamo ciecamente in nulla, ma siamo aperti a quello che verrà, pronti a metterci l’impegno e la perseveranza necessari. Saper mantenere questa disposizione mentale è parte integrante dell’addestramento alla consapevolezza: da ciò dipende quasi totalmente l’efficacia della nostra meditazione. L’atteggiamento consapevole è uno stato mentale complesso, non è un obiettivo conseguito una volta per tutte, ma un terreno che, per essere fertile e continuare a dare frutto, deve essere costantemente coltivato. È uno stato mentale unitario del quale, per comodità esplicativa, consideriamo separatamente sette dimensioni salienti: non giudizio, pazienza, “mente del principiante”, fiducia, non cercare risultati, accettazione e “lasciare andare”.
Questi sono definiti i “sette pilastri”: lavorando volta per volta su uno di essi si ottengono benefici su tutti gli altri.
Cominciamo a scoprire il primo pilastro: il non giudizio.
Osservare la propria esperienza con atteggiamento imparziale: è questa l’essenza del non giudizio. Per farlo bisogna prima che ci rendiamo conto del fatto che giudichiamo praticamente ogni contenuto della nostra mente, ogni sfaccettatura della nostra esperienza. Mille sono le sfumature di giudizio possibile e possiamo anche perderci in tale complessità. Non è necessario che scendiamo così nel dettaglio per renderci conto del fatto che siamo costantemente impegnati in un’attività di giudizio, basta focalizzarci su una macro-categoria: buono/cattivo, piacevole/spiacevole. Subito notiamo che ogni persona, evento, oggetto che attira la nostra attenzione viene da noi classificato in base al fatto che ci faccia sentire meglio o peggio. Il resto, quello che non ci fa oscillare lungo il continuum buono/cattivo, è classificato come neutro e quasi non entra nel fuoco della nostra attenzione. La nostra mente è per natura attratta da stimoli che noi giudichiamo non neutri, tende quindi costantemente ad oscillare tra valutazioni positive e negative che innescano delle catene automatiche di pensiero delle quali quasi non ci rendiamo conto. Siamo come una barchetta in balia del continuo oscillare dei nostri giudizi e questa situazione è molto lontana da quella ideale per essere efficaci nel fronteggiare lo stress.
Per renderci conto di questo facciamo un piccolo esperimento: adesso, esattamente nella posizione e nel luogo in cui siamo, fermiamoci a notare quante volte nel giro di pochi minuti la nostra mente è attraversata da pensieri del tipo “mi piace” o “non mi piace”. Notiamo che abbiamo già valutato se la sedia sulla quale siamo seduti è comoda o meno, se la temperatura della stanza è gradevole, se il rumore intorno è troppo forte, se le parole che stiamo leggendo sono chiare o meno. In base a tutte queste valutazioni abbiamo deciso se intraprendere o meno delle azioni per muoverci verso una sensazione di maggiore benessere. Notiamo se siamo a nostro agio o meno e come basta un minimo rumore per attirare la nostra attenzione e disturbarci, oppure constatare che domani è vacanza per avere una sensazione di immediato sollievo. Abbiamo incanalato la direzione della nostra attenzione e le nostre energie in direzioni che sono emerse sulla base di nostre valutazioni e tutto ciò è successo in modo automatico, senza consapevolezza. Iniziamo ad avere un’idea di come continuamente passiamo da un giudizio all’altro, nell’inconsapevolezza quasi totale.
Nei prossimi giorni, proviamo poi a praticare la meditazione centrata sul respiro, come spiegato nel precedente articolo “l’arte del non fare”: concentrandoci sul respiro, notiamo ogni volta che un giudizio, una valutazione, affiora alla nostra coscienza. Anche “questo esercizio non funziona” e “non sono capace di meditare” sono giudizi. Osserviamoli e lasciamoli andare. Non cadiamo nella trappola del giudicare i nostri giudizi: li osserviamo e non ci facciamo coinvolgere da essi, non tentiamo di modificarli. Un giudizio è solo un giudizio e la nostra mente è costantemente impegnata nel valutare. Riuscire a osservare tale attività, distaccandosene, è un primo e potente modo per non essere vittime del flusso dei nostri pensieri.

“Psicologica” è curata da Francesca Giordano, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi di Torino, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva, Roma (SPC), Vicepresidente A.p.s. Psyché, “mamma di giorno” presso il nido famiglia Ohana.

Avvertenza: questa rubrica ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni e le risposte fornite dall’esperta hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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