L'assessore polemizza con il Consiglio a Messina. "Città tenuta ostaggio di rinvii". Prima l'Italia: "Propaganda. E ricordiamo il fallimento del decentramento"
MESSINA – “Il rinvio in commissione Bilancio della discussione sul bilancio di previsione 2026 del Comune di Messina per la quarta volta rappresenta l’ennesimo atto di irresponsabilità politica da parte di alcuni consiglieri comunali. Consiglieri che, pur di rallentare l’azione amministrativa, arrivano a chiedere tempo per presentare emendamenti che, nei fatti, non sono neppure in grado di scrivere”. Lo afferma l’assessore e coordinatore cittadino di Sud Chiama Nord Nino Carreri.
L’episodio rinnova le polemiche tra il sindaco Basile dimissionario, e pronto a ricandidarsi, il Consiglio comunale. “Abbiamo atti che sono fermi in Consiglio da mesi, allungati da una serie di commissioni che possono essere più veloci e potrebbero farsi diversamente”, ha polemizzato il primo cittadino, anche se il Consiglio, nel complesso sempre collaborativo, appare più un capro espiatorio. E la scelta è di indubbia strategia politica.
“Un’amministrazione messa in minoranza e una città tenuta ostaggio di rinvii e forzature politiche”
Ma torniamo a Carreri: “La proposta di deliberazione n. 6 del 22 gennaio 2026, relativa al Bilancio di previsione finanziario 2026–2028, è stata infatti esaminata per la prima volta in commissione Bilancio il 26 gennaio, successivamente il 2 febbraio alla presenza del sindaco e dei principali dirigenti dell’Ente. Quindi nuovamente il 4 febbraio in seduta straordinaria con il coinvolgimento di ulteriori settori strategici dell’amministrazione. E, ancora, il 9 febbraio con la partecipazione del sindaco, del Collegio dei revisori e dei dirigenti competenti, fino ad arrivare all’odierna richiesta del consigliere La Fauci di un ulteriore rinvio della votazione consultiva per presentare emendamenti, a conferma di una strategia dilatoria che nulla ha a che vedere con l’approfondimento tecnico del bilancio. Quanto sta accadendo in commissione Bilancio conferma, punto per punto, quanto denunciato ieri dal sindaco Federico Basile: un’amministrazione messa scientemente in minoranza e una città tenuta ostaggio di rinvii e forzature politiche che nulla hanno a che vedere con il merito del bilancio. C’è chi sceglie deliberatamente di tirare il freno a mano, rinviando la discussione di sette giorni con il pretesto degli emendamenti”.
Conclude l’assessore: “Un copione già visto. Chi oggi chiede tempo per presentare emendamenti dovrebbe avere il coraggio di dire chiaramente ai messinesi che sta scegliendo di rallentare l’approvazione di un bilancio che porta risorse, servizi e sostegni concreti, assumendosene fino in fondo la responsabilità politica. Messina non può permettersi di essere ostaggio di chi confonde il Consiglio comunale con un ring politico e la commissione Bilancio con un’aula di esercitazione”.
La replica di Prima l’Italia: “Il lavoro delle Commissioni rientra nei tempi e nelle prerogative previste dalla legge e dal regolamento”
Il gruppo consiliare Prima l’Italia replica così: “Le dichiarazioni dell’assessore Nino Carreri sul rinvio in commissione del Bilancio previsionale appaiono pretestuose e strumentali e rappresentano l’ennesimo tentativo di spostare il dibattito dal merito dei provvedimenti allo scontro politico. È bene chiarirlo con nettezza: il bilancio non arriva in ritardo e il lavoro delle Commissioni rientra pienamente nei tempi e nelle prerogative previste dalla legge e dal regolamento. Chiedere approfondimenti, valutare emendamenti e confrontarsi sui contenuti non è “guerriglia”, ma esercizio responsabile del mandato consiliare. L’assessore Carreri, anziché attaccare il Consiglio comunale, dovrebbe spiegare quale contributo concreto abbia dato all’azione amministrativa da quando ricopre il suo incarico. Quante delibere di Giunta sono state proposte e portate a compimento direttamente attraverso le sue deleghe? Quali atti amministrativi qualificanti porta la sua firma?”.
“Il fallimento del decentramento amministrativo”
Continua il gruppo leghista: “Colpisce che proprio chi ricopre il ruolo di assessore ai Rapporti con il Consiglio comunale scelga la strada dello scontro, dimostrando di non saper svolgere neppure quella funzione di mediazione istituzionale per cui è stato nominato. Ancora più grave è il fallimento totale sul fronte del decentramento amministrativo, tema centrale per il rapporto tra Palazzo Zanca e i territori. La mancata attuazione del decentramento, promessa e mai realizzata, rappresenta il risultato negativo, inutile e politicamente fallimentare del suo operato, che ha lasciato le Municipalità prive di reali funzioni, risorse e autonomia decisionale. A fronte di un’indennità mensile di circa 9.000 euro, i messinesi hanno il diritto di sapere quali risultati concreti siano stati prodotti e quali atti amministrativi giustifichino tale compenso. Il Consiglio comunale non è un ostacolo all’amministrazione, né può essere ridotto a organo notarile. È un luogo di confronto democratico, chiamato a migliorare i provvedimenti nell’interesse della città. Prima l’Italia continuerà a svolgere il proprio ruolo con serietà e senso di responsabilità, senza accettare lezioni da chi confonde la dialettica istituzionale con la propaganda politica”.

Se ci sono davvero riserve sulla sostenibilità del documento presentato da parte dei revisori dei conti, la Commissione ha fatto bene a non votare. Risolvano i problemi e portino in aula un bilancio che non presenti criticità, se ne sono capaci, che verrà esitato come sempre fatto in questi anni
Messina libera e democratica!
Questa è l’ennesima dimostrazione che non vogliono né consiglio né commissioni, solo sindaco vice e assessori. Dittatura. Lo stanno dicendo in tutte le loro comunicazioni. Capite monocolore uguale unica persona che decide. Tirate le somme.
Maggioranza + IVA….ahahah
Bravo Carreri cosi si fa. Adesso difendi Basile e fai male però perché dimostri di non conoscere le norme che regolano l’iter di l’approvazione del Bilancio negli Enti Locali.
Meno propaganda, meno vittimismo. Ma chiedere aal Profeta del Nisi e ai suoi adepti di smettere con la propaganda è come chiedere a un pesce di smettere di nuotare. Resta la nuda cronaca: un sindaco dimissionario, una città allo sbando e un leader che, non sapendo come giustificare il fallimento, si inventa trattative fantasma. Se non fosse tragico per i messinesi, farebbe quasi ridere. Ma a Messina non ride più nessuno, tranne forse Il Profeta quando si riguarda allo specchio, convinto che qualcuno, là fuori, creda ancora alle sue favole.