Il team del progetto coordinato dagli psicologi Gioele Cedro e Sharon Puccio ha condiviso i dati del questionario e la propria analisi: i numeri e le cause
MESSINA – Nell’ambito degli studi per il progetto Youniks, di cui Tempostretto ha raccontato origini e prospettive domenica 29 marzo, il team coordinato dagli psicologi Gioele Cedro e Sharon Puccio ha elaborato un questionario rivolto ai giovani. Una sola domanda, che può sembrare semplice ma in realtà non lo è: “Si sentono più soli i Millennials o i Gen Z?”.
Gen Z o Millennials? Ecco chi si sente più solo
Come raccontato da Cedro, le risposte sono state centinaia tra chi ha partecipato online e chi scansionando i codici QR affissi alle fermate degli autobus vicino alle sedi dei dipartimenti dell’Unime, in giro per la città. Il campione riguarda 332 persone: il 48,8% a Messina, il 16,3% a Catania, il 13,9% in altre province siciliane e il 21,1% in altre città italiane. E la risposta? Nel report di Youniks è netta: sentono maggiormente la solitudine i giovani della Generazione Z, cioè gli under 29. E la soffrono “in modo significativamente più acuto e frequente rispetto ai Millennials (30-40 anni)”.
Solitudine, i dati raccolti da Youniks
Nel report è spiegato che il 69,4% dei giovani della Gen Z che hanno partecipato al sondaggio ha provato “un senso di solitudine nell’ultimo mese”. Dato che scende al 52% nel caso dei Millennials (ed è comunque alto, se si pensa che è 1 su 2). La forbice è maggiore se si stringe il campo agli “ultimi 7 giorni”. Il 43,8% dei Gen Z ha risposto di aver sofferto la solitudine, mentre tra i Millennials si scende al 20% (quindi meno della metà). Al contrario, se il 6,4% degli under 29 ha dichiarato di non ricordare di aver mai provato la vera solitudine, tra i soggetti fino a 40 anni la percentuale sale al 16.
Le cause della solitudine tra i Gen Z
Ma perché questo divario? Il team Youniks ha analizzato altri dati, relativi alle cause. Il 51,7% dei giovani Gen Z ha dichiarato di sentirsi “diverso/a dalle persone che mi circondano”. Una condizione di “alienazione identitaria nel proprio contesto sociale quotidiano” che è vissuta, quindi, da più di 1 soggetto su 2. Il 25,6% ha poi parlato di “relazioni attuali” considerate “superficiali”. Il 22,2% ha sofferto la solitudine per la perdite di legami importanti, e cioè “dopo la rottura con vecchie amicizie”.
Anche il cambio di città tra le cause per i Millennials
Tra i Millennials, invece, “solo” il 44% si sente “diverso”, seppur con intensità minore rispetto ai più giovani. Mentre il 16% ha citato il trasferimento in altre città, che sia il proprio o degli amici, come la principale causa di solitudine. Un fattore, quest’ultimo, quasi del tutto assente tra i Gen Z, spesso ancora ancorati nelle città natali. Infine il 24% dei Millennials ha dichiarato di non sapersi riconoscere nelle cause proposte dal questionario. Per il team è sintomo di “una solitudine più sfumata, forse più legata a cambiamenti di fase di vita difficili da articolare”.
Un giovane su tre non affronta il problema
Al netto di numeri e cause, resta da capire come questa solitudine viene affrontata. È proprio nella reazione al fenomeno che le due generazioni si allineano. In entrambi i casi, infatti, un terzo degli intervistati ha dichiarato “di non aver fatto nulla di concreto negli ultimi due mesi per creare nuove relazioni o amicizie”. Una passività che non è solo “mancanza di volontà”, ma “la fotografia di un sistema in cui gli strumenti per connettere le persone in modo autentico sono insufficienti. Le app di dating non soddisfano il bisogno di amicizia”.
