Omicidio o incidente? La battaglia è ancora aperta e si deciderà al processo sul caso del luglio 2025
Barcellona – Sarà il processo a definire qual è la responsabilità di Michelangelo Corica, il 60enne arrestato per l’omicidio della badante russa Raisa Kiseleva, trovata senza vita nel greto del torrente Longano nel luglio 2025. Il giudice Eugenio Fiorentino ha chiuso il vaglio preliminare disponendo il rinvio a giudizio dell’uomo davanti la Corte d’Assise, come richiesto dall’accusa, rappresentata dalla sostituta Veronica De Toni.
Omicidio o incidente?
E’ ancora aperta la partita per la definizione dell’accusa. Il Tribunale del Riesame ha infatti riqualificato l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo, facendo cadere l’imputazione di omissione di soccorso e aprendo la strada alla scarcerazione dell’ex dj barcellonese. La decisione del Riesame era arrivata dopo il rinvio della Corte di Cassazione, ma la Procura di Barcellona non molla e ha chiesto nuovamente alla Suprema Corte di annullare il pronunciamento del collegio della Libertà. La Cassazione deve ancora riunirsi per decidere, nel frattempo quindi il processo va avanti in assenza di giudicato cautelare.
L’udienza
L’accusa inizialmente contestata era di femminicidio volontario aggravato per Corica. Il difensore, l’avvocato Giuseppe Ciminata, aveva chiesto di definire il processo col rito abbreviato, nel caso in cui il Giudice per l’udienza preliminare avesse derubricato l’accusa in omicidio colposo, così come disposto dal Riesame. Ma la Procura ha fatto presente che è pendente il ricorso in Cassazione e il legale ha optato per il rito ordinario, da qui il rinvio a giudizio.
Cosa è accaduto quel giorno sul muretto?
Sarà al processo, quindi, che si dipanerà la battaglia tra accusa e difesa, che ruota intorno alla versione di Mike Corica. L’uomo, raggiunto dagli investigatori dopo la scoperta del corpo di Raisa Kiseleva, che lavorava come badante nella cittadina del Longano, ha raccontato di una caduta accidentale della donna, avvenuta mentre i due consumavano alcolici sul muretto che delimita il greto del torrente. E’ poi fuggito spaventato. Una versione alla quale la Procura non crede. Per gli inquirenti l’ex dj ha invece spinto volontariamente la ex, con la quale era in contrasto per la fine della relazione.
