L'alibi creato ad arte e la logistica del delitto. Ecco come il clan di Barcellona pianificò l'omicidio Perdichizzi secondo i pentiti
Messina – Nessun colpo di scena al primo confronto tra il giudice e i due arrestati per l’omicidio di Giovanni Perdichizzi, il mafioso freddato a Barcellona a Capodanno del 2013. Agli interrogatori di garanzia della giudice per le indagini preliminari Arianna Raffa sono infatti andati “a bocche cucite”. Salvatore Bucolo, difeso dall’avvocato Filippo Barbera, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
L’interrogatorio di garanzia di Giovanni Crinò “Roccia”, assistito dall’avvocato Tino Celi, è avvenuto invece per rogatoria. Il verbale sarà trasmesso nei prossimi giorni alla giudice di Messina che ha autorizzato gli arresti su richiesta del PM della Dda Antonella Fradà, titolare del caso, che ha voluto assistere al colloquio.
Ad incastrare entrambi, 12 anni dopo il delitto, sono le dichiarazioni dei pentiti. Alcune sono datate e riguardano lo sfondo dell’omicidio, inserito nel periodo di fermento del clan di Barcellona dopo la scarcerazione di nomi “pesanti”.
Parla Balduccio
Altre sono arrivate in periodi recenti e hanno consentito alla Direzione distrettuale antimafia e ai Carabinieri del Reparto operativo speciale di riaprire il caso, rileggendo i risultati delle indagini svolte subito dopo il delitto. In particolare quelle di Marco “Balduccio” Chiofalo, legato al gruppo degli Ofria e fedelissimo di Alessio Alesci, anche lui collaboratore di giustizia e pure lui ascoltato dagli investigatori per fare luce sull’omicidio di Giovanni Perdichizzi.
Le scarcerazioni pesanti
Proprio alle scarcerazioni di elementi di vertice del clan, come quella di Lorenzo Mazzù, Balduccio collega l’esecuzione di Chiofalo, decisa dal gotha della mafia del Longano perché considerato non affidabile, soprattutto nel riscuotere il pizzo, una parte della quale tratteneva per sé.
Quell’alibi creato ad arte
Chiofalo svela agli investigatori di aver avuto un ruolo chiave nella logistica del delitto, avendo contribuito a spostare le armi che sarebbero servite per il delitto, il giorno prima. E svela anche come ad alcuni di loro i maggiorenti del clan avevano persino creato un alibi, acquisendo le immagini di sorveglianza di un bar che li ritraeva intenti a conversare, all’ora de delitto.
In foto: Giovanni Perdichizzi e un frame del delitto.
