Il caso di Antonino Tomasello. Scagionati i vertici societari in appello, dopo il rinvio della Cassazione. L'incidente 12 anni fa
Assoluzione bis per i vertici di Messinambiente, imputati della morte di Antonino Tomasello, l’operaio di Messinambiente finito con la spazzatrice nel torrente Pace.
La sentenza
La Corte d’Appello di Messina (presidente Sagone) ha scagionato il dirigente Claudio Sindoni, i responsabili dei servizi Pietro Arrigo, Cesare Sindoni, Roberto Lisi e Natale Cucè, infine il direttore tecnico Antonino Miloro, assolvendoli tutti pienamente “perché il fatto non sussiste”.
Si tratta di una assoluzione bis perché nel 2021 la Corte d’appello messinese (in diversa composizione) aveva già assolto tutti gli imputati, 7 anni dopo la morte dell’operaio. Il Corte di Cassazione la sentenza di secondo grado era però stata annullata col rinvio degli atti nuovamente ai giudici di secondo grado i quali, pur tenendo conto dei rilievi della Suprema Corte, hanno comunque ritenuto non colpevoli gli imputati, che invece in primo grado erano stati tutti condannati dal Tribunale di Messina.
Il processo
L’accusa era di omicidio colposo, per non aver garantito le norme della sicurezza che dovevano invece essere assicurate al dipendente Antonino Tomasello. Per i giudici però non c’è stata alcuna omissione nel garantire le norme di sicurezza insomma, come hanno dimostrato i difensori, che hanno valorizzato gli elementi che fanno propendere per il fatto che possa essere stato l’autista a prendere il controllo del mezzo, probabilmente per qualche causa del tutto inattesa. Hanno difenso gli avvocati Pietro Venuti, Gianluca Currò, Giuseppe Carrabba, Carmelo Scillia e Alberto Gullino. Le parte civili – moglie e figlio dell’operaio sono stati assistiti dagli avvocati Maria Emanuele, Oleg Traclò e Antonio Giacobello.
L’incidente nel torrente
Tomasello è morto schiacciato tra le lamiere della spazzatrice e il fondo del torrente Pace, dove è caduto dopo che il mezzo si è ribaltato, in discesa lungo la strada che costeggia il letto del fiume asciutto. La macchina era da poco stata manutenuta, ma era nella lista dei mezzi da sostituire perché definitivamente inadeguati e destinati alla rottamazione. Era l’estate del 2014.
L’inchiesta della magistratura stabilì che l’operaio morì per le complicanze seguite all’incidente e non fu invece stroncato da un malore che poteva avergli fatto perdere il controllo del mezzo.
