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Interrogatori Mangialupi. La Valle e Trovato alzano un muro di silenzio

Veronica Crocitti

Interrogatori Mangialupi. La Valle e Trovato alzano un muro di silenzio

martedì 28 Marzo 2017 - 22:48
Interrogatori Mangialupi. La Valle e Trovato alzano un muro di silenzio

Gli interrogatori per i restanti indagati nell’inchiesta continueranno anche nei prossimi giorni, sempre all’interno del carcere di Gazzi. Contro di loro ci sono le dichiarazioni dei pentiti.

Hanno alzato un muro di silenzio Domenico La Valle e Alfredo Trovato, i due nomi “eccellenti” dell’operazione Dominio che, lunedì mattina, ha decapitato il nuovo clan di Mangialupi. Dinnanzi al Gip Monia De Francesco, che ieri si è recata al carcere di Gazzi per svolgere gli interrogatori di garanzia, i due hanno preferito tacere. Entrambi sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, l’uno nel ruolo di direttore e organizzatore, l’altro di strettissimo collaboratore. Di esito completamente differente, invece, gli interrogatori di altri due indagati, Antonino Scimone e Giovanni Megna. Assistiti dall’avvocato Salvatore Silvestro, hanno entrambi respinto tutte le accuse, negando di far parte dell’associazione a delinquere capeggiata da Domenico La Valle. In particolare, Antonino Scimone era stato delineato quale “uomo di fiducia di La Valle” nonché prestanome, mentre Giovanni Megna come l’organizzatore delle spedizioni punitive.

Un’operazione corposa, quella eseguita dalle Fiamme Gialle di Messina, le cui indagini si sono protratte per oltre due anni. Nell’ordinanza spiccata dal Gip De Francesco, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, c’è tutto. Ci sono anche le precise dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Consolato Campagna, Daniele Santovito, Pasquale Castorina e Giuseppe Orlando che ricordano “Mimmo” La Valle, fin dai tempi del clan storico di Mangialupi, come colui che si occupava della gestione dei videogiochi nonché della cassa. Poi da lì è stata tutta un’ascesa verso il controllo totale della cosca sebbene alcune cose siano rimaste intatte. Come ad esempio il bar La Valle che, come confermato dai collaboratori di giustizia, era sempre stato la base operativa e logistica del gruppo.

I finanzieri, coordinati dal colonnello Jonhatan Pace, hanno poi delineato con precisione i rapporti tra La Valle e i fratelli Trovato, Alfredo e Salvatore, entrambi appartenenti alla storica famiglia di Mangialupi. Proprio Alfredo, finito nell’inchiesta Vicolo Cieco, aveva stabilito il quartier generale del suo “gruppo” nel famoso bar La Valle di via Catania. Era lì che venivano organizzati i summit per la pianificazione di acquisti e cessioni di droga, nonché le spedizioni punitive verso coloro che sbagliavano. Emblematico l’episodio del cane rubato ad uno del gruppo e poi ritrovato proprio grazie all’intervento di “Mimmo” e Alfredo Trovato.

Gli interrogatori per i restanti indagati nell’inchiesta Dominio continueranno anche nei prossimi giorni, sempre all’interno del carcere di Gazzi. (Veronica Crocitti)

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