Operazione Flower, parlano le vittime della movida violenta a Messina - Tempo Stretto

Operazione Flower, parlano le vittime della movida violenta a Messina

Alessandra Serio

Operazione Flower, parlano le vittime della movida violenta a Messina

venerdì 08 Novembre 2019 - 07:32
Operazione Flower, parlano le vittime della movida violenta a Messina

Soltanto due arrestati per le estorsioni ai locali rispondono al giudice. Nel provvedimento, i racconti delle notti violente nei lidi della movida

Hanno scelto il silenzio le nuove leve della criminalità messinese e gli altri giovani dal pugno facile, arrestati nell’operazione Flower perché tenevano sotto scacco i locali della movida messinese.

Ai primi interrogatori di garanzia, effettuati tra ieri e l’altro ieri, soltanto Vincenzo Gangemi e Domenico Mazzitello hanno deciso di parlare, andando al confronto col giudice delle indagini preliminari Monica Marino difendendosi. Gli altri sette arrestati, invece, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ha taciuto Giovanni Lo Duca, considerato un vero e proprio boss di Provinciale, tanto da aver subito, diversi anni addietro, un maxi sequestro di beni per oltre un milione e mezzo.

Bocche cucite anche da Placido Arena, Andrea Fusco, Antonino Rizzo Giuseppe Esposito, Kevin Schepis e Eliseo Fiumara. I loro difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro, Antonello Scordo, Giuseppe Carrabba, Tino Celi e Giuseppe Bonavita valutano adesso se chiedere al tribunale del Riesame di rivedere l’ordinanza che li pone in carcere e ai domiciliari. Gli interrogatori proseguono oggi, mentre la Squadra Mobile è ancora a lavoro per scovare l’ultimo uomo rimasto uccel di bosco, quel Giovanni De Luca indicato come il “mandante” dei raid violenti di Schepis all’interno dei locali, per imporre le loro guardianìe.

Intanto dalle 77 pagine del provvedimento custodiale vengono fuori i racconti delle vittime dei giovani violenti della criminalità messinese. Ragazzi adolescenti o uomini fatti, che credevano di uscire per una serata con gli amici in uno dei tanti locali della riviera e che si sono invece ritrovati ad essere pestati a sangue senza motivo. Ecco come descrivono quell’incubo agli investigatori guidati dal capo Antonino Sfameni.

Questo è il racconto di un giovane che il 18 giugno del 2018 entra intorno mezzanotte al lido Golden Beach di Santa Margherita per festeggiare il compleanno di un amico, insieme ad altri conoscenti. Rivede una ragazza conosciuta qualche giorno prima che è lì con un’amica, ci parla poi la saluta e torna dagli amici.

“…Dopo circa un ’ora ad un tratto, ho notato che la ragazza aveva una discussione molto animata con un giovane che non conoscevo, notando tra l’altro che questo ragazzo spingeva violentemente la ragazza che si metteva a gridare, cosi decidevo di intervenire frapponendomi tra i due. A quel punto il ragazzo mi colpiva violentemente con un pugno in pieno volto. Ricordo di essere stato diviso da qualcuno dei presenti (…).Ho deciso di andare dai buttafuori, al fine di spiegare quanto accaduto e nel contempo, il mio
amico mi avvertiva di fare attenzione al fatto che la persona che mi aveva colpito al viso, mi avrebbe potuto accoltellare, consigliandomi di andare via dal locale. Io comunque decidevo di rivolgermi agli addetti alla sicurezza, e mi recavo all’ingresso, per spiegare l’accaduto.

Li mi rivolgevo ad uno di loro che so chiamarsi PANDOLFINO Antonello (indagato ndr) soggetto che conosco quale addetto alla sicurezza del locale, il quale in quel momento si trovava in compagnia di cinque-sei soggetti, che non conoscevo. Successivamente ho saputo che due di loro erano SCHEPIS Kevin e RIZZO Nino. Il PANDOLFINO, davanti a questi soggetti, mi prendeva a schiaffi intimandomi di andare via mentre loro mi insultavano, mi minacciavano, dicendomi “vattene via, ti ammazziamo” ma non posso riferire con precisione quale membro del gruppo proferisse tali minacce nei miei confronti poiché c ’era la musica e tanta confusione. Tutti, poi, cercavano di buttarmi fuori dal locale. Sono uscito, spinto da tutti, e mi sono diretto verso una panchina.

Dopo avere fumato una sigaretta decidevo di andare in direzione dell’auto del mio amico e, transitando davanti l’ingresso del locale, giunto nei pressi dell’ingresso del lido, notavo PANDOLFINO con lo stesso gruppo di persone che insieme allo stesso, poco prima, mi avevano minacciato, insultato e buttato fuori. Vedendomi transitare, uno di questi, si accorgeva della mia presenza e, in dialetto, proferiva le seguenti parole: “ancora qua sei?”. A questo punto i membri del gruppo, anche scavalcando il muro aiutandosi con una scala appoggiata allo stesso, iniziavano a colpirmi con calci e pugni, facendomi precipitare in terra, e nonostante ciò continuavano a colpirmi in testa con calci e pugni mentre io cercavo di proteggermi il viso ed il capo con le mani.

Dopo essere riuscito ad alzarmi da terra, nel momento in cui i soggetti si erano allontanati, ed avere ripreso i sensi, ancora frastornato, attraversavo la strada per allontanarmi dal luogo dell’aggressione e notavo che un ragazzo mi seguiva a poca distanza. In quel frangente ricordo di avere visto una pattuglia dei Carabinieri che transitava e a quel punto questo individuo che mi seguiva mi diceva “che fai, sei sbirro? ”. Io, tuttavia, non facevo in tempo ad attirare l’attenzione dell’auto dei Carabinieri che andava via.

Ed ecco il racconto di un addetto alla sicurezza all’interno del M’Ama che nel novembre 2018 ci ha quasi rimesso la pelle per essersi rifiutato di far entrare gratis Schepis e compagni. Dopo il primo rifiuto i due tornano, gli mollano un ceffone e lui ancora si rifiuta di farli entrare gratis, loro se ne vanno senza fiatare. Ma tornano poco dopo, e il guardiano per poco non ci rimette la pelle.

Ecco come l’uomo racconta l’accaduto agli agenti: “…Alcuni soggetti, tra i quali lo SCHEPIS, non dovevano più mettere piede all’interno del locale. Dopo circa una settimana, si presentava alla porta esterna nuovamente lo SCHEPIS il quale nonostante non entrasse si soffermava a dialogare con la sicurezza fuori, ovvero con MAZZITELLO e GANGEMI. Ricordo che la settimana successiva lo SCHEPIS ritornava nuovamente e, dopo avere atteso e dialogato all’esterno sempre con MAZZITELLO e GANGEMI, entrava all’interno del locale tranquillamente. A quel punto io decidevo di mettermi davanti a lui, opponendomi in maniera vistosa al suo ingresso all’interno del locale e questi mi ribadiva ancora una volta in forma dialettale : “tu ti devi togliere allora non hai capito ”. ed a quel punto, visto che lui si avvicinava troppo a me. ho deciso di spingerlo con le mani e, contemporaneamente, questi reagiva sferrandomi uno schiaffo che io schivavo e mi davo un calcio allo stomaco facendolo rovinare a terra.

A quel punto intervenivano GANGEMI e altri che bloccavano lo SCHEPIS che voleva reagire e lo invitavano ad andare via ma lo stesso prima di uscire mi minacciava dicendomi testuali frasi in dialetto: “ti butto a terra, non ti faccio ritornare a casa” e, allontanatosi, continuava ad insultarmi. A quel punto si avvicinava a me GANGEMI dicendomi come mai fosse successo quel casino ed io gli riferivo che lo SCHEPIS non era bene accetto nel locale poiché non si era scusato con me per lo schiaffo datomi in precedenza. Il GANGEMI mi riferiva che avrebbe sistemato lui la situazione e usciva dal locale forse per chiamare il predetto al fine di chiarire.

Dopo un po’ di tempo, ritornava il GANGEMI il quale mi assicurava che aveva parlato con lo SCHEPIS e che tutto era risolto e che ci saremmo visti l’indomani per chiarire la situazione. Ricordo che dopo circa una mezz’ora da quando avevo parlato con il GANGEMI, notavo giungere un motorino con un giovane con casco integrale nero che dopo essere sceso dal mezzo superava l’ingresso presidiato dai buttafuori e veniva verso dì me con fare minaccioso. Notavo altresì che teneva la mano destra sotto il giubbotto che indossava forse per celare qualcosa.

A quel punto il mio collega mi tirava verso l’interno del locale, dicendomi che probabilmente l’uomo era armato. Io iniziavo a correre verso l ’interno e, probabilmente poiché vi erano parecchie persone intente ad uscire, l’uomo travisato desisteva ed andava via sempre a bordo dello scooter”.

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Un commento

  1. Questa immondizia dovrebbe marcire in galera.

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