Cronaca

Messina. Operazione Polena, altre 3 condanne

Era quasi le 23, ieri, quando la Corte presieduta dalla dottoressa Silipigni è entrata in aula per leggere il dispositivo alla fine del processo Polena. Ecco il verdetto per i quattro imputati che hanno optato per il rito ordinario e hanno affrontato il dibattimento di primo grado, difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro e Antonello Scordo.

La camera di consiglio è andata avanti a lungo, ieri. I giudici della I sezione si sono ritirati in mattinata, ma hanno “portato con sé” alcuni cd in cui erano state riversate delle importanti intercettazioni telefoniche, che sono state acquisite e che la Corte ha ascoltato, prima di decidere la sentenza. Eccola: 2 anni e 2 mesi per Antonio Chillè, 4 anni per Concetta Terranova e 14 e 20 anni per Raimondo Messina, che dovrà risarcire in sede civile l’imprenditore del settore ristorazione Nicola Giannetto, al quale deve pagare intanto una provvisionale di 5 mila euro. Risarcimento e provvisionale anche per i Ferrara, gestori della pasticceria nei pressi del locale Il Veliero. La società Il Veliero 2016 viene confiscata. Assolti, invece, Letteria Cambria e Angelo Bonasera.

Qualche giorno fa il PM della Dda Maria Pellegrino, aveva sollecitato le condanne lievemente più pesanti, sollecitando 18 anni per un’accusa e 20 per tentato omicidio, estorsione e intestazione fittizia di beni per Raimondo Messina, oggi al carcere duro, considerato il reggente del clan di Santa Lucia sopra Contesse, forse il più autorevole a Messina, certamente quello che ha l’ultima parola nella popolosa zona sud, dove ancora oggi gestisce le estorsioni a tappeto.

Lo scorso febbraio in appello sono state cristallizzate le condanne di altre 5 persone coinvolte nell’operazione, nomi altrettanto noti nell’ambiente: tra i 2 anni e i 12 per i fratelli Cambria Scimone, Tommaso Ferro, Lorenzo Guarnera e Antonio Caliò.

Al centro del processo ci sono gli affari più recenti degli uomini di Raimondo Messina, ricostruiti dai Carabinieri. Messina, sempre riferendo al boss al 41 bis Giacominò Spartà, anche da dietro le sbarre continuava a gestire le estorsioni a tanti esercizi commerciali, soprattutto alle sale giochi, ai bar, e ai tavoli del gioco d’azzardo clandestino. I Cambria Scimone mettevano sotto scacco anche i giocatori indebitati.

A ispirare il nome dell’operazione, invece, è stata invece una operazione in particolare, Messina aveva intestato ai familiari il bar- ristorante il Veliero, costringendo una pasticceria vicina a sospendere la vendita di bibite e caffè perché non gli facesse concorrenza.