Panvino: “C’è ancora molto da fare ma abbiamo inferto duri colpi alla mafia” - Tempostretto

Panvino: “C’è ancora molto da fare ma abbiamo inferto duri colpi alla mafia”

Marco Ipsale

Panvino: “C’è ancora molto da fare ma abbiamo inferto duri colpi alla mafia”

giovedì 02 Maggio 2019 - 10:30

Il dirigente Renato Panvino lascia il ruolo di capo centro della Direzione investigativa antimafia di Catania e Messina per assumere quello di vicequestore vicario di Nuoro

MESSINA – “Prima che con la forza, la mafia si combatte con la cultura. I siciliani devono pretendere diritti, senza ringraziare, ma devono anche contribuire fattivamente al benessere dello Stato”.

Il dirigente Renato Panvino lascia il ruolo di capo centro della Direzione investigativa antimafia di Catania e Messina per assumere quello di vicequestore vicario di Nuoro.

Reggino ma con origini ennesi di Calascibetta, dopo dieci anni a Messina Panvino si sente a pieno titolo cittadino di entrambe le sponde dello Stretto. “Ho avuto la fortuna di lavorare con due procuratori come Lo Forte e De Lucia, considerati tra i migliori nel panorama nazionale, così come Ardita”.

Tante operazioni antimafia, tutte racchiuse in quattro step principali: “Il primo è quello di contrapporsi alla mafia militare visibile, il secondo è di colpire la mafia dei colletti bianchi, il terzo è di eliminare il mito dell’impunità dei latitanti, il quarto è di svuotare le casse dei mafiosi. Tutti e quattro gli step sono di pari importanza. La lotta alla mafia proseguirà, c’è ancora molto da fare ma siamo a buon punto”.

Le operazioni più importanti? “Quelle che riguardano i colletti bianchi, ad esempio al Cas o al Comune di Messina, con ‘Terzo Livello’. Quando le indagini toccano sistemi importanti della collettività si può cambiare il Paese. Non tollero che i cittadini vedano i propri diritti come un favore, non bisogna pregare nessuno. Abbiamo cercato di coinvolgere le fasce deboli, i giovani, le scuole, è lì che si gioca la battaglia del domani, per contrastare usi e abitudini sbagliate. Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti ma non siamo eroi, solo persone che fanno il proprio dovere e credono nei valori della democrazia e delle istituzioni”.

Ma la mafia non è solo violenza verso i cittadini. “E’ in tutto il sistema impregnato di criminalità organizzata – spiega Panvino -. La più grossa azienda siciliana è il turismo, quando non miglioriamo la viabilità facciamo un danno alle imprese siciliane. La mafia condiziona il mercato delle gare d’appalto, noi abbiamo colpito le imprese che lavoravano in modo occulto coi prestanome. Messina è crocevia tra la ndrangheta calabrese e la mafia siciliana, abbiamo documentato incontri sulla fascia tirrenica, colpito la mafia barcellonese e quella dei Nebrodi, che non è più rurale ma ha un sistema rodato per frodare contributi europei. L’obiettivo è quello di togliere loro le risorse finanziarie e di mostrare, invece, ai cittadini onesti che devono denunciare e le istituzioni saranno al loro fianco. Quando viene a mancare il denaro finisce la festa. Abbiamo colpito le famiglie Pruiti e Rampulla, così come nella zona jonica e in città, nei confronti di persone che hanno usato la cosa pubblica per interessi privati”.

(Marco Ipsale)

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