Piano di Riequilibrio. Le risposte di De Luca alle osservazioni della Corte dei Conti meritano un’analisi senza pregiudizi

Piano di Riequilibrio. Le risposte di De Luca alle osservazioni della Corte dei Conti meritano un’analisi senza pregiudizi

Pippo Trimarchi

Piano di Riequilibrio. Le risposte di De Luca alle osservazioni della Corte dei Conti meritano un’analisi senza pregiudizi

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lunedì 07 Febbraio 2022 - 07:27

Martedì 8 febbraio l'audizione del sindaco Cateno De Luca alla Corte dei Conti. E' un appuntamento importante e utile anche in vista del nuovo Piano di Riequilibrio

Il 31 gennaio scorso la giunta De Luca ha deliberato di rimodulare il Piano di Riequilibrio attualmente in esame alla Corte dei Conti avvalendosi dell’opportunità fornita dalla Legge n. 324 del 30 dicembre 2021. L’esecutivo comunale ha subito comunicato la sua decisione alla Corte dei Conti. Quest’ultima, un presenza di questa novità potrebbe sospendere il giudizio sul cosiddetto Salva Messina. Il sindaco De Luca, però, con una nota ufficiale indirizzata alla Corte il 2 febbraio ha richiesto che l’audizione disposta dalla Corte il 24 dicembre scorso si svolga come previsto.

Martedì 8 febbraio il confronto di De Luca con la Corte dei Conti

Perciò, se non intervengono novità, l’8 febbraio prossimo il sindaco di Messina presenterà in video conferenza le sue controdeduzioni alle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti al Piano di Riequilibrio esitato a novembre 2018. Si tratta di un passaggio che mantiene la sua importanza perché consentirà di definire alcune questioni che hanno attinenza anche con il nuovo Piano di Riequilibrio.

Le argomentazioni di De Luca, pubblicate in un documento di oltre 130 pagine, poggiano su alcune architravi fondamentali. Tra queste si può senz’altro collocare la riduzione della massa debitoria, annunciata con orgoglio dal primo cittadino. Una quota significativa di questo risultato è ascrivibile alla decisione di stralciare dal Piano la partita contabile riferita alla dissestata situazione finanziaria delle partecipate comunali. Questa corposa componente ammonta a 132 milioni di euro. Il sindaco l’aveva originariamente inserita nel suo Piano di riequilibrio, aumentandola di più del doppio rispetto alla cifra di 64,4 milioni iscritta nel Piano precedente.

Le pressioni sul Consiglio comunale e sui creditori

Tale decisione, secondo l’attuale spiegazione del primo cittadino, rientrava in un’articolata manovra tendente ad enfatizzare l’esposizione complessiva da fronteggiare. L’obiettivo era quello di creare una sorta di “strategia della tensione”, attraverso la quale convincere il Consiglio comunale ad approvare il Salva Messina e indurre i creditori a sottoscrivere accordi transattivi. Su questo si è concentrata in questi giorni la polemica politica. Considerata, tuttavia, la rilevanza della questione per il presente e il futuro di Messina appare utile analizzare le risposte di De Luca alla Corte dei Conti con atteggiamento ancorato il più possibile all’oggettività dei numeri.

La vicenda dei 132 Mln. di Euro

Ngli ormai famosi 132 milioni di euro erano compresi debiti delle vecchie Partecipate verso terzi per 40.8 milioni di euro e perdite d’esercizio per 91,4 milioni di euro conseguite dalle aziende di proprietà comunale sino al 2017 e non coperte. La decisione di inserire questa componente nel Piano di Riequilibrio aveva già suscitato perplessità nella Corte dei Conti. Infatti, in sede istruttoria, la magistratura contabile, a giugno dello scorso anno aveva chiesto “maggiori ragguagli, in particolare in merito alle ragioni per cui i debiti di altri soggetti erano stati tout court attratti nell’ambito della procedura di riequilibrio”. Il comune, nel riscontrare la richiesta di chiarimenti dichiarava che, “pur nella consapevolezza della vigenza del divieto di “soccorso finanziario”, i debiti delle partecipate verso terzi erano stati inclusi nella massa passiva per ragioni di trasparenza”. Niente a che vedere, dunque, con la volontà, adesso svelata da De Luca, di usare la decisione come leva per spaventare consiglio e creditori. Qual è, dunque, la verità?

Le Partecipate fallite o in liquidazione

Anche la quota di 91,4 milioni riguardante le vecchie perdite d’esercizio delle Partecipate è finita nel mirino della Corte dei Conti, secondo la quale essa non andava inserita nel Piano di Riequilibrio. A questo proposito la magistratura contabile nelle sue osservazioni al Piano targato De Luca, fa riferimento all’art. 21 del D.Lgs. n. 175/2016, che “impone di accantonare in un apposito fondo vincolato una quantità di risorse parametrata alla perdita di esercizio non ripianata, subita nell’anno precedente da ciascuna società partecipata e proporzionata alla propria quota di partecipazione.

C’è da osservare, però, che le Partecipate a cui si riferiscono le imponenti perdite sono nel frattempo fallite o sono state poste in liquidazione. In questa evenienza, prescrive la legge, le eventuali somme accantonate andrebbero liberate. Pertanto, secondo De Luca, non procedere proprio agli accantonamenti, come ha fatto la sua Giunta, e non assumersi il carico del debito, risulta plausibile con la normativa e ha generato un risparmio importante per la collettività.

In ogni caso, comunque, la partita di 132 milioni di euro non andava ricompresa nel Piano. In realtà De Luca l’ha espunta cioè esclusa, già prima delle osservazioni inviate dalla Corte dei Conti a dicembre scorso, motivando la scelta con l’intervenuto fallimento o messa in liquidazione delle partecipate. Per la Magistratura contabile i 132 milioni di euro non dovevano, invece, essere considerati nel Piano per le prescrizioni di carattere normativo prima evidenziate. Insomma motivazioni diverse per un orientamento analogo.

I rischi per il Comune

La Corte dei Conti nelle sue osservazioni al Salva Messina, evidenzia, comunque, che “né nel piano né attraverso l’integrazione istruttoria, sono stati forniti elementi idonei a scongiurare la presenza di oneri latenti derivanti dalle partecipate”. Questo rischio può derivare in primo luogo dal contenzioso che contrappone le partecipate al comune, “in riferimento a poste creditorie disconosciute”. Esso, però, si estende anche “agli effetti derivanti dal coinvolgimento dell’ente nell’ambito di procedure concorsuali, sia come socio che come debitore del soggetto sottoposto alla procedura”. Su questo secondo aspetto, piuttosto importante, De Luca nelle sue controdeduzioni non si pronuncia. In ordine al primo, invece, il sindaco spiega che “è pendente il giudizio in corso tra il Comune di Messina da un lato e Ato ME3 e Messinambiente spa in fallimento dall’altro, relativo a pretese creditorie di quest’ultima nei confronti di Ato ME 3 in liquidazione. Nel procedimento è stato chiamato in causa il Comune di Messina, soggetto destinatario dei servizi pubblici di igiene ambientale, svolti da Messinambiente S.p.A. fino alla sentenza dichiarativa del suo fallimento”

“Il Comune di Messina – prosegue De Luca – è costituito in giudizio e rigetta ogni responsabilità in ordine alla debenza di somme alla Messinambiente spa il cui rapporto contrattuale per i servizi resi insisteva tra quest’ultima ed Ato Me 3. Pertanto, secondo il primo cittadino non sussistono validi elementi per ritenere che in esito al contenzioso di cui trattasi possono derivare pretese creditorie nei confronti del Comune di Messina.”

Le risposte sui Debiti fuori bilancio

Le controdeduzioni sottoscritte dal sindaco, dal direttore generale, Federico Basile e dal ragioniere generale, Antonino Cama, si soffermano, poi, sulla delicata tematica dei debiti fuori bilancio. I progressi conseguiti su questo fronte hanno influito positivamente sulla riduzione della massa debitoria iscritta nel Piano di Riequilibrio. L’originario ammontare dei Debiti Fuori Bilancio era così articolato:

  • euro 112.352.570,14 relativi a sentenze esecutive (art. 194 lettera “a” Testo Unico Enti Locali);
  • euro 56.553.398,27 relativi ad acquisizione di beni e servizi, in violazione degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 191 del Testo Unico Enti Locali (art. 194 lettera “e” Tuel)

Riguardo alla prima voce De Luca afferma che sino al 2018 il Comune aveva concluso transazioni con i creditori per 6 Mln. senza nessun riconoscimento dei debiti in Consiglio comunale. Ben diversa la situazione che si è determinata a partire dal 2019. Da quell’anno e sino al 2021, con il necessario coinvolgimento del Consiglio comunale,

  • i debiti riconosciuti per intero sono arrivati a 13,7 milioni di euro;
  • i debiti riconosciuti dopo accordo di riduzione al 50% hanno raggiunto l’importo di 11,2 milioni di euro;
  • i debiti riconosciuti previa intesa di rateizzazione sono stati pari a 22 milioni di euro.

Complessivamente al 31 dicembre 2020 sono stati conclusi accordi con 12.149 creditori su un totale di 17.550. Inoltre – afferma De Luca – “circa 3.700 posizioni saranno comunque espunte dalla massa debitoria per un valore nominale di circa 3.700.000,00 Euro in quanto posizioni ormai prescritte, circostanza mai fatta valere dall’Ente”.

Debiti fuori bilancio per sentenze esecutive ridotti a 28 Mln

Considerata l’esclusione della massa debitoria del 50% risparmiato con gli accordi e tenuto anche conto della sistemazione di altre importanti partite, i debiti fuori bilancio per sentenze esecutive si sono ridotti a 28 milioni di euro, con un livello di riconoscimenti di gran lunga superiore al 20% evidenziato dalla Corte dei Conti nelle sue osservazioni. Da questa cifra vanno escluso i 3,7 Mln. di Euro per le posizioni prescritte.

Per quanto riguarda i debiti fuori bilancio di cui all’art. 194 lettera “e” del Tuel (Testo unico enti locali) al 31.12. 2020 sono stati riconosciuti e finanziati debiti per 9,4 milioni di euro. A questo proposito, De Luca respinge il rilievo della Corte dei conti in merito all’asserito spostamento del “peso delle singole voci del piano” nelle fasi in prossimità della sua conclusione. E’ appena il caso di osservare – sostiene il sindaco – che non può assolutamente essere condivisa una mera disamina quantitativa prescindendo dalla tipologia dei debiti da riconoscere. La priorità della trattazione è stata temporalmente riconosciuta ai debiti suscettibili di esecuzione forzata una volta approvato il Piano di Riequilibrio con conseguente aggravio di spese giudiziali per l’ente e compromissione degli equilibri di bilancio.

I chiarimenti sulle Partecipate

Con riferimento ai rapporti con le Partecipate, il sindaco De Luca ha fornito i chiarimenti richiesti rispetto alla loro effettiva entità, che è pari a 17. Inoltre sono state fornite spiegazioni sui disallineamenti contabili tra Comune e società collegate evidenziati dalla Corte dei Conti. In diversi casi le discordanze sono state risolte. Inoltre in merito all’osservazione del magistrato istruttore secondo la quale i prospetti dimostrativi crediti/debiti intercorrenti tra organismi partecipati avrebbero dovuti essere asseverati dai rispettivi organi di revisione, il sindaco ha precisato che gli stessi erano stati inviati e, ad ogni buon fine, ha allegato nuovamente nota informativa con le asseverazione di legge.

Le perplessità su MessinaServizi

Rimane aperta la questione riguardante le perplessità della Corte dei Conti sulle procedure di costituzione di MessinaServizi che ha preso il posto della fallita Messinambiente. Su questo fronte la Legge Madia così recita: “Nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita”. Nelle sue controdeduzioni De Luca non contesta il punto di vista della Corte ma spiega di avere esperito ogni possibilità di approfondimento su sollecitazione del Consiglio comunale. “Al fine di sgombrare il campo da qualsiasi polemica – è scritto nel documento inviato alla Corte – il sindaco ha chiesto al segretario generale del Comune di Messina, di rendere parere sull’argomento, che veniva presentato al Consiglio comunale a corredo della proposta di deliberazione della messa in liquidazione della MessinaServizi. Con nota prot. 317014 del 22/11/2018, il Segretario generale, Carrubba, affermava che “[…] fino a quando coesisteranno, da un lato, la partecipazione sociale del Comune di Messina entro la Messina Servizi Bene Comune s.p.a. e, dall’altro, lo svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti da parte di quest’ultima – senza che alcuna attività amministrativa funzionale alla rimozione di tale condizione ostativa sia stata compiuta – la disposizione di legge dovrà considerarsi violata”.

Secondo la Corte dei Conti la gestione dei rifiuti va privatizzata

Il parere reso dal segretario generale ha trovato piena conferma da parte della Corte dei Conti, la quale ha anche aggiunto che il divieto sancito dalla normativa “opera in modo perentorio” per cui “[…] il fallimento dell’intervento pubblico è sanzionato con l’obbligo di ricorrere al mercato. In sostanza la gestione dei rifiuti va privatizzata. La disposizione legislativa è chiara ma nel tempo i consiglieri comunali hanno ritenuto di insistere nella richiesta di ulteriori chiarimenti. In ultimo si attende quello che su istanza di un gruppo di consiglieri il sindaco ha richiesto il 17 gennaio 2019 alla Regione che, a tutt’oggi, non ha risposto.

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6 commenti

  1. Dott. Trimarchi al netto di qualunque pregiudizio, De Luca avrà avuto ragione se le “modifiche” al piano saranno ritenute sufficienti dalla corte, torto in caso contrario.
    Non credo ci siano concesse altre chiavi di lettura.
    Purtroppo al cittadino comune, me compreso, la contabilità degli enti pubblici appare piuttosto nebulosa ed incomprensibile. L’impressione che ne trae il padre di famiglia, che sottrae mensilmente allo stipendio i propri debiti, è che sia un universo con regole proprie, avulso quasi dalla realtà, che permette a chi ne conosce le regole di muoversi al suo interno con giochi di prestigio veri e propri.
    A queso punto l’augurio più sensato è che il piano venga approvato e che si possa passare al capitolo successivo, ovvero la qualità dei servizi offerti alla città.

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  2. Altre chiavi di lettura, a mio giudizio, sono un falso ed immorale atteggiamento verso i creditori ed il C.C. soprattutto considerando che le partecipate erano in tutto e per tutto gestite da soggetti scelti dal Sindaco. In più chiedere il fallimento di una minicipalizzata come l’ATM (non società) ramo diretto dell’amministrazione comunale, per non pagare i debiti, è alquanto discutibile anche giuridicamente! Infine nessuno poi parla della situazione dei residui, dei debiti non rilevati pur con fatture già contestate ed in attesa di sviluppi e soprattutto dei bilanci deficitari delle nuove società di servizio a capitale comunale… È una situazione anomala in cui sarebbe il caso di fare chiarezza una volta per tutte!

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  3. Caro Arcistufo mi trovo quasi sempre d accordo con lei Poi il cambio lira euro rende meno spaventoso il volume del debito.Pensi a ,il comune di Messina approva un bilancio con 900miliardi di lire di debito. Unna minifinanziariw degli anni 80. Un debito di 125 di euro sembra quasi rassicurante.In realtà dobbiamo circa 250miliardi di vecchie lire.

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  4. Se voleva risparmiare perché ha messo altri 2 consiglieri d amministrazione a messinaservizi

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  5. Ricordo in campagna elettorale che il Comune non può essere un bancomat delle partecipate. Ne ha create altre 4. Solo ora si ricorda di farle chiudere quelle che c’erano?

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  6. Ora guarda che alla fine tutti i debiti li ha fatti il sindaco in tre anni. Ma perchè,invece di sentenziare, non ve la prendete con chi ci ha sommerso di debiti che sono quelli che adesso vogliono tornare al palazzo? Almeno lui non ha fatto debiti ed ha solo cercato di risistemare i conti del comune.

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