Se n'è parlato in commissione con l'esperto meteorologo Daniele Ingemi
MESSINA – La terza commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Busà, ha parlato di un tema che affligge non soltanto Messina ma l’intero pianeta: il cambiamento climatico. Lo ha fatto soprattutto per tentare di capire cosa si possa fare per mitigare i disagi derivati dall’intensificarsi delle piogge e dei fenomeni temporaleschi in riva allo Stretto, con la città alle prese con episodi sempre più intensi e improvvisi. Ospite è stato Daniele Ingemi, esperto meteorologo, nonché, tra l’altro, collaboratore di Tempostretto.
Inquinamento, emissioni, deforestazione: le cause
Ingemi ha prima ringraziato il presidente del Consiglio comunale Massimiliano Minutoli, lo stesso Busà e tutti i consiglieri. Poi ha ripercorso la storia dell’ultimo secolo della Terra, spiegando che per cambiamento climatico si intende “una variazione delle temperature a livello globale. Dal 1860 agli anni 2000 oltre un migliaio di stazioni hanno registrate le temperature, evidenziando subito oscillazioni con una graduale impennata dagli anni ’20. A partire dagli anni ’80 l’ aumento delle emissioni di Co2 ha portato un’altra impennata. L’aumento è di circa un grado e mezzo. Tutti dicono che è sempre stato così, ma il succo qual è? Che rispetto al passato le oscillazioni sono avvenute nell’arco di meno di cento anni. Questo è il vero cambiamento climatico indotto dall’uomo, altra modifica rispetto al passato. Perché sta accadendo? L’inquinamento, le emissioni, la deforestazione”.
Il Mediterraneo si riscalda
Ingemi si è poi concentrato sulle acque del Mediterraneo: “Quest’estate per la prima volta da quando ci sono le osservazioni si sono toccati i 32-33 gradi, temperature da mare tropicale. È un grosso problema se si scalda così velocemente. La prima conseguenza è proprio l’aumento della temperatura media. Questo comporta maggiore umidità e a cascata tutti gli altri problemi che portano a fenomeni estremi, prima meno frequenti e oggi, invece, sempre di più. Il vero problema sta nel fatto che questi fenomeni sono sempre più intensi”. Da qui una carrellata di esempi, tra cui un violento temporale sulla zona sud di Messina dell’ottobre 2015 e in altro che ha colpito la zona ionica nel 2024.
I 3 scenari peggior per Messina
Le 3 situazioni da tenere d’occhio per Messina sono invece: i temporali che risalgono dal mar Ionio, quindi da sud, e si spingono fino alla città; i temporali del Tirreno, che si formano alle Eolie o davanti al golfo di Patti, evolvendosi in pochi minuti a causa dell’umidità scaricando poi sulle città del litorale; infine il più pericoloso, il temporale auto-rigenerante sui Peloritani. Quest’ultimo è un caso accaduto diverse volte, portando ad alluvioni come quella di Giampilieri. Sono tutti fenomeni “che si esauriscono in poche ore e che spesso sono preceduti dallo Scirocco. Poi il vento si abbassa e si spostano verso la Campania. Due settimane fa il pluviometro di Ganzirri ha registrato 120 litri d’acqua in 12 ore. È l’acqua di due mesi, in poche ore. E in zona sud non è caduta una singola goccia”.
La soluzione è anche “adattarsi”
Ingemi,dopo la sua lunga analisi, ha parlato anche delle possibili soluzioni citando il lavoro fatto a Giampilieri dopo l’alluvione. Ma ha anche sottolineato che “bisogna cominciare ad adattarsi, a conoscere i fenomeni e a utilizzare le tecnologie di oggi per provare a prevedere i fenomeni, come col ciclone Harry o con le ondare di calore”.

