Il capo della Protezione civile: «Occorrono verifiche ed evitare gli errori di costruzione del passato. Se qualcuno dovrà essere trasferito in altre zone della città, bisognerà farlo»
Risposte, risposte, risposte. Hanno chiesto solo questo, con il loro fragoroso silenzio, i cittadini di Giampilieri, Altolia, Molino, Briga, Itala, Scaletta, nel corso della fiaccolata di domenica scorsa. Risposte e nel più breve tempo possibile. «E’ comprensibile – ha detto ieri il capo della Protezione civile Guido Bertolaso – ma ci vuole tempo». Ma quanto tempo? Perché l’impressione generale che si è avuta fin dai primi istanti, ovvero che a questa tragedia fosse stata data una caratura “meno emergenziale”, se così si può dire, di altre, va rafforzandosi giorno dopo giorno. E questo poco ha a che fare con minuti di silenzio, lutti al braccio e cose del genere, atti simbolici che avrebbero fatto piacere ma che, diciamocelo, rimangono fini a sé stessi. A mancare qui è la mobilitazione in senso lato, soprattutto da parte delle istituzioni. Perché è vero che il sindaco Giuseppe Buzzanca è impegnato “h24” sul fronte emergenza, ma è altrettanto vero che di questo non ci si può certo stupire, in quanto Buzzanca prima ancora che essere il soggetto attuatore dell’ordinanza è il sindaco, appunto, di questa città.
Ma poi? Il premier Silvio Berlusconi si è visto a Messina solo due giorni dopo la tragedia, quando ha parlato un po’ improvvidamente di “new town” prima di “rinchiudere” i cronisti in una stanza e andare via, e durante i funerali di Stato, con un “tocca e fuga” indolore. Dopodiché i grattacapi romani e la scarlattina hanno preso il sopravvento. Si dice che tornerà in città prossimamente, ma è bene che lo faccia con atti concreti che possano dare parte di quelle risposte che la gente cerca. Poi abbiamo Raffaele Lombardo: è il commissario per l’emergenza, colui, cioè, che più di altri dovrebbe occuparsi di quanto è successo, sta succedendo e soprattutto dovrà succedere nei luoghi alluvionati. «Verrò in città ogni settimana», aveva garantito. Lo si è visto per l’ultima volta il 18 ottobre, quando ha presieduto un briefing in Prefettura, dopo essersi fatto immortalare insieme al sindaco con un sorriso a trentadue denti sulle macerie di Giampilieri (sorvoliamo sulle poco opportune, ed è un eufemismo, accuse di “fotomontaggio” lanciate ad un professionista di questa città). D’accordo che di fatto Buzzanca ha la delega ad agire, ma solo per alcuni aspetti, e comunque gestire un emergenza a 250 chilometri di distanza non sembra il metodo più efficiente.
Ieri, come accennato, è tornato a parlare Guido Bertolaso, finito più volte nel mirino delle autorità locali per le sue dichiarazioni a caldo sull’abusivismo edilizio. «E’ comprensibile l’ansia dei cittadini, di chi è rimasto fuori casa – ha detto – ma occorre fare una serie di indagini prima di consentire alle popolazioni di rientrare nelle abitazioni. E’ necessario attendere che i tecnici della Regione facciano le verifiche e i controlli e predispongano i piani di intervento, ripristino delle case colpite o, se necessario, demolizione. Dal disastro è passato un mese e credo che il commissario per l’emergenza designato, i tecnici e le autorità locali si stiano impegnando al massimo per dare delle risposte ai cittadini. Bisognerà svolgere studi precisi ed evitare gli errori di costruzione fatti in passato. Probabilmente – ha concluso – alcune parti di Giampilieri, Altolia e Molino dovranno essere ri-localizzate. Altri edifici, invece, dovranno essere ristrutturati per evitare che si ripeta una strage come il primo ottobre. E se qualcuno dovrà essere trasferito in altre zone di Messina, occorrerà farlo».
(foto Dino Sturiale)
