I risultati dell’indagine conoscitiva della commissione Ambiente della Camera: «Quello di Messina l’ultimo di una lunga serie di disastri annunciati». Realacci (Pd): «Dopo la tragedia solo parole, quando i fatti?»
Il grande equivoco si è ormai diffuso a macchia d’olio, ormai non c’è più nulla da fare: per il Bel Paese e la politica che conta il disastro che a Messina ha ucciso 37 persone è da addebitare soprattutto all’abusivismo edilizio. Con buona pace di chi, carte e dati alla mano, può provare che a Giampilieri e dintorni di abusivo ci fosse al massimo qualche balconcino e due o tre finestre più larghe del dovuto. Ma quando la “sentenza” arriva anche dalla commissione Ambiente della Camera, che ieri ha illustrato i risultato della sua indagine conoscitiva sulle politiche per la tutela del territorio, la difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi, viene da pensare che questo messaggio equivoco “deve” essere il messaggio ufficiale, punto e basta, indipendentemente da ciò che disse a caldo, nelle prime ore, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Per la Commissione quanto accaduto a Messina è «l’ultimo di una lunga serie di disastri da dissesto idrogeologico», ma la colpa principale, di questa come della maggior parte delle calamità alluvionali, è l’abusivismo edilizio. «Circa il 10% del territorio italiano e più dell’80% dei comuni italiani sono aree a forte criticità idrogeologica, negli ultimi 50 anni sono stati spesi più di 16 miliardi di euro, soltanto per sopperire ai danni». Nel documento, approvato all’unanimità dalla Commissione, «i casi di abusivismo edilizio sono i primi a provocare i disastri annunciati». Le cause principali: costruire nell’alveo dei fiumi o su un terreno franoso. Il relatore dell’indagine, il segretario del Pri Francesco Nucara, propone di «tornare alla figura del vecchio assistente idraulico» perché uno dei problemi riguarda «le progettazioni scadenti». Secondo una prima stima servirebbero circa 100 miliardi di euro per la manutenzione dell’intero suolo italiano, 4-5 per le zone considerate maggiormente a rischio.
Duro il commento di Ermete Realacci del Pd, secondo il quale il documento approvato ieri è importante ma non risolverà nulla «fino a che il Governo non interverrà con gli stanziamenti necessari». Realacci afferma che «dopo la tragedia di Messina, per la tutela del territorio dal Governo solo parole. A quando i fatti? Finora l’unica cosa certa sono i tagli ai fondi per la difesa del suolo dal dissesto idrogeologico, che come il Partito Democratico denuncia da tempo, sono passati dai 510,5 milioni di euro del 2008, ai 197 del 2009. Tutto il resto è vago e incerto».
(foto Dino Sturiale)
