Altro che risanamento finanziario: le casse comunali sono un grande buco nero

Altro che risanamento finanziario: le casse comunali sono un grande buco nero

Redazione

Altro che risanamento finanziario: le casse comunali sono un grande buco nero

lunedì 21 Gennaio 2008 - 15:53

Non ci si può sorprendere se oggi il Comune non riesce più a pagare gli stipendi.

«Da assessore ritengo di aver avviato un percorso di risanamento finanziario del Comune, che potrà completarsi entro i prossimi tre anni. Non lascio una barca che affonda, ma un ente in grado di risollevarsi». Nel classico gioco delle “ultime parole famose-, queste dichiarazioni calzerebbero a pennello. Sono quelle che il professor Mario Centorrino rilasciò alla stampa il 31 maggio scorso, quando ufficializzò le sue dimissioni, concordate con l’allora sindaco Francantonio Genovese, da assessore al Bilancio del Comune di Messina. Dimissioni che destarono stupore, perché si era nel pieno della bagarre per quel bilancio di previsione che sarebbe stato votato solo ad estate inoltrata, tanto che lo stesso Centorrino dovette affrettarsi nel chiarire che non si trattava di una fuga, né di una defenestrazione da parte del sindaco. L’Innovabic aveva bisogno di Centorrino, e lui aveva risposto “obbedisco-.

Ma a quasi otto mesi da quel giorno, non possiamo che tornare su quelle dichiarazioni, e in particolare sul percorso di risanamento finanziario che, secondo Centorrino, era già avviato e che si sarebbe concluso entro tre anni. Fermo restando che sappiamo tutti che fine ha fatto, per volontà del Cga, l’amministrazione Genovese, l’attuale situazione finanziaria di Palazzo Zanca ci sembra tutto tranne che nel pieno di una fase di risanamento. Piuttosto, appare chiaramente sull’orlo del dissesto, che il commissario Sinatra non ha voluto dichiarare, ma che di fatto attende solo che qualcuno (il prossimo sindaco?) si prenda la responsabilità di ufficializzare. Non ci si può sorprendere, dunque, se nell’anno solare 2007, secondo i dati forniti a inizio gennaio dal Comune, sono stati approvati più di 13 milioni di euro di debiti fuori bilancio, se oggi il Comune fa fatica a pagare gli stipendi o se Sinatra ha optato per il taglio del 15% alle partecipate, che rappresentano il vero buco nero delle casse comunali. E’ doveroso ricordare, infatti, in quali condizioni e in che contesto è stato approvato l’ultimo bilancio di Palazzo Zanca: tre giorni dopo la sentenza del Cga, in poco meno di dieci minuti. Questo nonostante due settimane prima il presidente della commissione bilancio, Ciccio Curcio, avesse fatto capire chiaro e tondo che senza una relazione dettagliata da parte di tutte le partecipate, il bilancio non sarebbe passato. Quelle relazioni non sono mai arrivate, così come il parere positivo del revisore dei conti, ma la fretta (da sempre cattiva consigliera) costrinse il consiglio comunale a votare il bilancio. Cosa sarebbe accaduto con un altro clima?

I fatti dicono che anche a fine anno, con la sua relazione annuale, la Corte dei Conti ha confermato che è sulle partecipate che bisogna puntare la lente d’ingrandimento, dicendo sì al bilancio, ma al tempo stesso sottolineando «l’inderogabile necessità che vengano fornite le opportune direttive per la riconduzione in equilibrio dei bilanci delle società partecipate». La domanda a questo punto è: doveva arrivare un commissario per mettere un freno ai bagordi delle partecipate? Come si poteva parlare di “risanamento finanziario- con un buco di oltre 50 milioni di euro causato dalle municipalizzate stesse? E inoltre, collegandoci all’attualità dell’emergenza Atm, come sottolinea Pippo Lotronto della Uil Trasporti «ci accorgiamo solo adesso del credito di 16 milioni di euro che l’Atm vanta nei confronti del Comune? Perché il consiglio d’amministrazione non batté i pugni il giorno dell’insediamento?». Consiglio d’amministrazione che per due anni ha “convissuto- con un governo teoricamente amico, quello Genovese, e che a ottobre s’è visto tagliare dal consiglio comunale più di un milione di euro (l’equivalente di una mensilità). Con un contratto di servizio, giurano alcuni sindacalisti, chiuso in un cassetto, e un’azione di risanamento dell’azienda di fatto mai avviata. Adesso si chiede a Sinatra di assumersi responsabilità che probabilmente non si prenderà mai, essendo un commissario e non un sindaco. E la politica continua a tacere.

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